Giovanni Assante, una vita per la pasta. Il ricordo di chi lo conosceva bene

07-08-2020

Si è spento nella notte il pastaio di origine ciociare di Gerardo di Nola, Gragnano. Un uomo di grande generosità e cultura, ricordano in tanti

Giovanni Assante (1949-2020)

Giovanni Assante (1949-2020)

Sono tanti i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Giovanni Assante, del pastificio Gerardo Di Nola di Gragnano (Napoli), avvenuta nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 agosto. Un’ex missionario di origini ciociare, classe 1949, laureato in Lettere e Filosofia,  ricorda Eleonora Cozzella su Repubblica.

«Siamo cresciuti insieme», rammenta il cuoco Pasquale Torrente di Cetara, «era una persona di una generosità estrema e di grande cultura. Era anche il più formidabile dei cannaruti, come diciamo in Campania, cioè uno straordinario goloso, l’uomo che dava sempre l’ultimo morso, come mercoledì scorso al Convento, quand’era venuto con una gallinella di mare da due chili e mezzo. Tutti l’abbiamo visto rimestare almeno una volta pasta e piselli o pasta e patate dentro a pentoloni giganti. Quando ti vendeva le confezioni di paccheri o di maccheroni ti lasciava sempre 4 o 5 pacchi in più. Ha fatto conoscere la pasta trafilata al bronzo, quando prima in tanti usavano il teflon. Ha dato tantissimo al comparto, come Pasquale Buonocore del pastificio Afeltra, scomparso anche lui da poco. Perdo un amico fraterno. Il migliore di tutti».

«Quando arrivai in Campania», ricorda Christoph Bob del Refettorio di Santa Rosa in Costiera Amalfitana, «fu Giovanni a trovarmi un posto da dormire dai Salesiani. Non era mio fornitore, ma ogni volta che passavo da lui mi lasciava un pacco di pasta: ‘questo non è per te ma per i tuoi bambini’, diceva. Era una persona che si metteva sempre a disposizione degli altri, che faceva del bene incondizionatamente, senza badare ai suoi interessi, cosa rarissima nel nostro mondo. Con la sua scomparsa e quella di Alfonso Pepe, la Campania perde tantissimo».

«L’ultima volta ero passato da lui venerdì scorso», specifica Andrea Aprea, cuoco napoletano del Vun del Park Hyatt di Milano «Avevamo un bellissimo rapporto, coltivato da tanto tempo. Era un uomo di cuore, aveva una parola positiva sempre per tutti. Ogni volta che dovevamo salutarci, diceva: che 'a maronn t’accompagni. Ho perso un riferimento».

Su facebook, arriva anche il ricordo di Ciccio Sultano del Duomo di Ragusa: «È morto Giovanni Assante, un pastaio, un amico, un grande. Anche chi non lo conosceva o non aveva ancora assaggiato la sua pasta, può immaginarselo come un uomo positivo. Quel genere di persone che hanno cuore e testa per sé e per gli altri».

«La natura unica, generosa e carismatica di Giovanni», racconta Luciana Bianchi, scrittrice e cuoca ora impegnata nel progetto Muyu, Galapagos, «lo ha trasformato in una delle figure più amate nel suo circolo di amicizia, nonché una delle figure più apprezzate della gastronomia italiana. La sua dedicazione e amore per la cucina italiana era una missione di vita prima che un lavoro. Era un amante del cibo e un connoisseur delle materie prime di qualità, un uomo che dava grande valore al duro lavoro delle persone dietro alla sua pasta: nessuno dei suoi collaboratori è mai rimasto anonimo. Fatico a parole descrivere l’importanza da Giovanni nella mia vita. Se n’è andato un gigante della gastronomia, uno dei più straordinari essere umani che abbia mai conosciuto».