04-08-2026

I dieci anni di Federico Gallo alla guida della Locanda del Pilone, ad Alba

Lo chef arrivò giovanissimo - 27enne - nel locale della famiglia Boroli: un decennio più tardi, la sua cucina parla piemontese con un accento personale. Ha celebrato la ricorrenza con un menu speciale, tra ricette uscite di carta, nuove interpretazioni e piatti nati per l’occasione 

Federico Gallo, chef dal 2016 della Locanda del Pi

Federico Gallo, chef dal 2016 della Locanda del Pilone, con patron Achille Boroli

Federico Gallo è nato a Torino, è cresciuto in Toscana ed è diventato piemontese in cucina. In mezzo ci sono l’Istituto alberghiero di Chianciano, i primi incontri con il pesce d’acqua dolce al Pesce d’Oro sul Lago di Chiusi, l’Hostaria della Terrazza Aldobrandeschi a Sorano, La Parolina nel Viterbese e Villa Crespi con Antonino Cannavacciuolo. Senza dimenticare le esperienze tra Messico, Stati Uniti e Geranium a Copenaghen. Quando nel 2016, a 27 anni, assume la guida della Locanda del Pilone, sulle colline di Alba, deve conoscere una nuova regione e custodire la Stella Michelin della casa. Dieci anni più tardi, la sua cucina parla piemontese con un accento personale, leggibile nei tre percorsi abituali: Piemonte, Orto e Acqua dolce.

Per celebrare il decennale, Gallo non ha però proposto un menu “greatest hits”, piuttosto una cena costruita come un lungo grazie. Qualche giorno fa ha riunito ricette uscite di carta, nuove interpretazioni e piatti nati per l’occasione. A determinare la sequenza erano le persone che hanno accompagnato lo chef, sostenendolo o influenzandone il lavoro.

Salmerino mi-cuit con beurre blanc e acetosella, omaggio di Gallo a Giovanni Vialardi, cuoco di Casa Savoia

Salmerino mi-cuit con beurre blanc e acetosella, omaggio di Gallo a Giovanni Vialardi, cuoco di Casa Savoia

Dopo l’apertura dedicata alla famiglia Boroli - una serie di assaggi che andava dalla Pera al vino rosso con blu del Moncenisio al Carpione di tinca affumicata - è arrivato il Salmerino mi-cuit con beurre blanc e acetosella. Il richiamo dichiarato era a Giovanni Vialardi, cuoco di Casa Savoia, ma la dedica più intima andava a Gianna del Pesce d’Oro. Uno dei passaggi migliori della cena: essenziale, preciso e capace di dare nobiltà a una materia prima ancora poco frequentata dall’alta ristorazione. Per l'occasione speciale è ricomparso anche il Tonno di coniglio, primo piatto pensato da Gallo per la Locanda nel 2016. La nuova versione, in terrina, lavorava sul limone utilizzato nella sua interezza, con crema all’aglio dolce e fondo di coniglio: una dedica a Gino e Margherita, macellai diventati amici e partner. Il Risotto alla lepre ricordava invece Sofia e Marco, che credettero nello chef; lo Spiedo di piccione guardava a Romano Gordini e agli anni de La Parolina.

In chiusura, A.C.E. del pastry chef Mattia Sabatini ha portato carota, arancia e bergamotto nel calice di Krug, maison di cui la Locanda è ambassador dal 2014. Un finale fresco, giocato più sull’energia che sulla nostalgia. Il decennale non ha congelato una carriera in una raccolta di ricordi, ma ha mostrato il metodo di Gallo, che continua a cambiare i piatti senza recidere i legami da cui sono nati.


Assaggi

di

Stefano Montibeller

classe ’91, metà trentino e metà comasco, con base a Milano. Laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, degustatore certificato Wset con un master in critica enogastronomica. Ex buyer alimentare, ora prova a raccontare il cibo e il vino, la sua vera passione. Preferisce gli artigiani del gusto alle mode gourmet. Anche se, diciamolo, cibo e vino devono anche divertire... Cinico? Sì. Cattivo? No