IG2015 - programma

Grand Cru = fucina di talenti

Chiusa la quarta edizione, il Premio Birra Moretti si conferma vetrina privilegiata per giovani chef

22-11-2014
Il palco di Eataly Smeraldo a Milano, lunedý 17 novembre scorso. C'Ŕ attesa per il vincitore della quarta edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru, che poi sarÓ Davide Del Duca dell'Osteria Fernanda di Roma (nella foto, Ŕ l'unico vestito di scuro, nelle retrovie). In 4 anni, il contest ha puntato i fari su diversi cuochi di sicuro avvenire, alcuni giÓ affermati

Il palco di Eataly Smeraldo a Milano, lunedì 17 novembre scorso. C'è attesa per il vincitore della quarta edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru, che poi sarà Davide Del Duca dell'Osteria Fernanda di Roma (nella foto, è l'unico vestito di scuro, nelle retrovie). In 4 anni, il contest ha puntato i fari su diversi cuochi di sicuro avvenire, alcuni già affermati

2011-2014: 4 anni di Premio Birra Moretti Grand Cru, 634 chef e sous-chef under 35 da tutta Italia che hanno gareggiato con 864 ricette, valutate da una giuria ogni anno più stellata. Ma i numeri non sono tutto e non riescono a esaurire la complessità di questo concorso e le opportunità che crea nella carriera di un giovane chef. Ogni edizione infatti si è confermata una vera e propria piattaforma di talent scouting, come recita il claim stesso del Premio, a partire dai vincitori stessi.

Giuliano Baldessari laureatosi nel 2011, quand'era sous-chef de Le Calandre, ha da poco più di 8 mesi aperto il suo Acqua Crua a Barbarano Vicentino; Christian Milone vincitore nel 2012 ha portato la Trattoria Zappatori di Pinerolo (Torino) su tutte le guide più importanti italiane, calcato il palco di Identità Golose e pubblicato un libro con Mondadori. L’anno scorso, Luigi Salomone del Marennà di Sorbo Serpico (Avellino) è stato protagonista dell’edizione 2013 e relatore nell’edizione 2014 di Identità di Birra a Milano. Lo scorso 17 novembre invece, si è aggiudicato il contest il 32enne Davide Del Duca dell’Osteria Fernanda di Roma. Sarà lui a proseguire il percorso dei suoi 3 predecessori, senza nulla togliere però a chi non ha raggiunto il primo posto ma che è comunque riuscito a raccogliere ottimi risultati.

Christian Milone, vincitore del concorso 2012 (in foto con Claudio Sadler e Alfredo Pratolongo). oggi è tra le firme più promettenti della cucina italiana

Christian Milone, vincitore del concorso 2012 (in foto con Claudio Sadler e Alfredo Pratolongo). oggi è tra le firme più promettenti della cucina italiana

Se i vincitori sono stati quattro, non possiamo infatti dimenticare gli altri 36 finalisti anzi per la precisione 34 visto che per Giovanni Sorrentino di Vinile (Salerno) e Daniele Pennati dell’Hotel Roseg di Chiesa Valmalenco (Sondrio) le finali sono state ben due. Portiamo ad esempio il percorso di Fabrizio Ferrari, chef del Porticciolo 84 nascosto nel lecchese e che ha iniziato con la finale del 2011 un percorso ricco di premi e di conferme: la vittoria al Cous-Cous Fest, la stella Michelin confermata lo scorso 4 novembre per il decimo anno consecutivo e il Premio Birra in Cucina per la guida di Identità Golose 2015. A lui si affiancano Vitantonio Lombardo che dopo la finale del 2012 ha calcato da protagonista il palco di Identità Golose New York presentando la sua regione al pubblico newyorkese presente a Eataly New York.

Il 2014 ha regalato una stella Michelin a Fabrizio Tesse della Locanda d'Orta di Orta San Giulio (Novara) e Antonio Borruso dell'Umami di Bormio (Sondrio) rispettivamente in finale nel 2012 e 2013, ma anche la realizzazione di un sogno per quegli under 35 che hanno potuto finalmente prendere le redini di una loro cucina. Ad esempio il già citato Giovanni Sorrentino, che da poco più di 6 mesi è patron di Vinile, così come Michele Cella e il suo Basilico 13 a Treviso, Eugenio Boer al Fishbar e Meatbar de Milan e Alessandro Dal Degan, che si divide tra La Tana di Asiago (Vicenza) e la cucina del Villa del Quar.

Giuliano Baldessari, vincitore della prima edizione, anno 2011. All'epoca era il sous chef di Massimiliano Alajmo alle Calandre di Rubano (Padova), oggi ha un ristorante tutto suo, Acqua Crua a Barbarano Vicentino (VIcenza)

Giuliano Baldessari, vincitore della prima edizione, anno 2011. All'epoca era il sous chef di Massimiliano Alajmo alle Calandre di Rubano (Padova), oggi ha un ristorante tutto suo, Acqua Crua a Barbarano Vicentino (VIcenza)

C’è chi invece ha deciso di tentare la fortuna all’estero come Alessio Cancedda oramai da due anni in Australia e Vladimiro Poma che, a breve, aprirà un locale in Perù. Ciò che però nessuna di queste statistiche e riflessioni riesce a raccontare e che affidiamo però all’esperienza diretta vissuta da chi vi scrive, è l’atmosfera di professionalità e amicizia che si crea in ogni finale. Tutte le edizioni hanno regalato grandi emozioni a chi le ha vissute in prima persona e non è mai mancato l’instaurarsi di amicizie e rapporti personali, che hanno portato allo sviluppo di progetti, all’inizio di percorsi che stanno facendo la storia dei giovani chef italiani.