Vedere oltre le immagini

Il bombardamento di foto cui siamo sottoposti ci ha fatto perdere la capacità di osservare. Ma non tutto è perduto

13-12-2018

Quando studiavo fotografia allo Ied di Milano, non esisteva internet, men che meno Instagram. Il mondo visto con gli occhi degli altri dovevamo cercarlo nelle riviste, nelle mostre, sui giornali. Era una continua, inesauribile ricerca. Certo, oggi è più semplice; apro un’app e vengo inondata da una quantità infinita di immagini. La qualità non la prendo nemmeno in considerazione perché, ormai, trovo essere merce rara. A parer mio, l’estrema facilità di accesso alle immagini fa sì che si sia persa la capacità di osservare, di riconoscere un dettaglio, di andare a vedere oltre.

L’eccesso d’immagini causa un effetto di rimbalzo, rendendoci ciechi. Fotografare è la capacità di catturare lo spirito della realtà. Spesso, siamo ingannati dall’insieme, dal rumore del troppo che rende arduo il compito del sentire fino a farci perdere di vista il dettaglio. È come sentire una persona senza ascoltarla. È la differenza tra parlare e chattare. Viviamo nella società dei social, delle non-relazioni, del rumore.

In questa foto “sento” la società del silenzio, osservo e faccio attenzione al dettaglio, mi soffermo ad ascoltare, provo a catturare quello spirito che gioca a nascondino. Tutti noi, con un piccolo sforzo, possiamo trovarlo.


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