25-09-2026

Azzurra: a Datça, la pizzeria aperta nella vecchia casa dei nonni, con Neapolis Moretti Forni

Sulla penisola turca fra l'Egeo e il Mediterraneo, Alex Dursun ha trasformato un'abitazione in pietra in un locale con pizza, cucina italiana e i prodotti della tenuta di famiglia

Da casa a ristorante: Alex Dursun racconta la st

Da casa a ristorante: Alex Dursun racconta la storia da cui è nata una pizzeria di successo

Per una ventina d'anni una casa in pietra di Eski Datça, il centro storico di Datça in Turchia, è stata l'abitazione di due agricoltori inglesi. Avevano coltivato agrumi in Sudafrica per un quarto di secolo e avevano scelto di ritirarsi su questa penisola della costa sud-occidentale turca, dove l'Egeo incontra il Mediterraneo. Quando sono tornati in Sudafrica, la casa è rimasta vuota per un anno. Dal 14 agosto 2025 ospita Azzurra, un ristorante italiano con pizzeria, e a gestirlo è il nipote, Alex Dursun.

Visione aerea di Azzurra e della zona che la ospita

Visione aerea di Azzurra e della zona che la ospita

«Quando i miei nonni sono arrivati, Datça era un piccolo villaggio tranquillo, il turismo era poco», racconta Dursun. «Negli ultimi anni è diventata una meta molto frequentata, da stranieri e da turchi, perché è un angolo del Paese rimasto intatto. Hanno aperto tanti ristoranti e bar, loro erano ormai anziani e hanno deciso di andarsene. A quel punto ci siamo chiesti che cosa mancasse a Datça. Ci sono molti alberghi e piccole pensioni, ma i ristoranti lavorano quattro o cinque mesi, durante l'alta stagione, e d'inverno chiudono. Serviva un buon ristorante aperto dodici mesi l'anno e abbiamo pensato a un italiano informale, con pizze, paste, carne e pesce».

Alex with his Neapolis

Alex with his Neapolis

Il forno è stato scelto a Izmir, durante una giornata dimostrativa organizzata da un importante distributore turco di Moretti Forni, dove una quarantina di ristoratori e pizzaioli hanno potuto vedere al lavoro i diversi modelli. «Stavamo cercando una soluzione da diverso tempo», ricorda Dursun. «Lì abbiamo visto quanto fosse semplice cuocere una napoletana in novanta secondi, quando è uscita la prima pizza ci siamo detti che quello era il forno che doveva stare ad Azzurra. È stata una decisione di cinque minuti». Oggi nel locale lavora un Neapolis, il forno elettrico a bocca aperta, pensato per cuocere alla perfezione la pizza in stile napoletano, classico e contemporaneo.

Alla ristorazione Dursun è arrivato senza un percorso professionale alle spalle, con una passione nata nei viaggi in Italia al seguito dei genitori, che per lavoro la frequentano spesso. «Sono stato a Roma, a Milano e in tanti altri posti, così mi sono innamorato della cucina italiana», dice. «Ma non avevo mai lavorato come cuoco. Ho imparato da solo, provando ricetta dopo ricetta per perfezionare l'impasto. Anche il locale lo abbiamo progettato io e mio padre, la sala, il bar, la cucina, senza avere esperienza, chiedendo idee e consigli a chi poteva darcene. La casa ha una storia lunga e non volevamo cambiarla del tutto: doveva continuare a sembrare una vecchia casa, infatti abbiamo tenuto tutti i mobili originali. Adesso gestisco il locale con la mia fidanzata e faccio anche le pizze».

