Vale oltre 8 miliardi di euro e genera il 21% del fatturato alberghiero nazionale, pur rappresentando appena il 5% delle camere disponibili in Italia. È l’hôtellerie italiana di lusso, un comparto che negli ultimi trent’anni ha cambiato dimensioni, geografie e protagonisti, passando dalle circa 170 strutture degli anni Novanta alle oltre 770 di oggi, facendo dell’Italia il secondo Paese in Europa per numero di hotel 5 stelle. Tra l’altro con un’occupazione media attesa nel 2027 del 75%, in aumento costante dal 71% del 2025, con una tariffa media di € 780 nel 2025, destinata a salire a € 970 nel 2027. Una crescita sostenuta soprattutto dai mercati internazionali, da cui proviene circa il 76% della domanda, e destinata a proseguire nei prossimi anni con nuove aperture e importanti investimenti. Ma dietro i numeri di uno dei segmenti più dinamici dell’industria turistica italiana c’è un patrimonio molto più difficile da quantificare: quello di una cultura dell’ospitalità costruita nel corso delle generazioni, attraverso famiglie di albergatori, grandi manager e professionisti che hanno contribuito a definire un modello italiano dell’accoglienza. È proprio l’incontro tra questa eredità e le nuove espressioni del lusso contemporaneo ad aver segnato la terza edizione dei Best Luxury Hotel Awards, il riconoscimento ideato da Teamwork Hospitality, che il 22 ottobre ha riunito all’Hotel Principe di Savoia di Milano protagonisti dell’hôtellerie, manager e aziende del settore.
Dieci categorie per raccontare altrettante declinazioni dell’ospitalità di alta gamma, dalle nuove aperture al design, dalla ristorazione al wellness, dal servizio alla sostenibilità, ma anche premi speciali e riconoscimenti alla carriera che hanno riportato l’attenzione sulle persone e sulle storie che hanno contribuito a costruire l’eccellenza alberghiera italiana.

Best Luxury Hotel Awards 2026
In questa prospettiva assume un significato particolare il
Premio Speciale alla
famiglia
Fiorentino, che attraversa quasi due secoli di storia dell’ospitalità. Dal 1834 a oggi, sei generazioni hanno fatto della cura dell’ospite, della tutela del patrimonio e del legame con il territorio una tradizione familiare, rappresentando una delle testimonianze più longeve della cultura alberghiera italiana.
Una storia che diventa emblematica di una caratteristica ancora profondamente radicata nell’hôtellerie del nostro Paese: la presenza di famiglie che hanno fatto dell’ospitalità un’eredità da tramandare, custodendo alberghi e dimore ma, soprattutto, un sapere fatto di gesti, relazioni, conoscenza dei luoghi e cultura del servizio. Un patrimonio immateriale che oggi si confronta con l’arrivo dei grandi brand internazionali e con una trasformazione sempre più rapida del mercato, senza per questo perdere la propria centralità.
A raccontare un altro capitolo della stessa storia sono i Premi alla Carriera, assegnati a Vincenzo Finizzola e Lorenzo Giannuzzi, protagonisti di due percorsi differenti ma entrambi legati all’evoluzione della grande hôtellerie italiana. A Finizzola è stata riconosciuta la capacità di interpretare e rinnovare nel tempo i modelli dell’ospitalità tradizionale, mantenendo al centro la motivazione delle squadre e la condivisione degli obiettivi. Giannuzzi è stato invece premiato per aver saputo tradurre l’esperienza maturata nella grande hôtellerie internazionale in una visione imprenditoriale e manageriale capace di posizionare l’offerta italiana ai livelli più alti del mercato.
Completa questo racconto il premio speciale a Magda Antonioli, che riconosce il contributo dato all’evoluzione dell’industria turistica attraverso decenni di ricerca applicata e alta formazione manageriale, dalla lunga esperienza accademica in Bocconi agli incarichi istituzionali in Enit e nei Ministeri.
È così che, accanto agli hotel dell’anno, i Best Luxury Hotel Awards 2026 finiscono per raccontare qualcosa di più ampio: un settore che cresce rapidamente, ma le cui fondamenta continuano a poggiare sulla cultura dell’ospitalità, sulla trasmissione delle competenze e sulle persone che ne hanno scritto la storia.
È il capitale umano, dunque, a emergere come uno dei fili conduttori dell’edizione 2026. Non a caso il premio Best General Manager è stato assegnato a Giuseppe De Martino, multi property general manager di The St. Regis Rome e The Westin Excelsior Rome, riconoscendone non soltanto la capacità di guidare due realtà complesse della grande hôtellerie, ma anche l'impegno nella formazione dei giovani talenti. Un tema decisivo per un settore chiamato oggi non soltanto ad attrarre nuove professionalità, ma a trasmettere alle nuove generazioni quella cultura del servizio che rappresenta una delle fondamenta dell’ospitalità di alta gamma.

