09-11-2022

Cannavacciuolo a tre stelle: scusate il ritardo

Il patron di Villa Crespi fu già lì lì due volte per ottenere il massimo voto Michelin, ma nel 2010 gli vennero preferiti i Cerea e nel 2012 Bottura. Bartolini superstar, 4 nuove stelle, una pure a Milano ma Roma corre di più. La bella favola di Ribaldone

Ti piacciano tanto, poco o per nulla, due sono gli eventi imprescindibili in Italia, il primo per tutti e il secondo per il mondo goloso: il festival di Sanremo in pieno inverno e la presentazione della Michelin in autunno, anche ora in Franciacorta come un anno fa, una passerella con i fuochi d’artificio perché, dopo l’annuncio di quattro nuove doppie stelle e 33 singole, ecco accendersi la terza su Antonino Cannavacciuolo, sua moglie Cinzia Primatesta e la loro Villa Crespi a Orta San Giulio in provincia di Novara, quindi in Piemonte. E’ bene sottolinearlo perché fino a ieri solo la Lombardia era stata illuminata da più di un singolo tristellato, ben cinque: Gualtiero Marchesi, Ezio Santin, Nadia e Antonio Santini, Chicco e Bobo Cerea, Enrico Bartolini.

Cannavacciuolo, napoletano della costiera, di Vico Equense, classe 1975, si affianca così a Enrico Crippa, langarolo di adozione, e chissà se per un attimo non ha pensato di fare suo uno dei due più belli slogan legati al primo scudetto del Napoli, quello del 1987: Scusate il ritardo. Si, perché Antonino era stato in ballo per la terza per ben due volte, quando nel 2010 gli venne preferito Da Vittorio e due anni dopo l’Osteria Francescana di Massimo Bottura. Quando forse non ci pensava più, taaac: terza stella. Succede spesso così, meno ci pensi, meno lo fai capire e maggiori possibilità hai di ottenere ciò a cui ambisci maggiormente. E la sua terza, ha oscurato la stellina per il Cannavacciuolo Vineyard a Casanova di Terricciola nel Pisano.

Per il resto, continuano i momenti magici di Bartolini, quattro nuove stelle, tre rosse e una verde tra Locanda Sant’Ufficio a Penango, seconda stella per lo chef Gabriele Boffa, Anima a Milano e Fuoco Sacro a San Pantaleo (Sassari), in totale dodici, più la verde per il Poggio Rosso di Borgo San Felice in Toscana, e di Heinz Beck, seconda stella a Taormina con il St. George, chef Salvatore Iuliano. E continua la crescita di Roma, ben più sprintosa di Milano, due nuove doppie stelle, Acquolina con Daniele Lippi e l’Enoteca La Torre con Domenico Stile, e una singola, quel Pulejo di Davide Puleio, fresco vincitore dei The Fork Awards 2022 mper le nuove aperture di pregio. Sorride contento anche Marco Bizzarri che vede premiati i suoi investimenti, fatti seguendo le emozioni del cuore, con una stella al Viandante di Rubiera, chef Jacopo Malpeli, e una alla Gioconda a Gabicce Mare, guidata da Davide di Fabio.

Davide Di Fabio, neo stellato a Gabicce Monte alla guida della Gioconda, in una foto a Identità Golose 2019

Davide Di Fabio, neo stellato a Gabicce Monte alla guida della Gioconda, in una foto a Identità Golose 2019

Quando le novità sfiorano le quaranta unità, facile trovare chi applaudire come Sintesi ad Ariccia in provincia di Roma, unica insegna dove in cucina ritroviamo una chef, Sara Scarsella, assieme con Matteo Compagnucci. Notare bene, si parla tanto di ristorazione al femminile, giustamente, ma in tre anni la Rossa ha premiato due cuoche appena, Sara è la seconda. E se noti che è stato soppresso il premio per la donna chef, si immagina per mancanza di sponsor, questo sta a significare che per la guida con il maggior peso specifico, la cucina di alta qualità è quasi esclusivo appannaggio degli uomini. Su 385 stellati, rispettivamente 335, 38 e 12, si aggirano sui quaranta quelli al femminile. Può essere che davvero c’è penuria di eccellenze in rosa, ma vanno anche cercate. Sovente è soprattutto una questione di volontà se si rimane a mani vuote.

Sara Scarsella assieme con Matteo Compagnucci, coppia stellata di Sintesi ad Ariccia (Roma). Lei è la sola donna chef premiata quest'anno dalla guida Michelin

Sara Scarsella assieme con Matteo Compagnucci, coppia stellata di Sintesi ad Ariccia (Roma). Lei è la sola donna chef premiata quest'anno dalla guida Michelin

A Milano Andrea Aprea riparte da una nel locale che porta il suo nome, a Lomazzo (Como) brilla Davide Marzullo di Trattoria Contemporanea, alle Eolie, sull’isola di Vulcano, i Tenerumi di Davide Guidara, solo ricette e bontà verdi, un campione dell’universo vegetale, e a Crema il Vitium di Michele Minchillo, e dire che quando suo padre a Bari mi raccontò il progetto del figlio, io ero perplesso perché Crema è deliziosa ma certo non è una meta gastronomica. Ora lo è. E ancora il Tiglio di Enrico Mazzaroni a Montemonaco nelle Marche, la Stua de Michil a Corvara in Badia, patron Michil Costa, chef Simone Cantafio, il Famiglia Rana a Oppeano fuori Verona, chef Giuseppe d'Aquino, e va davvero come il posto dal doppio volto, bistrot e ristornate, di proprietà della famiglia di Giovanni e Gian Luca Rana. Avremo mai un Famiglia Barilla a Parma?

Federico Sgorbini e il suo mentore Andrea Ribaldone

Federico Sgorbini e il suo mentore Andrea Ribaldone

Noi di Identità applaudiamo con intensità particolare Andrea Ribaldone. Nessun dubbio sulla validità del premio Menthor 2023 a Enrico Bartolini, ma merita applausi anche la semina fatta dall’alessandrino, presente in Franciacorta con Federico Sgorbini per il la stella al Lino a Pavia, ma sono suoi allievi anche Enrico Marmo, che ha riportato alla luce del sole i Balzi Rossi di Ventimiglia, città di confine con la Francia, che festeggia anche il riconoscimento a Casa Buono, chef Antonio Buono. Non solo: penso a Identità Expo 2015 quando Ribaldone ci sollecitava a credere in Domingo Schingaro, poi stellato ai Due Camini di Borgo Egnazia in Puglia, e in Gabriele Boffa, qui già citato per il nuovo bistellato della scuderia Bartolini in Piemonte.

Poi c’è una Michelin, che non è una casa editrice, bensì una fabbrica di pubblicità luccicante, marketing a manetta, che continua a non credere in figure per noi di incredibile valore come Antonia Klugmann, Carlo Cracco e Luca Sacchi, Riccardo Camanini, Matteo Baronetto, Franco Pepe, Simone Padoan... Purtroppo se non lo credono coloro che distribuiscono le carte, restano solo bei discorsi e profondi sospiri.


Affari di Gola di Paolo Marchi

Pagina a tutta acquolina, uscita ogni domenica sul Giornale dal novembre 1999 all’autunno 2010. Storie e personaggi che continuano a vivere in questo sito

Paolo Marchi

a cura di

Paolo Marchi

nato a Milano nel marzo 1955, al Giornale per 31 anni dividendosi tra sport e gastronomia, è ideatore e curatore dal 2004 di Identità Golose.
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