Il Vinitaly dei piccoli

Un bilancio finale di Verona: anche quest'anno, afflusso boom. Ma vincono i microproduttori

27-03-2015

La 49ma edizione di Vinitaly va a bilancio con 150mila visitatori provenienti da 140 paesi del mondo, e 2.600 giornalisti di 46 nazioni. La cinquantesima edizione si terrà al 10 al 13 aprile 2016. Di mezzo si sarà Expo 2015, con l’area vino curata proprio da Vinitaly (Foto Ennevi-Veronafiere)

Orgoglio e pregiudizio. Tutto made in Italy, anzi in Vinitaly. L’orgoglio è quello di essere italiani, di poter proporre un panorama enologico incredibilmente vasto e variegato, con bicchieri di grande qualità. E tante storie di territori e viticoltori, sacrifici e soddisfazioni. Il pregiudizio è che Vinitaly sia una sorta di fiera degli “Oh bej oh bej” riportata al vino, esponenzialmente più grande. Questo lo dicono alcuni operatori che provengono dall’estero: “Eh sì, a Verona si parla, si chiacchiera, si mangia una fetta di formaggio e un po’ di pane…”. Gli affari? Anche, ma non è la questione principale.

Vero è che, purtroppo, ci sono ancora varie realtà che si presentano a Verona per fare spettacolo, solo per far apparire tutto bello e luccicante. Insomma, solo “chiacchiere e distintivo”. Ma il Vinitaly al quale ci piace credere – forse siamo un po’ creduloni – è quello delle piccole realtà che fanno fatica a prendere in affitto in fiera uno spazietto di 3 metri per 3, che quasi non ci entrano nemmeno un tavolino e un frigo per le bottiglie, e che possono solo contare su quello che hanno, cioè in quei vini che raccontano di storia e fatica.

Il vino va prodotto con passione, certo. Ma va anche venduto. E quest’anno sembra proprio che gli operatori professionali siano arrivati a Verona con ottime intenzioni. Anche solo per un fattore: i vini italiani piacciono e costano meno dei francesi. Non è una nostra considerazione astratta, ma un dato preciso. L’Italia è il primo paese al mondo per esportazione di vino, parliamo di 20,5 milioni di ettolitri di vino pari al 21% dell’export mondiale, ma solo il secondo in termini di valore, 5,1 miliardi di euro dietro proprio alla Francia, che si attesta attorno ai 7,7 miliardi, centesimo più, centesimo meno. E qui riemerge l’orgoglio italiano: ma è vero che il vino francese possa valere oltre il 50% più del nostro? Siamo noi troppo onesti o loro troppo cari?

Domande alle quali non si può dare una risposta “su due piedi”, ma il Vinitaly ha dimostrato che il nostro vino piace al mercato estero (quello italiano è fermo da anni, e la fine del tunnel non sembra intravedersi). E piace soprattutto il fatto di avere una grande varietà, di poter trovare centinaia di vitigni autoctoni e vini di identità. Di questo dobbiamo essere orgogliosi, dopo essere usciti dallo scandalo del metanolo di quasi 30 anni fa riuscendo, per una volta, non a nascondere i problemi della viticoltura, ma a ripartire con una vera e propria rinascita. Basta non ricadere negli errori di 30 anni fa.

Ultime considerazioni, con freddi numeri. In quattro giorni ci sono stati 150mila visitatori provenienti da 140 paesi del mondo, e 2.600 giornalisti di 46 nazioni. E l’appuntamento è per la cinquantesima edizione, dal 10 al 13 aprile 2016. Di mezzo c’è Expo, con l’area vino curata sempre da Vinitaly. L’occasione è quella giusta. Sempre che si sfuggirà alle insidie da “Oh bej oh bej”.

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Rubriche - In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

a cura di

Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia, è sommelier e grande appassionato di whisky scozzesi e birra, soprattutto quella artigianale italiana