Livewine 2015

Alcuni ottimi assaggi gustati al Salone internazionale del vino artigianale di Milano

27-02-2015

Ripresa aerea di Livewine al Palazzo del Ghiaccio, da venerdì a domenica scorsa a Milano. Protagonisti, produttori di vino aritigianale dall'Italia e dall'estero

L’anno scorso erano tutti stipati alla Cascina Cuccagna. Sicuramente un luogo più artigianale, ma con un problema strutturale che aveva obbligato l’organizzazione a far entrare a scaglioni le persone per non rischiare di far venire giù tutta la “baracca”. Quest’anno la cornice era quella liberty del Palazzo del Ghiaccio di Milano, con il ferro e il legno che, assieme al vino, hanno scaldato l’atmosfera senza grandi problemi. Live Wine è stato un ritrovo per chi ama fare e consumare vino secondo natura. Vini autentici e reali espressioni del proprio territorio d’origine, dell’annata e del lavoro dell’uomo.

“Se mi nasce un figlio, non è che lo metto nella culla e poi lo lascio crescere da solo per un anno”. Questa metafora di Mauro Giardini di Villa Venti, per noi è stata la presa di posizione più naturale e apprezzata di tutta la giornata. La linea di demarcazione tra chi continua a credere che più il vino si fa da solo e meglio è e quelli che invece riescono veramente a crescere il loro vino come un figlio naturale. Facendo emergere i caratteri diversi, le personalità diverse, di “figli” che crescono in territori diversi. Ma pur sempre educandoli ad affrontare il mondo con equilibrio e senza puzza sotto il naso.

Di questi esempi Live Wine era strapieno. A partire dagli stessi vini Villa Venti, espressione di una Romagna verace e accogliente. Partiamo negli assaggi con il Serenaro, da uve Famoso, un bianco aromatico in cui l’albicocca ti avvolge il naso e il pepe la bocca. Primo Segno 2011 è un Sangiovese in purezza che vibra in bocca per la sua freschezza e bevibilità, un gioiellino. Il patron Giardini è un tipo loquace. Mentre assaggiavamo il taglio bordolese Felis Leo 2009, più rotondo nelle note fruttate, è stato un piacere ascoltarlo nel suo racconto delle “prove d’anfora georgiana” in cui lui è immischiato, insieme ad altri viticoltori romagnoli (ne abbiamo parlato qui). Il vino dal vitigno autoctono centisimino, A, è il prodotto di questo esperimento. La sua arcaicità produttiva, lo rende una scoperta estremamente moderna.

Passando alle confinanti Marche, c’è un nome di donna che non riusciamo a scordare: Maria Pia Castelli. Un’azienda agricola che ha il nome di chi la guida, una signora dal sorriso contagioso che riesce a proporre vini schietti che trasudano l’autenticità della terra che li origina. Orano è un sangiovese selvaggio ed erbaceo, in cui i tannini non astringono ma lasciano altresì una sensazione di residuo di brace e sabbia. Scie di materia. Erasmo Castelli è il vino leader dell’azienda, frutto di uve Montepulciano, raccolte in cassetta e con una resa bassissima, solo 35 quintali per ettaro. Possente, un abbraccio di un amico che non si vede da tanto tempo, con cui inoltrarsi in un sottobosco fitto, con tannini che ricordano la buccia dell’uva.

 Fleury, champagne da Courteron

 Fleury, champagne da Courteron

Chiudiamo con i primi vini che abbiamo assaggiato durante il nostro live wine tour. Gli champagne della maison Fleury. Blanc de noirs e Brut Nature. Siamo nella Côtes des Bar, nella zona più a sud dello Champagne, in un’azienda viva fin dal 1929. Il primo riflette un bouquet di frutta composto da torta di mele e susine, con perlage avvolgente. Il secondo è un dosaggio zero in cui si realizza pienamente il motto del fondatore “l’art d'être naturel” e in cui la scorza di limone presagisce lunga vita.
La manifestazione non è rimasta tra quattro mura, ma, come se fosse un Fuori Live Wine, ha allungato i suoi sentori in tanti appuntamenti serali, che, per tre giorni, hanno innestato a Milano un’ulteriore dose di fermento.


Rubriche - In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Identità Golose
a cura di

Martino Lapini

Milanese incastrato dalla Romagna. Copywriter. Vorrebbe invecchiare in una botte di rovere. Twitter @martinolapini