I Cerea ritirano dal menù la loro leggendaria costoletta: troppo successo

01-02-2019

Chiunque abbia successo, quale che sia il campo in cui si esprime, è condannato a vita a un suo successo, un’eccellenza che gli verrà chiesta e richiesta fino alla nausea, quella dell’autore che vorrebbe essere riconosciuto anche per altri belle e vincenti idee. Per i Cerea, a Brusaporto vicino Bergamo, il totem che lancia un’ombra su menù straordinari per qualità e varietà, pasta e riso, pesce e carne, verdure e dolci, è la Costoletta doppia orecchia d’elefante, gustata la quale una coppia è facilmente sazia e passa direttamente ai dessert.

Il successo è tale che la famiglia ha deciso che dal 15 febbraio prossimo si potrà godere dalla sontuosa costoletta di Vittorio solo su prenotazione telefonica al ristorante, fino ad esaurimento pezzi. Troppe richieste: «Abbiamo preso atto che le richieste sono cosi aumentate che non è più possibile soddisfarle tutte al momento, dobbiamo regolare il traffico.

«La nostra bandiera nasce da una materia prima d’eccellenza: innanzitutto, carne di vitello sanato pesante di razza piemontese, da animali contingentati. Acquistiamo dai migliori allevatori la totalità delle pezzature e della dimensione necessaria a realizzare la nostra costoletta, che è doppia rispetto al normale e pesa intorno ai due chili e mezzo. Chi vorrà gustarla dovrà prenotare, ma senza la certezza che ci sia ancora disponibilità», hanno detto gli chef Chicco e Bobo Cerea che non vogliono imitare tanti loro colleghi che spacciano per originali tanti prodotti cugini come la Chianina in Toscana o la Fassona in Piemonte per rimanere nel mondo della carne.

La costoletta manterrà la versione originale, impanata con pane e grissini per rendere particolarmente croccante lo scrigno esterno e mantenerne tenero e morbidissimo l’interno e servita con patate al forno e pomodorini di Pachino appena scottati. Una ricetta, come quella dei paccheri al pomodoro, che è anche un omaggio alla grande passione di papà Vittorio Cerea per la carne e per la qualità dei tagli, maturata durante la sua prima esperienza da garzone di bottega, proprio in una macelleria.