26-10-2026

È la Pizza col friggione di Irina Steccanella la "Pizza dell'anno" per il Gambero Rosso

L'edizione numero 14 della guida Pizzerie d'Italia premia la realizzazione della chef dell'Irina di Savigno (Bologna). Che esalta il friggione, preparazione tipica bolognese e modenese a base di cipolla bianca e pomodoro pelato (il punto decisivo è la lentissima cottura...)

La Pizza col friggione di Irina Steccanella, premi

La Pizza col friggione di Irina Steccanella, premiata dal Gambero Rosso

È la Pizza col friggione di Irina Steccanella la "Pizza dell'anno" per la guida Pizzerie d'Italia del Gambero Rosso. Il riconoscimento è arrivato oggi, 26 ottobre, alla Nuvola di Roma, nel corso della presentazione della nuova guida, inserita nella due giorni di eventi organizzata per celebrare i 40 anni del Gambero Rosso stesso (leggi qui il nostro articolo). Già nell’invito inviato alla chef, firmato dalla curatrice della guida Pina Sozio, la motivazione era già chiarissima: «La tua Pizza col friggione ci ha conquistato».

La pizza parte da una base di impasto, fiordilatte e pomodoro, sulla quale entra in scena il friggione, preparazione tipica bolognese e modenese a base di cipolla bianca e pomodoro pelato. Il punto decisivo è la cottura: lentissima, quattro-cinque ore, prima per la cipolla e poi per il pomodoro. In chiusura arrivano, sul topping della pizza, anche una grattat di parmigiano reggiano e un’abbondante macinata di pepe nero.

La preparazione della Pizza col friggione nelle sue varie fasi

La preparazione della Pizza col friggione nelle sue varie fasi

Insomma: quella di Irina Steccanella al suo ristorante-pizzeria Irina a Savigno (Bologna) è una pizza che racconta con grande immediatezza l’identità della chef: la tradizione emiliana portata dentro un linguaggio contemporaneo, senza perdere riconoscibilità. Il friggione, più che semplice topping, diventa qui il centro del gusto e il collegamento diretto con quella cucina domestica e territoriale che la Steccanella continua a usare come riferimento. Il premio romano arriva così a sancire un passaggio importante nel percorso della sua insegna: una pizza apparentemente semplice, costruita però sulla profondità di un condimento povero, lento e intensamente emiliano.

Il friggione è uno dei contorni-salse più identitari della cucina bolognese: una preparazione povera, contadina, fondata quasi interamente sulla cipolla e sulla cottura lunghissima, fino a trasformarla in una crema dolce, scura e concentrata, alla quale si aggiunge il pomodoro. Tradizionalmente accompagna bolliti e carni, ma può essere mangiato anche da solo, con il pane. La ricetta storica risale al 1886 ed è tratta da un manoscritto di Maria Manfredi Baschieri. È stata poi formalmente depositata alla Camera di Commercio di Bologna: nella versione antica prevedeva addirittura 4 kg di cipolle bianche e appena 300 g di pomodoro, oltre a sale, zucchero e strutto. Le cipolle venivano lasciate macerare e poi cotte lentissimamente per ore, prima dell’aggiunta del pomodoro. Nel tempo la ricetta si è evoluta: una versione più moderna, anch’essa codificata, utilizza cipolla gialla, pomodoro, strutto, zucchero, peperoncino e anche pancetta. Ma l’idea resta la stessa: il friggione non è una semplice salsa di cipolle e pomodoro; è soprattutto concentrazione attraverso il tempo, con la cipolla che perde aggressività e acquista dolcezza e profondità.


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Identità Golose

A cura della redazione di Identità Golose