Identità Golose numero 14, pronti via

I numeri record, il fattore umano, il ricordo di Bob Noto e Gualtiero Marchesi. L'apertura di Claudio Ceroni e Paolo Marchi

03-03-2018
Paolo Marchi apre la quattordicesima edizione del

Paolo Marchi apre la quattordicesima edizione del comgresso di Identità Milano, ricordando il gastronomo e creativo Bob Noto, scomparso quasi un anno fa

Ore 11.01. Ha inizio la quattordicesima edizione di Identità Milano con Claudio Ceroni, patron di Magenta Bureau e co-organizzatore del congresso dalle origini. Fuori fiocca la neve: «Anche quest’anno il gelo ci ha seguiti ma ormai è una piacevole tradizione». Il filo rosso di quest’anno è il fattore umano. «Lasciatemi ringraziare subito Paolo Marchi. A lui dobbiamo la scelta del tema e il suo sviluppo. Ma non è una novità per noi perché l’importanza delle relazioni umane è sempre stata al centro del discorso fin dal primo giorno in cui lavoriamo insieme».

Il congresso che sta per iniziare: «L’anno scorso sostenni che l’edizione 2017 era la più grande di sempre. Posso dire la stessa cosa anche quest’anno: nonostante la neve e la concomitanza delle elezioni, avremo 120 chef, il numero più alto di sempre, così come il numero di operatori della comunicazione che si sono accreditati: 1.300. Nei giorni scorsi hanno scritto di noi tutte le testate più importanti, dando spazio ai contenuti e al programma, ne siamo orgogliosi. Grazie».

I ringraziamenti: «Tengo a sottolineare che mai come quest’anno facciamo sistema con Gambero Rosso, Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, Niko Romito Formazione, Centro Clinico Nemo, Dissapore, La Cucina Italiana di Maddalena Fossati». Le novità 2018: «Forti del successo del 2017, a Identità di cocktail avremo i più importanti chef e barman d’Italia. Giunti organizza poi Identità di Libri, la libreria interna al congresso. Siamo orgogliosi di aver combinato il programma insieme».

Claudio Ceroni di MagentaBureau

Claudio Ceroni di MagentaBureau

«Lasciatemi infine ringraziare tutte le aziende partner che anche questa volta ci consentono di sorreggere una macchina molto impegnativa, per cui lavorano oltre 100 persone. I main sponsor Consorzio di Grana Padano, Acqua Panna e S. Pellegrino, Birra Moretti, presente quest’anno con la Fondazione, Molino Quaglia, Lavazza, Cantine Ferrari e Berto’s. I medium sponsor Felicetti, Motor Power, Alce Nero e Veuve Cliquot. La Calabria, regione ospite. Godiamo dei patrocini di Regione Lombardia, Comune di Milano, ministero delle Politiche agricole, una cosa di cui andiamo orgogliosi». 
La chiusura di Ceroni: «Seguiteci perché nei prossimi giorni avremo importanti novità da annunciare».

È il momento di Paolo Marchi: «Sono particolarmente teso ed emozionato proprio per le novità che vi racconteremo. Siamo in un passaggio di clessidra. Facciamo questo da 14 anni, mossi sempre da curiosità perché l’importante è finire la giornata stanchi, non stufi». Il perché del fattore umano: «Semplice: è l’elemento che più di tutti ricerchiamo quando andiamo al ristorante. Andiamo a mangiare fuori infatti per star bene e questo è un lusso che ci concede chi ci serve. In questi ultimi anni di imbarbarimento dei costumi, con l’avanzata inesorabile di internet e dei social alla fine tendiamo a dimenticarci la cosa più importante: un piatto dev’essere buono, non bello. In questi 3 giorni cercheremo di ribadirlo con forza».

Da oggi a lunedì 5 sono attese le lezioni di 120 chef, pasticcieri, gelatieri, panificatori e pizzaioli

Da oggi a lunedì 5 sono attese le lezioni di 120 chef, pasticcieri, gelatieri, panificatori e pizzaioli

L’ultimo pensiero è per due perdite illustri dell’ultimo anno: «Piangiamo la scomparsa di Bob Noto, un genio che sapeva divertirsi. Andò per primo a mangiare da Ferran Adrià e scoprì Davide Scabin due settimane dopo che aprì. Ha disegnato il cucchiaino con l’impronta digitale, simbolo di Identità. Ci manca moltissimo». La chiusura riflette sugli schermi la celebre sentenza di Gualtiero Marchesi, scomparso il 26 dicembre scorso: «La cucina è di per se scienza, sta al cuoco farla divenire arte».


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