02-11-2026

Il nuovo volto del Grand Hotel et de Milan, così il futuro ha una lunga storia

Il leggendario cinque stelle di Via Manzoni rinasce con il progetto di StorageMilano: un restyling sartoriale che non cancella il tempo, ma plasma la veste contemporanea di un’icona dell’ospitalità milanese

Michele Pasini, Barbara Ghidoni e Marco Donati so

Michele Pasini, Barbara Ghidoni e Marco Donati sono co-fondatori di StorageMilano, studio milanese autore dell'ultimo restyling del Grand Hotel et de Milan di via Manzoni, icona milanese dell'ospitalità cinque stelle lusso

Giuseppe Verdi arrivò qui pochi anni dopo l'apertura e ne fece la propria dimora milanese per oltre vent’anni. La Scala era a pochi passi e l'hotel divenne il luogo da cui osservare e vivere la città. Dopo di lui sarebbero arrivati Enrico Caruso, Maria Callas, Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, Rudolf Nureyev, Giorgio Strehler, Luchino Visconti, Vittorio De Sica. Storie diverse rimaste, in qualche modo, tra queste mura. Oggi il Grand Hotel et de Milan cambia volto ancora una volta. Non per inseguire il presente, ma per continuare ad appartenergli. Cinque stelle lusso, membro di The Leading Hotels of the World e insignito di due Chiavi Michelin, l’hotel ha affidato a StorageMilano il rinnovamento delle sue 95 camere e suite, in un progetto destinato a concludersi entro la fine dell’anno. I primi due piani completati permettono già di leggere la nuova veste dell’albergo: più luminosa, contemporanea e sorprendente, eppure profondamente fedele a ciò che questo luogo è sempre stato.

Una Superior room appena rinnovata, mostra il treillage, la struttura compositiva che attraversa il progetto come un fil rouge senza ripetersi mai nello stesso modo

Una Superior room appena rinnovata, mostra il treillage, la struttura compositiva che attraversa il progetto come un fil rouge senza ripetersi mai nello stesso modo

È forse questa la sensazione più immediata entrando nelle nuove camere e nelle suite dedicate ai grandi personaggi che hanno attraversato la storia dell’hotel. Il passato non è stato ricostruito né messo in scena. È ancora lì, ma ha acquisito un ritmo diverso. Nella Suite Verdi, nella D’Annunzio, così come nelle camere dedicate alla Duse, a Caruso, alla Callas, a Strehler o a Nureyev, memoria e contemporaneità smettono di essere due dimensioni contrapposte.

Dietro questa trasformazione c’è prima di tutto una famiglia. La storia del Grand Hotel et de Milan è infatti anche quella dei Bertazzoni-Mancino, oggi arrivati alla terza generazione. Daniela Bertazzoni, il fratello Gerry e le figlie custodiscono un'eredità che non viene interpretata come qualcosa di immobile, ma come materia viva da accompagnare nel tempo.

L'area living della Suite Verdi. Il noto compositore ne fece la propria dimora milanese per oltre vent’anni durante i suoi soggiorni in città.

L'area living della Suite Verdi. Il noto compositore ne fece la propria dimora milanese per oltre vent’anni durante i suoi soggiorni in città.

«Varcare la nostra soglia è come entrare nel salotto di Milano, dove si respira l'anima più autentica della città - racconta Daniela Bertazzoni - Vogliamo che questo legame tra passato e presente continui di generazione in generazione». Ed è proprio nel passaggio tra una generazione e l’altra che si comprende la filosofia con cui l’hotel continua a evolvere. «Il nostro obiettivo è chiaro: rinnovare senza snaturare», spiega la figlia Alissia Mancino.

Una visione che nel tempo ha permesso alla famiglia di intercettare architetti e designer destinati a lasciare un segno nell’interior italiano, affidando loro il compito di interpretarne ogni volta una nuova stagione. «Il progetto di interior design firmato StorageMilano dimostra come sia possibile evolversi mantenendo intatti il sapore del luogo e quella dimensione di memoria che ne costituisce il fascino». 

 Grand Hotel et de Milan

 Grand Hotel et de Milan

Ma la memoria, qui, non appartiene soltanto ai grandi nomi consegnati alla storia. È fatta anche di relazioni private. Daniela Bertazzoni racconta, per esempio, dell’amicizia con Ornella Vanoni, che al Grand Hotel et de Milan dormiva prima delle partenze per i viaggi che facevano insieme. Ora vorrebbe dedicarle una suite. «Sarà piena della sua allegria e della sua energia», dice. Ed è forse proprio questa frase a raccontare che cosa significhi custodire l'anima di un albergo: non semplicemente preservarne gli oggetti, ma continuare ad abitare i ricordi.

«Ci siamo mossi in punta di piedi». Michele Pasini, co-founder di StorageMilano insieme a Barbara Ghidoni, sintetizza così l’approccio a un edificio nel quale ogni intervento inevitabilmente si confronta con oltre 160 anni di storia. Dopo il precedente progetto di Dimorestudio, StorageMilano ha ripensato le 95 camere e suite, le sale eventi e la celebre Suite Giuseppe Verdi partendo dalla percezione dello spazio. Luce, proporzioni e materia diventano così gli strumenti di un progetto che non cerca una cesura con ciò che esisteva, ma una trasformazione quasi per stratificazione.