La giuria dei Best Luxury Hotel Awards ideata da Teamwork Hospitality, è formata da professionisti ed esperti del settore e guidata da Mauro Santinato, presidente di Teamwork
«Oggi il lusso non è solo uno standard elevato, ma un’esperienza autentica fondata sulla relazione umana e sul legame con il territorio», ha sottolineato
Mauro Santinato, presidente di
Teamwork Hospitality, ricordando come, dopo tre edizioni, il premio punti a diventare una piattaforma per promuovere l’Italia quale riferimento internazionale dell’accoglienza di alta gamma.
La nuova geografia dell’eccellenza italiana
I dieci riconoscimenti assegnati alle strutture raccontano, nel frattempo, come stia cambiando il concetto stesso di lusso. Non più soltanto magnificenza degli spazi, ma recupero del patrimonio, qualità della ristorazione, personalizzazione del servizio, benessere, sostenibilità e capacità di creare un rapporto autentico con il luogo.
Airelles Palladio Venice si è aggiudicato il titolo di Best New Opening per il recupero di una grande dimora storica veneziana e per il dialogo creato tra architettura, giardini privati e acqua. Il Best Design è andato invece a Castel Badia, dove il progetto ha saputo mettere in relazione le decorazioni storiche dell'edificio con un linguaggio contemporaneo misurato. La gastronomia conferma il proprio ruolo sempre più centrale nell’esperienza alberghiera. Atto, a Palazzo Portinari Salviati, ha conquistato il premio Best Restaurant per una cucina fondata sulla qualità della materia prima, sul rigore tecnico e sull'equilibrio, mentre il Grand Hotel Tremezzo è stato premiato per la Best Breakfast, trasformando il primo pasto della giornata in un vero rituale di ospitalità attraverso prodotti locali, pasticceria artigianale e servizio sulle terrazze affacciate sul lago.
Se il lusso contemporaneo torna a misurarsi soprattutto sulla qualità della relazione, il Best Service assegnato al Bellevue Syrene sottolinea il valore di un modello fondato sulla stabilità del team, sulla conoscenza dell'ospite e su quella particolare capacità di essere presenti senza essere invadenti che appartiene alla migliore tradizione alberghiera. Il Lefay Resort & SPA Lago di Garda ha conquistato il Best Wellness & Spa per un concetto di benessere personalizzato e integrato con il paesaggio, mentre Il Borro - Relais & Châteaux ha ottenuto il Best Sustainability Program, riconoscimento a un modello nel quale tutela della terra, efficienza energetica e misurazione dei risultati diventano parte integrante della gestione dell'ospitalità.
All’hotel La Perla è andato il Best Wine Selection, grazie a una collezione capace di affiancare grandi etichette e piccoli produttori e di raccontare attraverso il vino l'identità dei territori. Due, invece, i vincitori del Best Bar: Portrait Milano, espressione di una mixology contemporanea inserita in un progetto architettonico fortemente identitario, e lo stesso Principe di Savoia, simbolo di quella grande tradizione alberghiera nella quale eleganza classica e cultura del servizio continuano a rappresentare un riferimento.
A completare la fotografia del lusso italiano sono due riconoscimenti che allargano lo sguardo dall'hotel alla destinazione e ai grandi operatori internazionali. Cortina d’Ampezzo è stata proclamata Best Luxury Destination 2026, nell'anno della grande esposizione internazionale legata ai Giochi Olimpici invernali, mentre Marriott International ha ricevuto il titolo di Best Luxury Chain, per un portafoglio di nove brand dedicati al segmento luxury e un modello capace di coniugare espansione globale e standard di servizio.
Ma al di là delle categorie, è proprio il dialogo tra passato e futuro a restituire forse l’immagine più significativa dell’edizione 2026. Da una famiglia che da cinque generazioni porta avanti la propria idea di ospitalità ai manager che hanno accompagnato la trasformazione dell'industria alberghiera; dai maestri del mestiere ai professionisti chiamati oggi a formare i talenti di domani. Perché l’eccellenza dell’hôtellerie italiana non si costruisce soltanto con camere perfette, ristoranti d’autore, spa e progetti di design. Si costruisce nel tempo. Attraverso persone capaci di trasformare l'accoglienza in cultura, famiglie che scelgono di custodire un'eredità senza cristallizzarla e nuove generazioni chiamate a reinterpretarla. È in questa continuità, più ancora che nelle classifiche, che risiede uno dei patrimoni più autentici e difficilmente replicabili del lusso italiano.