La sala interna

La sala interna

Nei primi mesi Azzurra ha servito soltanto pizze, cocktail e vino. All'inizio del 2026 è partita la cucina, affidata a una brigata dedicata, e il locale è diventato un ristorante alla carta con antipasti, insalate, secondi e dolci. «Non è una cucina italiana al cento per cento», precisa Dursun. «Direi che lo è per l'ottanta per cento, il resto viene da ingredienti e influenze diverse. Fra i piatti più richiesti ci sono il Controfiletto, le Linguine ai frutti di mare e uno Spiedino d'agnello con fichi secchi e albicocche fra un pezzo di carne e l'altro, dolce e acido nello stesso momento. Nella Torta caprese usiamo le mandorle della nostra tenuta, una ventina di ettari vicino al ristorante, dove viviamo. Da lì arriva circa l'ottanta per cento delle verdure e delle erbe, basilico compreso, e anche l'olio: ne produciamo circa ottocento litri l'anno e al ristorante ne usiamo fra quattrocento e cinquecento».

L'inverno, in un paese che secondo Dursun conta fra i 35 e i 40mila abitanti, ha avuto un andamento altalenante, ma in ogni caso positivo. La prima estate invece ha superato le aspettative: «Per tre mesi abbiamo rifiutato cinquanta, sessanta persone al giorno, le prenotazioni arrivavano a quattro giorni di distanza», spiega. «In alta stagione vengono soprattutto turchi da Istanbul e dalle grandi città, ma abbiamo anche ospiti che soggiornano negli alberghi di Marmaris o che arrivano da Bodrum, a tre ore di macchina. Da noi non c'è chi mangia e se ne va: un tavolo resta due ore, due ore e mezza, con antipasto, insalata, secondo, dolce e una buona bottiglia fra i ventitré vini francesi, italiani, turchi e spagnoli che abbiamo in carta. Chi viene cerca un'esperienza, oltre a un buon piatto».

Sulla pizza, invece, Azzurra ha già cambiato strada una volta e si prepara a farlo di nuovo. «Siamo partiti con la napoletana, ma in Turchia il pubblico non ci è ancora abituato», racconta Dursun. «Nove volte su dieci ci dicevano che non era cotta, che i bordi erano crudi. Qui la pizza piace più cotta e croccante, e così siamo passati a uno stile romano. Adesso le più vendute sono la Pepperoni (nel senso americano del termine, con il salame piccante, ndr) e quella con il controfiletto affumicato. Però stiamo lavorando a un nuovo impasto per tornare alla napoletana nei prossimi mesi, perché qui tutti fanno la stessa pizza e noi vogliamo proporre qualcosa di diverso. Usiamo ottimi ingredienti e a Datça nessuno ha un forno come il nostro di Moretti Forni».

Per un locale che d'estate lavora sempre al completo, le altre soluzioni valutate avrebbero comportato una gestione più onerosa e il rischio di fermarsi proprio nei mesi di maggiore lavoro. «Con un forno a legna serve qualcuno che abbia la giusta formazione, che controlli il fuoco in ogni momento per tenere la temperatura adeguata per la cottura, e serve anche qualcuno che vada a prendere la legna tutti i giorni e tenga costantemente pulito il forno», spiega Dursun. «Il Neapolis è facilissimo da utilizzare in modo perfetto, ma anche da manutenere; è affidabile, non dà mai problemi e si pulisce anche senza nessuna fatica. Poi è un forno eclettico, possiamo usarlo anche per altro: durante un pop-up con due chef ospiti ci abbiamo cotto lentamente uno stinco di vitello, poi servito su un risotto. Io dico che ogni pizzeria dovrebbe avere un Neapolis, perché ci puoi cuocere le pizze, le carni, una gamma di preparazioni molto ampia».

Il prossimo cantiere riguarda il giardino dietro la casa dei nonni. Oggi Azzurra ha ottanta coperti all'aperto, e l'obiettivo è arrivare almeno a centotrenta. «È uno spazio molto bello, con gli ulivi e due grandi alberi di avocado che ci danno quattro, cinquecento frutti l'anno», dice Dursun. «Vogliamo sistemare i tavoli senza toccare nessuna pianta, perché resti naturale com'è».


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A cura della redazione di Identità Golose