Oliver Piras e Alessandra Del Favero

Aga dell'hotel Villa Trieste

via Trieste 6
32046 - San Vito di Cadore (Belluno)
+39 0436 890134

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Ah, l’amore! Ci immaginiamo la scena: galeotto fu il Da Vittorio, tempio bergamasco del buono. Qui il sardo Oliver Piras, classe 1986 da Monserrato (Cagliari), incrocia lo sguardo di Alessandra Del Favero, veneta classe 1988, da Pieve di Cadore: tra un Piccione alla Rossini e un piatto di Fragoline di mare al verde, la comune passione per la tavola diventa legame tra due esistenze pur diverse tra loro, per origini e attitudine: «Siamo di fatto una coppia sia in cucina che nella vita. Condividiamo e sperimentiamo in perfetta armonia».

Oliver e Alessandra sono ancora giovani, certo è che il loro incontro ne ha determinato per adesso le prospettive. Lui ha smesso di essere girovago: a 18 anni dalla Sardegna era partito per Strasburgo, in Francia. Tornato sull’isola per lavorare al S’Apposentu con Roberto Petza, aveva inanellato poi varie esperienze: in Belgio da Alberico Penati all'hotel Amigo, a Londra da Joël Robuchon («Vi appresi il rigore e l'organizzazione»), senza contare due stage prestigiosi al Celler de Can Roca a Girona e al Noma di Copenhagen. E il Da Vittorio, appunto, per tre anni («Ho un ricordo fantastico: i Cerea mi hanno subito dato tanta fiducia, con la possibilità di ideare ricette che entravano anche in carta»).

Lei, diplomata all’Alma, era finita a Brusaporto per approfondire le tecniche con l’idea però di rientrare a casa, all’hotel-ristorante di famiglia a San Vito di Cadore: «Volevo tornare nella mia terra perché sentivo che qui da noi c'era tantissimo ancora da sfruttare, e volevo approfondire il mio territorio». Detto fatto: lui prima s’avvicina, trovando impiego da Norbert Niederkofler. Poi nasce un’idea, fresca come l’acqua (che poi in ladino si dice “aga”): dar vita ad Aga, piccolo ristorante gastronomico all’interno dell’indirizzo dei Del Favero, l’hotel Villa Trieste a San Vito.

Alessandra: «Quando Oliver mi ha seguito ovviamente mi sentivo abbastanza responsabile: è venuto via da Da Vittorio, dove si stava benissimo e dove c'era un ambiente felice… Secondo me aveva comunque bisogno di un posto dove far vedere cosa aveva dentro». Che poi è quello che traspare dai piatti. Oliver: «Proponiamo una cucina naturale e leggera, senza abusare dei grassi, quasi omettendoli. Amiamo le note acide e amare. Usiamo tante erbe, poi», che son quelle che crescono rigogliose appena fuori dall’hotel.

Due cuori e un ristorante, che la Michelin nel 2016 illumina con la prima stella.

Ha partecipato a

IdentitÓ Milano


a cura di

Carlo Passera

classe 1974, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato soprattutto di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa esattamente l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta sui viaggi e sulla buona tavola. Coordinatore della redazione di identitagolose.it