È una bella storia di famiglia, ma soprattutto di ospitalità italiana quella degli Ardu, al timone di una delle insegne di mare più amate nel capoluogo lombardo. Tra i piatti icona, l'astice condito con cipolla rossa e pomodoro freschi, ma la ricetta originaria, in realtà, era ben diversa...
Non ha bisogno di presentazioni - o almeno non ne ha bisogno il pubblico meneghino che la frequenta con assiduità da anni - eppure la Trattoria del Pescatore, in zona Porta Romana, non smette di chiamare a sé nuove generazioni che la reputano punto di riferimento di riferimento indiscusso per godersi una buona cucina di mare a Milano.

Da sinistra Nicolas Ardu, Giuliano Ardu, Agnese Atzeni e Cristian Ardu
Non tutti, però conoscono le origini del locale della
famiglia Ardu, in particolare di
Giuliano Ardu e di sua moglie
Agnese Atzeni: inizialmente questa trattoria serviva un po’di tutto - non solo pesce quindi - e i genitori di
Cristian e
Nicolas, oggi affabili padroni di casa, crescevano i loro figli tra i tavoli del ristorante pur di riuscire a vederli, o al massimo li affidavano alle mani di un generoso vicinato. Porta Romana, poi, non era quella di oggi: negli anni ’70 - il locale inaugura nel 1976 -, avvolto dalla nebbia, questo quartiere era niente meno che periferia, fino alla rivalutazione urbana di cui lo stesso ristorante ha beneficiato, vedendo mutare radicalmente nel tempo anche le esigenze della clientela.

La Trattoria del Pescatore si trova in via Atto Vannucci 5, a Milano
Insomma, da un posto in cui fermarsi e sfamarsi,
la Trattoria del Pescatore diviene luogo in cui esserci.
Ecco che, allora, quelli che inizialmente suonavano come ingredienti rari, quali la bottarga di muggine e il pane filone, dalla mollica sofficissima e dalla crosta sottile, divengono capisaldi di quest’autentica locanda di mare, con preparazioni che ancora reggono e finiscono in tavola quasi di default.
Un esempio è l’Astice alla Catalana. Una ricetta che, in realtà, in Sardegna, nasceva da una forma “purista”: un astice cotto al vapore e condito con prezzemolo e un'emulsione all'olio, sale e limone. Niente di più. Fino all’intuizione degli Ardu di aggiungere prima, tutto ciò che l’orto di stagione offriva, fino a consacrare la versione che oggi vive con pomodoro, cipolla rossa, prezzemolo e tutto il gusto della polpa di astice. Ancora più interessante è sapere che questa lettura oggi si è diffusa nella stessa Sardegna, scrivendo una nuova tradizione.
Naturalmente la selezione in carta va ben oltre la
Catalana: Baccalà mantecato, Fritturina di pesce, Sauté di vongole, ma anche piatti del giorno che si rinnovano e sorprendono quanti tornano con una certa frequenza, come una porosa
Tagliatella ai frutti di mare.
Oggi la storia continua anche sull’Isola madre, presso l’hotel Abi D’oru di Porto Rotondo dove molti dei clienti milanesi si ritrovano in vacanza, e dove incontrano almeno uno degli Ardu. Esserci, dopotutto, è quel che ha sempre fatto la differenza alla Trattoria, creando un senso di familiarità impagabile. Conservare questa premura a distanza di 50 anni è ciò che rende questo piccolo universo dell’ospitalità, un luogo senza tempo e una tavola che non stanca mai.