C’è un momento quasi improvviso, arrivando a Bolsena, in cui il paesaggio cambia ritmo. Dopo una serie di curve e tornanti immersi nel verde degli alberi che costeggiano le carreggiate, la strada d’un tratto si apre sul lago vulcanico più grande d’Europa, mostrandolo in tutta la sua vastità. Il verde lascia spazio al blu dell’acqua, con la costa opposta lontana oltre 10 chilometri. Un bacino immenso, affascinante da ogni angolo lo si ammiri.
Uno scenario da libro delle fiabe, un’immagine quasi pensata dalla mente dei fratelli Grimm, seppur dai toni meno cupi almeno nella bella stagione. L’aria si fa più fresca, i colori si addolciscono, tutto sembra invitare a rallentare. Tra le esperienze più belle di Bolsena, importante meta turistica della Tuscia viterbese, l’avvicinarsi al borgo rappresenta un biglietto da visita di rara bellezza. E qui, tra le stradine del paese, da poco più di tre anni una coppia di giovani si sono lanciati in un percorso difficile ma affascinante, ambizioso: fare della pasticceria di qualità in un centro di poche migliaia di anime che, da maggio a settembre, si anima di un buon flusso turistico.
Questo borgo medievale dell’alto Lazio è il contesto in cui è nata, e ormai anche in via di affermazione, una delle migliori pasticcerie del territorio, considerando questo tratto di Regione ma anche un buon pezzo della vicina Umbria. Siamo da Maritè: piccola bottega dolciaria artigianale che in una delle vie principali del paese si sta ritagliando, meritatamente, il suo spazio. Frutto della volontà dei suoi proprietari, nonché coppia nella vita, Maria Brachini ed Emanuele Terranova, giovani trentenni già compagni di classe al liceo che forse mai tra i banchi di scuola avrebbero immaginato che anni dopo avrebbero firmato un progetto così rappresentativo e ambizioso.

Maria Brachini ed Emanuele Terranova, proprietari di Maritè. Foto di Wendy Megumi
Particolare la loro storia: come spesso capita una volta usciti dal liceo, i due allentano i contatti, fino a perderli. Per poi ritrovarsi, dopo le rispettive esperienze formative, anni dopo a Londra. Entrambi ricchi di un bagaglio lavorativo che si era fatto via via più solido: Maria si era dedicata alla pasticceria, perfezionando la propria formazione ad Alma. Emanuele, invece, aveva scelto la cucina frequentando la scuola professionale Boscolo Academy a Tuscania (Viterbo), iniziando un percorso che lo porterà a lavorare in contesti di alto livello.Per anni le loro vite procedono parallelamente ma lontane. Maria accumula esperienza in importanti laboratori e pasticcerie di ristoranti di livello. Emanuele entra invece nel mondo dell'alta ristorazione, lavorando al fianco dello chef Andrea Migliaccio tra Roma e Capri, in strutture d'eccellenza che gli permettono di affinare tecnica, disciplina e creatività. Poi l’incontro, casuale, nella Capitale inglese.
Proprio qui inizia a stuzzicar loro il desiderio di dar vita a qualcosa di proprio, e nella terra d’origine di entrambi. L’idea con il passare dei mesi sembra via via meno folle: avviare un progetto che li rappresentasse e che unisse i pregressi formativi e professionali di entrambi. Maritè, di fatto, inizia a prendere forma proprio all’ombra del Big Ben. E dopo il Covid tutto comincia a materializzarsi. Il ritorno nel viterbese, la ricerca di un locale adatto alla loro visione, il coraggio di partire una volta individuato lo spazio che facesse al caso giusto. Il nome del locale è il risultato dell’unione di quello di Maria e il cognome di Emanuele, Terranova, a sottolineare un’unione d’intenti precisa, caposaldo su cui costruire il futuro. Il loro e quello del locale.

La proposta per la colazione di Maritè
Coraggio, ambizione, consapevolezza e anche un pizzico di incoscienza. L’inaugurazione nella primavera del 2024, e sin dalle prime battute entrambi hanno dimostrato coerenza nelle loro idee, bravi a non scendere mai a compromessi mantenendo salda la loro filosofia basata su qualità, artigianalità e laddove possibile anche territorialità. Le nocciole utilizzate in varie loro preparazioni, per esempio, provengono proprio dalle coltivazioni della Tuscia. Maritè si propone si da subito come pasticceria che rappresenta l'incontro perfetto tra il rigore della pasticceria moderna e la sensibilità gastronomica dell'alta cucina. Ed è un mix esplosivo.
Appena varcata la soglia di Maritè lo sguardo è catturato dal lungo banco che raccoglie l'intera proposta della casa: viennoiserie, mignon, monoporzioni e sfogliati dolci e salati. Il locale è raccolto, con pochi tavoli interni e qualche seduta all'esterno nella bella stagione, ma il vero cuore pulsante è il laboratorio artigianale dove Maria ed Emanuele realizzano gran parte delle preparazioni, dalle confetture ai pralinati, fino a caramelli e creme.
Tra i dolci simbolo spicca il Bananito, una monoporzione che racchiude confettura di banana prodotta in laboratorio, pralinato alle arachidi, mousse al cioccolato bianco e vaniglia, copertura al fondente e banana flambata: un dessert che sintetizza l'approccio della pasticceria, fatto di tecnica, equilibrio e ricerca. Grande attenzione è dedicata anche alla colazione, con una viennoiserie di ispirazione francese ma dal gusto italiano: il Pan Suisse con crema e cioccolato, ottenuto da una sfogliatura laminata, è uno dei prodotti più richiesti, così come il maritozzo preparato con impasto a lievito madre e proposto sia nella versione classica con panna sia in varianti più golose con creme, cioccolato e pralinati.

Da Maritè anche eleganti monoporzioni
Originale anche la reinterpretazione del Financier, trasformato in una moderna "barchetta" disponibile in diverse declinazioni. La versione fondente e caramello abbina impasto al cacao, glassa al cioccolato fondente e ganache al caramello, mentre quella alla nocciola valorizza il frutto della Tuscia in ogni elemento, dall'impasto al pralinato fino alle ganache e alle coperture. Completano l'offerta gli sfogliati salati farciti, ideali anche per una pausa pranzo veloce. Non mancano infine prodotti senza glutine, acquistati da laboratori esterni: una scelta dettata dalla volontà di garantire sicurezza ai clienti, dal momento che gli spazi interni non consentono di escludere il rischio di contaminazione.