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Biodinamici nel Gavi

Conoscere i vini de La Raia, bianchi e rossi vendemmiati e vinificati come bio comanda

09-04-2015

Parte del feudo vitato di proprietà de La Raia, azienda agricola del Gavi, nel Basso Piemonte, dal 2003 condotta secondi i dettami biodinamici dalla famiglia Rossi Cairo

Ci siamo avvicinati ai vini de La Raia nella prima delle nostre cene green primaverili al Ratanà, il 24 marzo scorso (la seconda è fissata per lunedì 20 aprile). C’era molta coerenza tra i piatti cucinati allora da Cesare Battisti e Alice Delcourt e i calici di quest’azienda di Novi Ligure nell’Alessandrino, gestita da oltre un decennio da Giorgio, capostitipite della famiglia Rossi Cairo e dal figlio Pietro.

Intanto stiamo parlando delle colline del Gavi, un feudo in grande ascesa tra i bianchisti e non solo. La Raia è una proprietà di 180 ettari, di cui 42 coltivati a vigna (la maggior parte si divide tra pascoli, boschi di castagno, acacia e sambuco). Fuori e dentro ai filari, il metodo di coltivazione seguito è in tutto e per tutto biodinamico (e non a parole: c’è la certificazione Demeter). In termini pratici, questo significa che le uve Cortese prendono forma grazie a un intervento moderato di sovescio, stallatico, corno letame e poco rame e zolfo di cava, sostantivi e processi che ai più diranno poco ma per i cultori dell’agricoltura sana significano molto. Accorgimenti importanti in vigna (e poi in cantina) che sono l’abc dei grandi prodotti che ritroverai nel bicchiere. 

Pisè, il Gavi ricavato da vigne di oltre 70 anni

Pisè, il Gavi ricavato da vigne di oltre 70 anni

Gavi è il territorio ma anche la sigla di una delle Docg più in ascesa d’Italia. E i Rossi Cairo la declinano dietro a tre etichette diverse: Gavi, Gavi Riserva Vigna della Madonnina e Gavi Pisé. Quest’ultimo è il vero prodotto da connoisseur perché le uve da cui si vendemmia sono abbarbicate su piante con oltre 70 anni di vita, arrampicate a 400 metri sul mare con esposizione a sud, sud-ovest. Tre caratteristiche che, unite a un suolo sabbioso il giusto, danno vita a un bianco di grande piacevolezza, ciò che rimane di 12 mesi di affinamento in vasche d’acciaio. Un paglierino scarico al palato molto armonico e ricco, nel suo bouquet a prevalenza floreale. Nota non da poco: la notevole longevità del Pisè dopo l’apertura della bottiglia, fino a 4 5 giorni in cui assistiamo al passaggio graduale dalle note floreali (e anche fruttate) a quelle minerali e agrumate.

Ma non di solo bianco, si anticipava, vive l’azienda: La Raia sono anche due Piemonte Doc, Barbera e Barbera Largé, affinata in barrique di rovere per 19 mesi, un rosso rubino molto intenso che, specie in inverno, fa la gioia dei cultori di arrosti di carne rossa, brasati di selvaggina e formaggi stagionati.

Da La Raia proviene anche dell'ottimo miele biologico

Da La Raia proviene anche dell'ottimo miele biologico

Il contenuto del calice non è che una parte della produzione e delle infinite attività dell’azienda, improntata in tutto e per tutto alla filosofia bio: da qui escono squisiti mieli (millefiori, miele di bosco e il raro miele d’acacia) e la frutta e verdura a domicilio impacchettata nei box monoprodotto PortaNatura, da un’idea di Tom Dean, marito di Caterina Rossi Cairo.

L’ultimo inciso è per la Fondazione Raia, fondata nel giugno scorso: nata per promuovere una riflessione critica sul paesaggio, coinvolge ciclicamente artisti, filosofi, paesaggisti, fotografi e architetti in una serie di interessanti dibattiti sui massimi sistemi.


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