Una serie di incontri celebra la ricorrenza, in ricordo dell'intellettuale piemontese che, molto prima di altri, seppe raccontare il mondo dell'enogastronomia (anche in tv) e ne comprese l'enorme valore, vero e proprio patrimonio - culturale, sociale, economico, identitario - del nostro Paese
Un intellettuale libero, un regista visionario e un narratore capace di anticipare i tempi. A 120 anni dalla nascita, la figura di Mario Soldati torna protagonista per il suo straordinario contributo alla cultura italiana, celebrato oggi per il genio, il coraggio e lo spirito pionieristico con cui ha saputo raccontare l'enogastronomia e il patrimonio del vero Made in Italy.
Ieri, 6 ottobre, il Laboratorio della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori ha ospitato la tappa milanese del roadshow internazionale dedicato al celebre scrittore. L'iniziativa, inaugurata a Roma lo scorso 18 maggio, proseguirà in autunno nelle prestigiose cornici di New York (26 ottobre) e Londra (18 novembre). L'incontro meneghino ha esplorato la sorprendente attualità del pensiero di Soldati, mettendolo in dialogo con le profonde trasformazioni della comunicazione e della società contemporanea.
Ad aprire i lavori è stato Paolo Verri, direttore della Fondazione Mondadori: «Mario Soldati è stata una figura incredibilmente poliedrica e innovativa, capace di attraversare linguaggi e discipline diverse con uno sguardo sempre originale. Ha influenzato la cultura italiana seguendo tre direttrici fondamentali: l’immagine, con il cinema e la pittura; l'esperienza del gusto, cogliendo e raccontando l’essenza dell’enogastronomia; e lo storytelling del Made in Italy, dando voce all’artigianalità e ai protagonisti del "saper fare". A questo si unisce il grande romanziere, capace di esplorare "il mondo del possibile" e di invitarci, ancora oggi, a interpretare la realtà attraverso prospettive nuove». Il ritratto intimo e familiare è stato tracciato da Chiara Soldati, Cavaliere del Lavoro, ceo della cantina La Scolca e promotrice dell’iniziativa insieme all’Associazione Mario Soldati: «Mio cugino Mario è sempre stato un pensatore libero e anticonformista, guidato dall’innata curiosità di svelare le storie italiane più vere, oltre ogni cliché. Desiderava dare voce all’Italia dei piccoli produttori con uno sguardo inedito. Il suo straordinario equilibrio tra ragione, passione e genialità gli ha consentito di costruire un percorso creativo unico, che rappresenta ancora oggi un modello assoluto a cui ispirarsi».

Gianni Brera e Mario Soldati, sulla destra, mentre assistono alla pratica secolare di mundà i ran ("pulire le rane" ossia eviscerarle per renderle edibili), all'Antica Trattoria Ferrari di Borgo Ticino, Pavia, era il 1956, telecamere di Viaggio nella valle del Po, prima trasmissione televisiva dedicata (anche) alla cucina, questa puntata sarebbe andata in onda nel 1957
Un ponte inaspettato tra il passato letterario e le frontiere del futuro è stato delineato da
Giuseppe D’Avino, presidente
Strega Alberti Benevento e membro dei comitati direttivi del
Premio Strega: «
Soldati vinse il
Premio Strega nel 1954 con
Le Lettere di Capri. Oggi la sua eredità ci spinge a riflettere sul delicato rapporto tra creatività umana e Intelligenza Artificiale nell'arte. Un tema dirompente, come dimostrano le recenti discussioni sull'esclusione di autori dal
Premio Strega per l'uso dell'IA. In una fase storica di grandi cambiamenti tecnologici, il dibattito è quanto mai aperto e sfidante». Sulla stessa linea di pensiero è intervenuto
Arturo Artom, imprenditore e autore del libro
La Nuova Intelligenza: «
Soldati è estremamente contemporaneo: aveva compreso che, una volta acquisito un metodo, lo si può applicare a contesti e linguaggi differenti. Oggi il mondo delle competenze esclusivamente verticali è finito. L’IA ci obbliga a ripensare come valorizziamo il talento. È un messaggio cruciale per i giovani: il mondo del lavoro richiede "menti orizzontali", capaci di interpretare la complessità in tutte le sue sfaccettature».
A chiudere le riflessioni sull'enogastronomia, Maddalena Fossati, direttore de La Cucina Italiana e presidente del comitato promotore del riconoscimento Unesco: «Soldati ha svolto un lavoro fondamentale restituendo dignità alla cucina semplice. Non amava definirsi "gourmet"; era l'uomo che raccontava il contadino e il buon prodotto italiano. Ha compreso tra i primissimi che la cucina è cultura, toccando l'anima più sensibile del Paese».
Al termine del dibattito, Rossella Marino, curatrice della mostra, ed Edoardo Zambelli, autore e docente di scrittura, hanno accompagnato gli ospiti alla scoperta del percorso espositivo “Mario Soldati negli Archivi Mondadori”. Un viaggio emozionante costruito attraverso le carte conservate dalla Fondazione: lettere, fotografie, documenti originali e le storiche prime edizioni di capolavori come America primo amore, Lo Smeraldo, L’Architetto e l'indimenticabile Vino al vino.