Affidato allo studio milanese StorageMilano, il rinnovamento delle 95 camere e suite del Grand Hotel et de Milan verrà concluso entro la fine dell’anno

Affidato allo studio milanese StorageMilano, il rinnovamento delle 95 camere e suite del Grand Hotel et de Milan verrà concluso entro la fine dell’anno

«Si tratta di un lavoro sartoriale: ogni camera è stata trattata in modo diverso», spiegano Pasini e Ghidoni. Ed è proprio questa assenza di serialità a restituire agli ambienti il carattere di una grande dimora più che quello di un hotel convenzionale. Il segno più riconoscibile è il treillage, la struttura compositiva che attraversa il progetto come un fil rouge senza ripetersi mai nello stesso modo. Diventa quadrato, si allunga, disegna un arco, entra in una nicchia. Riprende elementi già presenti nella grammatica storica dell’albergo - legni, modanature, serigrafie dei vetri - e li traduce in un nuovo vocabolario visivo. 

Cornici modanate, specchi anticati e carte decorative retroilluminate scandiscono gli spazi. Il noce scalda la palette, mentre superfici riflettenti, tappeti e tessuti preziosi realizzati a mano dialogano con gli arredi storici. Dagli archivi del Grand Hotel et de Milan sono riemersi anche originali motivi Toile de Jouy, recuperati e riportati all’interno del nuovo racconto. La luce, soprattutto, cambia tutto. Non è semplicemente funzionale, ma diventa quasi una materia architettonica: disegna profondità, modifica la percezione delle proporzioni, accende le superfici e restituisce agli arredi d'epoca una presenza diversa.

La Suite Gabriele D'Annunzio è una delle camere intitolata ai grandi personaggi della storia che hanno soggiornato in hotel

La Suite Gabriele D'Annunzio è una delle camere intitolata ai grandi personaggi della storia che hanno soggiornato in hotel

E poi c’è il comfort contemporaneo, inserito senza rumore. I televisori scompaiono negli specchi, le funzioni vengono assorbite da armadiature e arredi realizzati su misura, il mobile bar diventa esso stesso un elemento del progetto. La tecnologia c'è, ma non chiede mai di essere guardata.

«È stato emozionante accompagnare la storicità del Grand Hotel et de Milan verso una nuova percezione - raccontano Barbara Ghidoni e Michele Pasini - Abbiamo lavorato sullo spazio che accoglie gli arredi d'epoca e di design, preservando la memoria del luogo attraverso un processo di assorbimento e trasformazione, aprendola a una lettura contemporanea».

Il design diventa parte della storia. In realtà il dialogo con l’architettura e il design appartiene da tempo al dna del Grand Hotel et de Milan. Dopo i danni subiti durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, fu Giovanni Muzio, uno dei protagonisti del Novecento italiano, a intervenire sull’edificio. Negli anni Novanta arrivò il restauro conservativo di Filippo Perego di Cremnago, seguito nel tempo dalle collaborazioni con Claudio La Viola, Dimorestudio di Emiliano Salci e Britt Moran. E ancora Vincenzo De Cotiis, architetto e artista scelto per STRAFhotel, sister property a pochi passi dal Duomo e tra i primi indirizzi milanesi ad aver fatto del design la propria dichiarazione d'identità.

La camera da letto della Suite Giuseppe Verdi dedicata al grande compositore che proprio qui lavorò e completò le sue ultime e celebri opere liriche, in particolare Falstaff (la sua ultima opera) e buona parte dell'Otello 

La camera da letto della Suite Giuseppe Verdi dedicata al grande compositore che proprio qui lavorò e completò le sue ultime e celebri opere liriche, in particolare Falstaff (la sua ultima opera) e buona parte dell'Otello 

La vera intuizione della famiglia Bertazzoni-Mancino sembra essere stata proprio questa: non affidarsi a un’unica formula estetica, ma scegliere, in ogni epoca, interpreti capaci di comprendere l’identità dell'albergo e condurla qualche passo più avanti. Del resto un hotel storico rimane vivo soltanto quando accetta il rischio di cambiare.

Ed è camminando nei corridoi del Grand Hotel et de Milan che questa stratificazione diventa quasi tangibile. Ci sono appunto Verdi e la Callas, Caruso e Visconti, D’Annunzio, la Duse e Strehler. C’è Ornella Vanoni, con la sua allegria che presto potrebbe abitare una nuova suite. Ma fuori dalle finestre scorre la Milano di oggi: Via Manzoni, il Quadrilatero, Brera, la moda, il teatro, il design, una città che ha fatto della capacità di reinventarsi una delle proprie caratteristiche più profonde.

Forse è proprio qui il senso della nuova vita del Grand Hotel et de Milan. Non diventare contemporaneo cancellando ciò che è stato, ma esserlo grazie a tutto ciò che è stato. Dopo più di 160 anni, il grande albergo di Via Manzoni continua così a cambiare senza smettere di assomigliare a sé stesso. E allora la domanda con cui attraversare le sue nuove stanze assume un significato diverso: e se il vero lusso contemporaneo fosse proprio avere una storia abbastanza forte da poterla trasformare?


Hôtellerie

Radiografia, notizie e curiosità sugli hotel e le locande più importanti in Italia e nel mondo.

Elisabetta Canoro

di

Elisabetta Canoro

Giornalista e scrittrice specializzata in Hôtellerie e Travel, è Head of Hospitality di Identità Golose, collabora con AD Architectural Digest Italia, JAMES Magazine, Milano Luxury Life. Autrice di libri e guide editi da WhiteStar e Marco Polo.

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