La cucina d'autore e il racconto digitale del cibo si sono incontrati ancora una volta attorno allo stesso tavolo. Giovedì 17 settembre Identità Golose Milano ha ospitato il secondo appuntamento di Conversazioni a Tavola, il ciclo firmato S.Pellegrino che mette in dialogo uno chef e un food creator, affidando al menu il compito di trasformare due linguaggi in un'esperienza condivisa. A scandire la cena sono state le nuove bottiglie S.Pellegrino, avvolte da cinque etichette da sfogliare una dopo l'altra. Sotto ciascuna si nasconde una domanda, un piccolo invito a rompere il ghiaccio e a lasciarsi sorprendere dalle conversazioni che possono nascere intorno a un tavolo.
Dopo la serata inaugurale con
Davide Di Fabio e
Aurora Cavallo, protagonisti in via Romagnosi sono stati
Mattia Pecis, chef di
Cracco Portofino, e
Martino Tornaghi, conosciuto online come
@tirmagno.
Pecis porta con sé una cucina maturata tra
Carlo Cracco e
Norbert Niederkofler, particolarmente riuscita nel legare la precisione dell'alta ristorazione alla stagionalità, al lavoro sull'orto e al pescato del Tigullio.
Tornaghi, dal suo canto, ha costruito una comunità di oltre un milione di persone attraverso videoricette colorate, accessibili e fortemente ancorate al ritmo delle stagioni.

L'executive chef dell'hub Edoardo Traverso, a sinistra, con Martino Tornaghi e Mattia Pecis
Il loro terreno comune è emerso con chiarezza: la centralità del vegetale, la ricerca di sapori leggibili e la volontà di avvicinare il pubblico alla cucina attraverso codici diversi. Il format ha preso vita direttamente a tavola: etichetta dopo etichetta, le domande hanno accompagnato il servizio e acceso il confronto tra gli ospiti.
Benvenuto alla Tir. L'apertura è affidata a hummus e baba ganoush, due preparazioni di matrice levantina ricondotte verso un gusto più rotondo e familiare, quasi all'italiana, grazie all'utilizzo di pomodori secchi e olive taggiasche. Un ingresso diretto, goloso e conviviale, coerente con l'universo comunicativo di
Tornaghi e con l'idea di una tavola capace di mettere subito a proprio agio.
L'orto s.s. 2026. Il passaggio più luminoso della serata. Il nome richiama una collezione di moda, ed è proprio così che
Pecis tratta il suo orto: una raccolta stagionale che, a settembre, può ancora contare sulle ultime verdure estive e accogliere le prime d'autunno. Il gelato alla mandorla accompagna ingredienti lavorati in consistenze diverse, con i pomodori in primo piano e il chimichurri dei ragazzi a imprimere slancio aromatico. Ogni boccone cambia e lascia emergere una verdura diversa, dentro una composizione di colori che cattura subito lo sguardo.
Rosso peperone. Il primo piatto e anche la scelta più rischiosa del percorso: maccheroncini cotti direttamente nella salsa di peperone, completati da ragù di molluschi, olio alle erbe e pasta di anacardi. Il peperone porta con sé dolcezza e una vena amaricante; le erbe rispondono con un'acidità spiccata, mentre molluschi e anacardi allargano il gusto tra sapidità e rotondità. Una composizione giocata su un equilibrio sottile, che proprio nella tensione tra amaro e acido trova la sua misura. Una scommessa vinta.
Ricciola e zucchine. Il trancio di ricciola, frollato e poi cotto alla brace, approfondisce l'impronta marina del percorso. Il pesce conserva una notevole delicatezza, appena incisa dalla brace; a sostenerlo sono le zucchine trombetta e le zucchine verdi, croccanti e lavorate anche in ceviche, con un richiamo alla scapece. La loro acidità dà slancio al boccone senza sovrastare la ricciola.
Il finale. Meringa al bergamotto, gelato alla linfa di fico e uva fragola chiudono la cena su un registro aromatico. La dolcezza della meringa incontra il profilo agrumato del bergamotto e quello vegetale del fico, mentre l'uva fragola aggiunge una nota immediata e riconoscibile. Un dessert che riporta il percorso alla sua idea iniziale: ingredienti leggibili, accostamenti contemporanei e stagionalità.
Quando arriva il dessert, le cinque etichette hanno ormai assolto il loro compito. Le domande sono passate di mano in mano insieme alle bottiglie e hanno accompagnato il servizio con discrezione, seguendo il ritmo delle portate. La cucina di Pecis e il linguaggio diretto di Tornaghi hanno trovato un punto d'incontro nella stagionalità, diventata materia da assaggiare e racconto da condividere.
Conversazioni a Tavola trova così la sua forma più compiuta. Il racconto cominciato nel piatto continua nelle parole degli ospiti, mentre la bottiglia diventa il tramite di uno scambio che cresce spontaneamente lungo il tavolo. Alla fine resta la sensazione di aver partecipato a una cena capace di proseguire anche dopo l'ultimo boccone.