Breve storia dell'aperitivo

Il bartender Antonio Marteddu riassume bene le vicende del grande rito italiano. Fino al Negroni

30-06-2015
Antonio Marteddu, bartender astigiano di origini s

Antonio Marteddu, bartender astigiano di origini sarde, dal 2003 al timone del bar Cocktail and Dreams di Castagnole Lanze (Asti) e bartender di Identità Expo. Ieri ha ricapitolato in un'ora scarsa l'avvincente storia dell'aperitivo dalla Grecia Antica alla triade (Italianissima) Americano-Negroni-MiTo (foto Brambilla/Serrani)

Che a Identità Expo S.Pellegrino si beva benissimo il lettore l’avrà già inteso dalla lezione di qualche tempo fa di Fabiano Omodeo. La certezza è arrivata ieri, con quella del collega, corregionale e amico Antonio Marteddu, altro bartender che da due mesi stirra e shakera che è un piacere sulla terrazza del nostro temporary restaurant («Ne avrò preparati un migliaio», calcola). Papà sardo ma astigiano di nascita, classe 1978, Antonio è figlio d’arte con l’alcol nel sangue (in senso lato): oltre ad aiutare a gestire la Pizzeria L’Angolo di Andrea a Castagnole Lanze (Asti), conduce nello stesso paese il cocktail bar Cocktail and Dreams dal 2003, dalle colazioni del mattino fino ai drink pre e post-cena.

Docente di Sala e Bar alla scuola alberghiera di Agliano-Asti, Marteddu conosce a menadito la storia dell’aperitivo e la racconta con dovizia di aneddoti nella lezione di Expo, un sapere idealmente costruito da bambino, quando la madre lo fa giocare, praticamente in fasce, con bottigline e tappi del Crodino.

Americano: 3 cl di Vermouth Rosso, 3 cl di Bitter Campari, acqua di soda

Americano: 3 cl di Vermouth Rosso, 3 cl di Bitter Campari, acqua di soda

«L’aperitivo nasce con Ippocrate, nell’Antica Grecia», spiega ripercorrendo la storia millenaria e affascinante, «E i romani bevevano il Mulsum: 3/4 di vino bianco greco, una sorta di antenato del moscato, aromatizzato con miele e dei semi di finocchio. Ma tiravano giù anche parecchio Mirtillum, un drink a base di bacche e foglie di mirto». L’alcol aveva un uso prevalentemente medicamentoso e questo sarà l’andazzo fino alla fine del diciottesimo secolo, «Esattamente nell’anno 1796, quando Antonio Benedetto Carpano, nella sua bottega di vini e liquori di Torino, cominciò a servire del vino aromatizzato con della china». È il noto Punt e Mes, dove quel Mes «è il punto di amaro che aveva rispetto agli altri vini».

Altre tappe miliari successive: «1815, quando Ramazzotti a Milano inaugura l’era del primo aperitivo a base di alcol ma non vinoso, con l’infusione di 33 erbe, un prodotto che sta tornando in produzione. Nel 1842 viene fondata invece la Distilleria nazionale di spirito di vino all’uso di Francia – i francesi furono i primi a produrre distillati di vino come il cognac. Nel 1862 i soci Alessandro Martini, Luigi Rossi e Teofilo Sola fondano la Martini & Rossi, lanciando di fatto l’era dell’aperitivo a base di Moscato di Canelli, melissa, fina, noce moscata, cannella, zucchero e altre spezie. Nello stesso anno, Gaspare Campari propone il bitter, infusione idroalcolica di erbe, spezie e radici, bitter "all’uso di Olanda"».

E così arriviamo alla genesi dei cocktail che spopolano anche oggi: Americano, Negroni e Mi-To, strettamente imparentati tra loro per gli ingredienti che li compongono. «Il primo in ordine di tempo, parliamo di fine Ottocento, è l’Americano», chiude la ricapitolazione, «sulle cui origini però esistono diverse versioni: per qualcuno deve il nome alla miscela dei due prodotti italiani per eccellenza, vermouth e bitter; per altri deve l’appellativo a Primo Carnera, il grande pugile italo-americano che conquistò il Madison Square Garden».

La variante Negroni spariglia le carte negli anni venti del Novecento: «Nacque nello storico Bar Casoni di Firenze, a opera del grande Fosco Scarselli. Si chiamava “L’americano alla moda del conte Negroni”, dal nome del suo più assiduo estimatore, un nome poi accorciato. La spruzzata di soda rimpiazzava il colpo del cucchiaio, due modi diversi per amalgamare bene il prodotto». Il primo Negroni in realtà nasce con la soda, «ma poi la perde».

Il sipario è tutto del Mi-To (o al To-Mi, a seconda del campanile): «Nasce nei primi anni Trenta, dopo l’inaugurazione dell’autostrada che legava i due grandi centri del Nord Italia. E' il Campari, simbolo di Milano, che va dritto al Vermouth, Torino. O viceversa». A differenza dei due progenitori di cui sopra, è preparato nel mixing glass e servito in coppa cocktail: «Come decorazione prevede solo oli essenziale della buccia del limone». E lo splendido cerchio di Marteddu si chiude.


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