Daniele Zennaro al ristorante Algiubagiò esalta i sapori della Laguna, dall'antipasto al dolce, e valorizza pure le moeche di granchio blu, «che son cambiate rispetto a qualche anno fa», ora son più grosse e carnose, lui le rende squisite. La sua cucina è convincente, prettamente territoriale e identitaria
Daniele Zennaro fornisce una delle interpretazioni più convincenti e a fuoco di una cucina veneziana prettamente territoriale e identitaria. È un filone che sviluppa da anni, lavora in città dal 2003, in vari indirizzi: il De Pisis dell’hotel Bauer Il Palazzo, poi al Bauer Palladio alla Giudecca, quindi a lungo al Vecio Fritolin, poi al Canova del Baglioni Hotel Luna e al Marciano Excelsior. Dal 2021 ha messo casa al ristorante Algiubagiò: siamo nel sestiere di Cannaregio, lungo le Fondamenta Nuove, con vista verso San Michele e Murano: una collocazione molto coerente con la cucina dello chef, così legata alle barene, alle erbe lagunari e al pesce dell’Alto Adriatico (lui è originario di Rosolina, in provincia di Rovigo: dunque parte concettualmente dal suo Delta del Po, dove è nato, e sviluppa una consonanza simbiotica tra quel paesaggio e la Laguna veneziana).

I suoi piatti giocano moltissimo con i sapori della barena, dunque il salmastro in primis, poi lo iodato, l’erbaceo, l’amaro e l’agrodolce. Sono complessi, intensi, ma comunque golosi. Il suo baccalà mantecato è uno spettacolo (ricetta ortodossa, solo pesce e olio di girasole, senza latte, burro o panna, eppure emerge anche una dolcezza naturale); è servito come semplice appetizer, in un mini-sandwich di alga nori. Poi arrivano preparazioni più “cucinate”.
Moeche di granchio blu e garusoli fa riferimento alla tradizione veneziana delle moeche, ma qui il protagonista è il granchio blu, utilizzato come alternativa al classico granchio verde locale (è meno sapido, più carnoso e conserva più a lungo la propria struttura.
Zennaro nota come sia evoluto, da quando è approdato come specie aliena da queste parti: «Ha cambiato alimentazione e ciò ne ha modificato il comportamento, ora abbiamo più ripetizioni di muta, dunque più moeche, e siamo passati da misure piccole, sui 40-50 grammi, fino ad arrivare anche a 150 grammi». In questo caso la moeca viene prima passata nella farina e poi in una pastella di acqua e farina di riso, tecnica pensata per far sì che mantenga la propria succosità. Accanto ci sono i garusoli, conditi con olio al limone, in un richiamo molto diretto alla cicchetteria).

Gnocchi alle erbe arrostiti, go, aglio e vongole

Sogliola, pino mugo e zucchine
Sono piacevolissimi i successivi
Gnocchi alle erbe arrostiti, go, aglio e vongole (gnocchi di patate ed erbe di Laguna, arrostiti e serviti con un brodetto ristretto di go, gocce di crema d'aglio dolce, finocchietto e bevarasse, i piccoli lupini di mare della tradizione veneziana), sviluppati tra fondo iodato, tostature e componente erbacea; come anche la
Sogliola, pino mugo e zucchine, «nelle giornate di vento si libera l’orizzonte e si vedono le Dolomiti, qui a Venezia lo chiamiamo lo
stravedo, accade soprattutto d’inverno ma a volte anche d’estate. Ho voluto allora dedicare un piatto pure a questa sorta di comunione tra monti e mare», la sogliola viene profumata con sale alpino al pino mugo, che porta una lieve nota balsamica, intorno la zucchina viene declinata in più forme: la parte verde marinata con olio al limone, una crema ricavata dal cuore e spicchi di zucchina rotonda cotti al forno con menta. Un olio verde completa il piatto, davvero armonico.

Ciocobarena, gran dessert che fonde la golosità della cioccolata col salmastro della Laguna
Il finale è di gran livello:
Ciocobarena fonde la golosità della cioccolata col salmastro delle onde (lo chef lavora su cinque tonalità di cacao amaro e cerca di riprodurre idealmente il terreno e la vegetazione delle barene. La parte più acida utilizza cioccolato all’82% e grué di cacao, con una texture che richiama sabbia e terra. C’è poi un sorbetto di cioccolato extra bitter con estratto di erbe di Laguna, un sasso al cioccolato con nota vegetale, pasta di sesamo nero e riso soffiato, e persino un guscio d’ostrica realizzato con massa di cacao al 100%. Le erbe delle barene entrano direttamente nel dessert: salicornia, finocchio di mare, linularia, obione (portulaca di mare) e santonico (assenzio marittimo). Alla base, una componente liquida di miele di barena, diluito con sciroppo di santonico e gocce di estratto di salicornia).