VinoVip Cortina, grandi assaggi ad alta quota

Degustazioni, dibattiti e tanto altro all'evento dolomitico che ha celebrato i suoi 22 anni. Cos'è finito sul nostro taccuino

27-07-2019

L’incontro tra desiderio e mercato non è un miraggio. E anche se Cortina d’Ampezzo – spronata ulteriormente dalla designazione con Milano per le Olimpiadi invernali del 2026 - è cornice capace di far credere anche nelle magie, la risposta è concreta; nella terra, nelle menti e nelle mani di coloro che si dedicano alle viti. Alle loro domande silenziose.

Questo il messaggio che si è respirato a VinoVip Cortina, la biennale del vino italiano che ha celebrato i suoi ventidue anni il 14 e 15 luglio sulle Dolomiti. L’ha fatto stimolando un confronto intenso e fiducioso tra i produttori e facendo sognare sia al Rifugio Faloria teatro delle degustazioni, sia in momenti come la proiezione del film dedicato ad André Tchelistcheff. Insomma: la manifestazione organizzata dalla rivista Civiltà del bere, con Foragri (il Fondo paritetico nazionale interprofessionale per la formazione continua in agricoltura), ha offerto due giorni ricchi di seminari, masterclass e degustazioni.

Le storie dei viticoltori italiani hanno colpito per il coraggio, la creatività, il legame con il territorio oltre ogni ostacolo. Al Grand Hotel Savoia il via con l’anteprima nazionale del cortometraggio “Vino, l’eterna ricerca di eccellenza”, realizzato da Foragri con la consulenza di Civiltà del bere. Quindi ha offerto ottimi spunti di riflessione nel talk show successivo, con il direttore della rivista Alessandro Torcoli e il professor Davide Gaeta impegnati a discutere sul tema “Tra desiderio e mercato”; quindi è stata presentata l’indagine “Variabili del successo”, a cura del Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa. Un’analisi interessante, che ha esplorato 54 cantine e le loro strategie. I numeri di un lustro (tra il 2013 e il 2017) si riassumono in un fatturato complessivo nell’anno finale di oltre 2 miliardi di euro, +19%. Anche più incoraggianti gli incrementi della redditività. Eppure non è la quantità la protagonista, bensì la qualità. Ha colpito ciò che viene indicato come l'elemento principale di tale successo: la valorizzazione del territorio. Una ricetta, esplorata da numerosi produttori presenti, con le loro testimonianze: ecco perché è emerso con forza come desiderio e mercato non siano antagonisti, bensì possano individuare un dialogo comune.

È giunto quindi il tempo di correre al Rifugio Faloria: quasi sospesi a 2.123 metri, ecco la Cena delle Stelle con lo chef Lorenzo Scarton. La serata ha visto il conferimento a Piero Mastroberardino di Mastroberardino Winery and Vineyards del premio Khail per la valorizzazione del vino italiano del mondo. E sempre i vini sono stati naturalmente le stelle tra le stelle. Partiamo dal Trentino e dallo spumante, con il Perlé Bianco Trentodoc Riserva 2010 di Ferrari:  una selezione delle partite che più si prestano a un affinamento paziente, otto anni sui lieviti. Il risultato è un aroma complesso, che scivola poi in una conferma carezzevole e persistente per il gusto.

Per i bianchi, la Sardegna si fa largo con il suo sforzo di esplorazione nel tempo: Bèru Vermentino di Gallura Superiore Docg 2016 di Siddùra racconta proprio questo il desiderio di longevità che non sacrifica la freschezza. Una nobiltà che dialoga con il legno e si apre a tutte le sfumature di un territorio e del suo mare.

Per i rossi, fermiamoci in Centro Italia con Lungarotti: il San Giorgio Umbria rosso Igt 2016, Cabernet Sauvignon e Sangiovese, avvolge con i sentori di prugna e frutta rossa, ma continua a farsi notare in bocca con la sua forza non invadente. Non allontanandoci troppo e affiancando i dolci, ecco il marchigiano Maximo Marche Bianco Igt 2016 di Umani Ronchi, che premia subito anche la vista con il suo richiamo d’oro e si offre nella sua varietà di profumi e sensazioni a olfatto e palato con discrezione.

Ma le emozioni non erano finite, a VinoVip Cortina. Si è tornati al rapporto speciale che esiste tra la vite e la persona. Anzi, la vite è una persona, è stato il messaggio dell’enologo Tchelistcheff. Una leggenda alla cui memoria è dedicato il film “André – The Voice of Wine” diretto dal nipote Mark. Impossibile non commuoversi nel rivivere il viaggio dell’emigrato russo che è passato dalla Francia e ha cambiato il mondo dell’enologia in California, e non solo. Un film che si è concluso con la degustazione di una selezione di vini che sono stati creati da lui o prendono ispirazione dalla sua filosofia. L’evento si è concluso ancora ad alta quota, con la degustazione di  164 vini e distillati, offerti da 54 cantine.


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