La comune dello Champagne

Sette importatori italiani di grandi bollicine francesi fanno squadra sotto il nome di Club Excellence

23-10-2014

Le capsule di molte delle etichette di champagne in degustazione a Bollicine Experience, festival dello champagne promosso lunedì scorso al Devero Hotel di Cavenago Brianza da Club Excellence, marchio che raccoglie 7 importatori di bollicine francesi in Italia: Sagna, Balan, Cuzziol, Meregalli, Heres, Pellegrini, Sarzi Amadè 

Un club di eccellenza che nasce da un obiettivo pragmatico. Sembra una contraddizione ma a volte la realtà si fa capire meglio proprio quando ci parla in modo contraddittorio. Al Devero Hotel di Cavenago, patria del ristorante condotto da Enrico Bartolini, per una volta l’attenzione non è rivolta alla cucina. Lunedì scorso, la sala congressi al piano interrato è stata il contenitore di Bollicine Excellence, un festival dello champagne promosso da Club Excellence, che riunisce gli storici importatori e distributori dell’adorata bolla d’oltralpe.

Sagna, Balan, Cuzziol, Meregalli, Heres, Pellegrini, Sarzi Amadè sono i 7 pilastri grazie ai quali maison come Louis Roederer, Thienot, Bruno Paillard, Bollinger, Pol Roger, Jacquesson arrivano in Italia. E a cui si è dovuta una staffetta di degustazione così esclusiva. “Tante persone gridano più forte che una sola”. Massimo Sagna non poteva essere più diretto. Lo è stato per esprimere la sua soddisfazione vedendo tutte le persone che hanno partecipato all’evento – più di 1.500 - e, in egual modo, per ribadire lo scopo del Club, non altro se non la ricerca di soluzioni comuni ai medesimi problemi.

Quello che ci aspettiamo facciano tutti i produttori di vino che condividono una terroir e una denominazione, vale a dire fare fronte comune per comunicarsi meglio e vendere di più, in questo caso lo hanno fatto gli importatori. È giusto dargliene atto, fosse solo per la sicurezza di avere una bottiglia ben conservata e che si è risparmiata maratone e maratone di viaggi inutili. Il brulicare intorno ai banchi di assaggio, i libretti per gli appunti inumiditi da gocce millesimate, le capsule colorate abbandonate come tessere di mosaico, hanno testimoniato quanto questa scelta sia condivisa e deglutita con piacere.

La giornata di lunedì è stata un assalto, un’inarrestabile presa di bollicine. E di coscienza. Come traspariva dai racconti e dagli incontri che intervallavano gli assaggi. La proprietaria di un’enoteca con mescita di Torino ci raccontava della sua fatica a vendere un certo di tipo di champagne, come quello di Françoise Bedel, azienda biodinamica dal 1998 che utilizza anche tank di cemento smaltato per la vinificazione. “Devo iniziare a sbicchierarlo, così sarà più facile per me raccontarne la storia di questi champagne”. Daniela, enotecaia di Como ci ha confidato una sua convinzione. “Lo champagne non è un post di facebook o twitter, bisogna saperlo aspettare, non è qualcosa che si perde dentro l’istante. Che senso avrebbe, già domani, dimenticarsi di lui?”.

ASSO PIGLIATUTTO. Tra i preferiti dal pubblico, Cristal 2006 di Roederer

ASSO PIGLIATUTTO. Tra i preferiti dal pubblico, Cristal 2006 di Roederer

E quando la tensione era già indirizzata verso i saluti, arriva la proposta indecente. Una degustazione a sorpresa assieme ad alcuni colleghi. Due ore condotte da Alberto Lupetti, uno dei maggiori esperti italiani di champagne, filate via nella pura informalità assieme al presidente Sagna, a Giuseppe Meregalli e agli altri imprenditori che hanno assaggiato con noi i vini da loro importati. Alla fine di tutte le batterie di degustazione ci siamo concessi un gioco collettivo: ognuno doveva dichiarare il proprio podio personale.

Nonostante non stessimo occupando un privè, il Cristal 2006 di Roederer ha fatto il pieno di voti insieme alla Grande Année 2004 di Bollinger. Per noi una menzione speciale è andata anche all’Avizoise di Agrapart 2007, un blanc de blancs di una freschezza disarmante che denota una perfetta gestione del legno. Da ultimo ci permettiamo di versare un po’ di prosa anche sul principe dei vini. Il Monmarthe Privilege, blend di 50% pinot noir e 50% chardonnay di una piccola maison ormai alla sesta generazione, costa a chi lo importa 12 euro. Il naso è barocco al punto giusto, la spuma non aggredisce e in bocca è bilanciato tra miele millefiori e confettura di mela cotogna. Un vero privilegio trovarlo a scaffale sotto i 30 euro.


Rubriche - In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Identità Golose
a cura di

Martino Lapini

Milanese incastrato dalla Romagna. Copywriter. Vorrebbe invecchiare in una botte di rovere.