23-06-2026

Un libro racconta l'attualità di Georges Cogny, a vent'anni dalla scomparsa

"Georges Cogny - Storia di uno chef", con la prefazione di Andrea Grignaffini, è scritto da Martina Picca, della quale lo chef era zio acquisito. Il testo porta a luce cosa resta, oggi, dell’uomo, del genio culinario e del suo pensiero 

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La copertina (con o senza fascetta, che reca una citazione di Massimo Bottura) di Georges Cogny - Storia di uno chef, testo in libreria dal 3 luglio, scritto da Martina Picca, con la prefazione di Andrea Grignaffini (Edizioni LOW, 12 euro, per acquistarlo clicca qui)

Vent'anni fa ci lasciava Georges Cogny, figura indimenticata della cucina, ne avevamo tracciato qui il ritratto: Il genio e la modernità, vi raccontiamo chi era il grande Georges Cogny. E proprio in occasione del ventennio dalla scomparsa arriva in libreria (disponibile dal 3 luglio) un testo che torna a tratteggiarne la figura. Si intitola Georges Cogny - Storia di uno chef, ne è autrice Martina Picca, con la prefazione di Andrea Grignaffini (Edizioni LOW, 12 euro, per acquistarlo clicca qui).

Nato a Versailles nel 1932, Cogny lavorò nei ristoranti stellati della capitale francese fino a quando a Deauville, in Normandia, incontrò Lucia Cavanna, giovane cameriera dell’Appennino piacentino emigrata per lavoro. La conquistò con un piatto esemplare: Cotechino in bella vista con salmone e luccio. I due si trasferirono in Italia, e fu amore un’altra volta: prima con l’acquisto della Locanda Cantoniera, poi con l’apertura, a Piacenza, dell’Antica Osteria del Teatro, che sarebbe divenuta uno dei simboli della nouvelle cuisine italiana con due stelle Michelin. Dopo dieci anni, anche a causa della salute incerta, Cogny lasciò le redini dell’Osteria e tornò alle montagne adottive, dove trasformò la Cantoniera in un laboratorio di cucina estroversa, visionaria e aliena. Arrivò così un’altra stella Michelin. Poi, lentamente, il ritiro. Lo chef continuò però a insegnare e formò alcuni tra i più grandi chef italiani, come Massimo Bottura. Fino a spegnersi nel giugno del 2006.

Burbero, ironico, poco incline a raccontarsi, Georges parlava attraverso i piatti. Ma cosa resta, oggi, dell’uomo, del genio culinario e del suo pensiero? Il libro tenta di scoprirlo attraverso gli occhi di un’autrice che lo ha conosciuto fin da bambina, cresciuta tra i tavoli della Cantoniera (Cogny era il marito di sua zia). Attraverso la memoria e il cibo, le pagine restituiscono la figura di uno dei più grandi cuochi del Novecento, capace di unire due culture – francese e italiana – in un’unica idea di bellezza, di sapore e di vita.

Martina Picca, classe 1997, è nata a Piacenza città, ma è cresciuta in montagna. Scrittrice, ha già portato alle stampe diversi libri: segnaliamo Se una notte di settembre l’alluvione (2019), Ma l’amore resiste (2020), Seconda stella a destra (2021), Partigiano Nitzi (2022) e La montagna mia non muore (2026), tutti per Officine Gutenberg.


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Identità Golose

A cura della redazione di Identità Golose