Il NY Times parla (ancora) di noi

L'autorevole quotidiano Usa sottolinea il ruolo di Identità a Expo. Elogi pure dal Wall Street Journal

13-08-2015
La (nuova) sede del prestigioso The New York Time

La (nuova) sede del prestigioso The New York Times, disegnata da Renzo Piano. Il quotidiano stantunitense - 117 premi Pulitzer nella sua storia - è tornato a parlare di Identità Golose

Occorre spesso ricorrere alla stampa internazionale per poter leggere resoconti obiettivi, non aprioristicamente partigiani, su Expo 2015. Non occorre invece leggere la stampa internazionale per trovare anche forte eco dell’attività che Identità Golose svolge per la cucina italiana in generale, e all’Esposizione Universale in particolare, grazie a Identità Expo S.Pellegrino. Dicevamo: non occorre, ma fa pur sempre molto piacere averne notizia; perché corona un lavoro più che decennale, ormai riconosciuto dalle istituzioni ai più alti livelli e che solo pochi s’ostinano a voler fraintendere o sminuire. 

Dopo che già a metà maggio ci aveva dedicato tanto spazio, basti leggere qui, il prestigioso The New York Times è tornato a citarci come esempio positivo, all’interno di un reportage più complessivo su Expo. Allora era stata la penna dell’italiano Beppe Severgini a vergare le righe su Identità destinate ai lettori statunitensi; ora il servizio viene invece firmato da Rachel Donadio – chiare origini tricolori, peraltro.

Il titolo dell'articolo firmato Rachel Donadio

Il titolo dell'articolo firmato Rachel Donadio

Il pezzo si intitola “Milan’s Expo 2015 Finds Success, but With a Muddled Message”, che potremmo tradurre così: “Expo Milano 2015 è un successo, ma con messaggio confuso” (per leggere l’articolo completo, in inglese, cliccare qui). Un punto di vista discutibile ma ragionevole ed equilibrato, quello della Donadio, che scrive: “Expo 2015, non reinventa la ruota, o i chips di patate, ma è un'istantanea dei tempi, un luna park in un’epoca di ansia. (…) Ma che cos’è esattamente Expo? E’ in parte Disneyland e un po’ Biennale di Venezia per la presa di coscienza sul cambiamento climatico e lo spreco alimentare - solo senza le giostre o l'arte. (…) Si tratta (inoltre, ndr) di un'occasione colossale di networking per le imprese italiane alla ricerca di nuovi mercati, e un posto dove gli italiani possono assaggiare cibo non italiano, molti per la prima volta”.

Argomentazioni obiettive, dicevamo. E che ci piacciono ancor più quando l’articolista, entrando nel merito di cosa offra Expo, parte proprio da noi: “I gourmet sembrano apprezzare il padiglione di Identità Golose, un'organizzazione di chef con sede a Milano, che propone menu di cuochi stellati, quattro portate per 75 euro, circa 85 dollari”, per poi passare a raccontare piatto per piatto uno dei quattro mani di luglio, “il menu italo-brasiliano di Rodrigo Oliveira, dal Mocotó di San Paolo, e Cesare Battisti del Ratanà di Milano”. E dunque: Cuscus amazzonico con gamberi e verdure, Pasta con peperoni dolci, stracciatella, erbe, insalata, acciughe e limoni conservati sotto sale” e così via.

Conclusione simpatica della Donadio, dopo aver passato in rassegna molti altri padiglioni e altrettanti menu: “Sì, il pianeta è in cattiva forma. Io consiglierei allora di seguire gli italiani. Se siamo tutti andando a fondo, possiamo anche farlo bene”.

Un paio di mesi fa, peraltro, anche il The Wall Street Journal aveva parlato di Identità. In un articolo (si può leggere a questo link) di John Cheshes intitolato “A Strategic Eating Guide to Expo Milan, the Foodie World’s Fair”, ossia “Una guida strategica per mangiare a Expo Milano, la fiera foodie mondiale”, l’articolista aveva scritto di Identità Golose Expo come del “più elegante ristorante non legato a padiglione di qualche Paese. Propone menu a prezzo fisso proposti dai massimi chef italiani e internazionali - 26 in tutto”. 


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Identità Expo

Attività, idee e protagonisti dello spazio di Identità Golose all'Esposizione Universale 2015


Olio Coppini