Cuoco o sindaco?

Il pugliese Gegè Mangano si candiderà a primo cittadino del suo paese natale, Monte Sant'Angelo

28-01-2016
Gegè Mangano, che insieme alla moglie Ninni condu

Gegè Mangano, che insieme alla moglie Ninni conduce, nel centro storico di Monte Sant'Angelo il ristorante (con tre camere) Li Jalantuùmene (tel. +39.0884.565484), è pronto per una nuova sfida. Dopo lo scioglimento per mafia del comune, si è proposto di guidarne lui stesso l'amministrazione 

Monte Sant’Angelo come Castel Volturno o Bagheria, in Puglia come in Campania un altro comune è sciolto per “forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”. In una parola, per mafia. Per 18 mesi a partire dal 17 luglio 2015 la cittadina arroccata sui monti dauni, in provincia di Foggia, resterà sotto l’egida del commissario inviato dal ministero dell’Interno. Solo dopo il lungo periodo di bonifica gli elettori torneranno al voto, e c’è chi già sogna sogni in fascia tricolore: «Mi candido io a sindaco!», la voce è quella di Gegè Mangano, il cuoco ai fornelli del ristorante Li Jalantuùmene, pronto a spendersi per tenere a battesimo la vita nuova del paesello di 10mila anime finito sotto le grinfie della Quarta mafia.

Un’altra boutade del cuoco burlone? Prima ancora per una cucina spiccatamente ispirata alle tradizioni della Capitanata, Mangano è celebre per la battuta facile, la celia in tasca, la risata tonante. Nessuna burla, il cuoco- aspirante sindaco, giura che no, stavolta non scherza. L’argomento, d’altronde, è di quelli che c’è poco da ridere. «I cuochi sono diventati ambasciatori assai oltre di idee ai fornelli. Hanno un appeal capace di far parlare il mondo intero. Gualtiero Marchesi, Nadia Santini, Don Alfonso sono maestri di vita e ambasciatori dell’Italia migliore, mica solo geni ai fornelli», e allora why not?, si è detto lo chef.

Crema di stracciatella con funghi cardoncelli e nocciole tostate: uno dei piatti di Mangano a Li Jalantuùmene

Crema di stracciatella con funghi cardoncelli e nocciole tostate: uno dei piatti di ManganoLi Jalantuùmene

Perché in cucina un cuoco ci passa almeno 15 ore al giorno, per esempio, e tolta una manciata di sonno gli resta assai poco da dedicare ad altro. L’obiezione col pirotecnico Gegè non regge: «Ma che ci vuole per amministrare una realtà cittadina di 10mila abitanti? E poi quello del cuoco è un lavoro come tutti gli altri». Insomma, fiducia teutonica in toque, e il sogno in tasca di restituire alla sua città un poco di quella buona eco che da anni illumina città invisibili come Orsara di Puglia, miracolo compiuto del cuoco-farmer Peppe Zullo. Di nettare la geografia di Monte Sant’Angelo dal sangue dei morti ammazzati nelle faide fra le cosche, rammentando al mondo che il primo paese di Puglia benedetto dalla prima neve dell’anno è anche una rocca di bellezza battezzata patrimonio dell’Unesco e che qui, proprio qui, si trova la Grotta di San Michele Arcangelo consacrata nella top ten delle meraviglie planetarie da National Geographic.

Monte Sant'Angelo

Monte Sant'Angelo

E allora, fra un Cuciniello alla crema di pomodoro con ricottina di capra e uovo di quaglia, e un boccone di caciocavallo podolico, Gegè Mangano sogna e s’appunta il programma sul dorso delle comande. La ricetta del cuoco-sindaco per Monte Sant’Angelo? «Spingere il motore dello sviluppo sui turismi, uso il plurale non a caso, che il territorio esprime: quello religioso devoto all’arcangelo Michele, oggetto di studi anche da parte dell’università, quello naturalistico e naturalmente quello eno-gastronomico. Insomma, c’è tanto da fare ma con la serenità di avere per le mani un paniere di grandi risorse». Insomma, la propaganda elettorale è già iniziata. Sotto a chi toque.


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Alice a quel paese

Cronache dalla periferia al centro dell'impero gastronomico, raccontate da Sonia Gioia, affascinata dal personaggio di Silvia Ziche