Sarà il tema Identità Future: la libertà di pensare a guidare la ventunesima edizione di Identità Milano, il congresso internazionale ideato da Paolo Marchi e Claudio Ceroni, in programma da domenica 7 a martedì 9 giugno 2026 all’Allianz MiCo North Wing di Milano, per il quale si aprono ufficialmente le iscrizioni. Dopo il traguardo dei vent’anni celebrato nel 2025, il congresso inaugura così un nuovo capitolo del proprio percorso, continuando a interrogarsi sulle trasformazioni che stanno attraversando il mondo della gastronomia e dell’ospitalità. Saranno tre giornate di incontri, lezioni e approfondimenti che riuniranno sul palco alcuni tra i più autorevoli protagonisti della gastronomia italiana e internazionale accanto a figure provenienti dal mondo della cultura, della ricerca e dell’impresa, chiamate a confrontarsi sui cambiamenti che stanno ridefinendo la ristorazione contemporanea. Paolo Marchi spiega qui il fil rouge che animerà il congresso.
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Ventuno anni di cucina d'autore, di grandi chef internazionali, di appassionati che si ritrovano attorno alle tavole per celebrare il cibo come linguaggio universale. Ventuno anni in cui non siamo mai stati avulsi dal porci le domande scomode, quelle che non vorremmo affrontare ma che inevitabilmente e inesorabilmente arrivano verso di noi.
E oggi, pensando al futuro, alle Identità Future, dobbiamo affrontare la domanda più radicale: cosa significa essere liberi quando il mondo che conosciamo sta cambiando sotto i nostri piedi?
La libertà. Tutti la invocano, pochi la comprendono davvero. Molti la confondono con l'assenza di ostacoli, con il poter fare ciò che si vuole, ma questa è una lettura riduttiva, spesso superficiale, una libertà che resta apparente e fragile. La libertà più sostanziale nasce invece dalla capacità di scegliere consapevolmente verso cosa orientare la propria vita, anche quando le scelte sono dolorose e magari significano rinunciare a certezze che credevamo eterne. Dunque: libertà di pensare a modelli nuovi, con diversi punti di riferimento. Di pensare, appunto, alla ristorazione del futuro.
Immagina un mondo dove l’unica regola è il coraggio di non averne. "Identità Future: la libertà di pensare" non è uno slogan, ma l'idea di una cucina che vuole finalmente respirare, liberandosi da schemi che oggi appaiono come armature troppo strette.
Oggi, la libertà più grande è quella di guardare in faccia il cambiamento climatico senza voltarsi dall'altra parte. "Libertà di pensare" significa, paradossalmente, darsi il permesso di scardinare la dispensa tradizionale: non è più il tempo dei prodotti "fuori stagione" imposti dal lusso, ma della libertà di elevare ingredienti poveri, erbe spontanee o varietà dimenticate perché più resilienti. La creatività del futuro nasce dal limite: meno acqua, meno spreco, ma più pensiero. È una libertà che si fa etica, dove il rispetto per la terra diventa l'ingrediente segreto del piatto.
Questa rivoluzione tocca inevitabilmente il cuore del sistema: i modelli di ristorazione. Il vecchio concetto di "tempio della gastronomia" – rigido, gerarchico, quasi militare – sta lasciando il posto a spazi fluidi. Stiamo abbattendo i confini tra sala e cucina, tra chef e ospite. Cambiare modello significa avere la libertà di chiudere quando serve per garantire la qualità della vita della brigata, o di trasformare un ristorante in un laboratorio sociale. Non ci sono più percorsi obbligati; l’unico obbligo è l’autenticità.
E chi sono i custodi di questo fuoco? Le nuove generazioni. Per loro, la libertà di pensiero è - e deve essere - naturale come respirare. I giovani chef e professionisti di oggi non cercano solo la stella, cercano il senso. Sono ragazzi che non hanno paura di mescolare la tecnologia digitale con il lavoro della terra, che rifiutano il dogmatismo per costruire un linguaggio meticcio, globale e sostenibile, eppure profondamente radicato alle proprie differenti identità e al proprio imprinting. La loro identità non è un punto d'arrivo, ma un viaggio continuo dove il passato viene onorato, mai subìto.
In questo scenario, l'identità futura è un cantiere aperto. È la consapevolezza che, per salvare la tavola (e il pianeta), dobbiamo riconoscere anche la libertà di sbagliare, di sperimentare e, soprattutto, di disimparare ciò che non ci serve più. Perché nel futuro della gastronomia, l'unico vero peccato è restare fermi.
Siamo liberi? Sì, maledettamente liberi. E proprio per questo, tremendamente responsabili. Responsabili verso chi c'era prima di noi, verso chi c'è ora, verso chi ci sarà dopo. La storia non comincia da noi, e non finirà con noi, ma il nostro passaggio - se pensato, dunque consapevole - può fare la differenza.
Viva la libertà, quella vera, quella che si assume la responsabilità del futuro.
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