Italian FOOD&WINE Festival

L'Orto di Venezia

Ha fondato più di 60 televisioni. Ma ora Michel Thoulouze si dedica solo al suo vino di laguna

22-06-2014

Le bottiglie di Orto e la laguna di Venezia. Un incontro magico che ha permesso a Michel Thoulouze di inventarsi una nuova vita, dopo i tanti successi raccolti con Canal Plus. Il suo vino è un bianco dalla grande mineralità, in cui spicca la Malvasia istriana della costa dalmata, al 60%, miscelata con il 30% di Vermentino e 10% di Fiano

Dalla Francia alla laguna veneta, il destino di Michel Thoulouze era segnato da un percorso bizzarro che lo ha portato a proseguire la sua carriera a Venezia, tra i canali d’acqua anziché quelli televisivi. Per molti anni è stato l'anima creativa di Canal Plus nel mondo, con in mano molti dei principali canali satellitari a pagamento: nel 2000 decise però di trasferirsi a Sant’Erasmo. Ovvero su un’isola di appena 700 abitanti nella laguna di Venezia, famosa da sempre per “l’orto dei dogi” dove, fin dai tempi della Repubblica Veneta, vi si coltivavano le speciali e particolari verdure, cresciute tra mare e terra, tra cui i carciofi violetti di Sant’Erasmo.

Thoulouze arrivato qui decise di acquistare la più bella abitazione dell’isola, con undici ettari di terreno, all’epoca però pieno di rovi. Bonificò e mise a dimora 4,5 ettari di vigneti, modellando il suo paesaggio ideale. Per costruire il suo progetto si fece aiutare da grandi consiglieri, come Alain Graillot, creatore in Côte du Rhône del famoso Crozes Hermitage, e di Claude Bourguignon, agronomo di Romanée Conti in Borgogna. Bourguignon, in particolare, prima di fargli piantare le vigne, gli ordinò di preparare i terreni seminando per tre anni orzo, sorgo e avena, secondo il metodo chiamato “duro su duro”, ossia senza dissodare.

E così oggi Michel può dire di non aver mai usato un aratro, fertilizzanti chimici e tanto meno diserbanti. Lavora senza appoggiarsi a un enologo, cercando di fare il suo vino solo secondo «natura e buon senso». Nasce con la vendemmia 2008 il primo vino bianco fatto in laguna, l'Orto di Venezia. Per caso, poco dopo aver iniziato questo progetto, venne ritrovata nei suoi possedimenti una mappa settecentesca su cui c’era scritto “Vigna del Nobil Uomo”: una specie di segnale che confermò a Michel che il suo vino stava per nascere.

Le uve impiegate sono prevalentemente di Malvasia Istriana, anche se il blend prevede una percentuale di Fiano e di Vermentino, e non è affinato in barrique. Si tratta di un vino bianco con alto contenuto di minerali, versatile per gli abbinamenti, specie con i piatti tipici veneziani. Uno dei primi ristoranti della laguna in cui fu promosso è il Vecio Fritolin, che lo abbinava al semplice Fritto di pesce. Vengono prodotte solo 15.000 bottiglie all’anno, ma in arrivo a breve c'è un progetto per il millesimo 2011, con 350 magnum invecchiati in laguna, nell’acqua.

Ma cos’ha il vino che la televisione non ha? Thoulouze risponde che secondo lui «sono identici per un aspetto. L’Orto non esisteva e l’ho creato dall’acqua, proprio come feci nel passato con le reti e i programmi televisivi. Tuttavia la reale differenza è rappresentata dal tempo. Un canale satellitare si progetta in sei mesi, mentre per questo vino ho lavorato quasi dieci anni, ma sono felice di aver trovato il famoso terroir proprio in questo posto. Il mio vino si trova nei migliori ristoranti d’Europa ed è stato l’unico vino italiano, fuori carta, nel ristorante parigino di Alain Ducasse all’Hotel Plaza Athénée».

Oggi Michel, così lo chiamano anche i suoi vicini di casa lagunari, fa il viticoltore imparando ogni giorno qualcosa dai contadini e dagli ortolani di Sant’Erasmo, che gli hanno sempre detto di non affidarsi agli enologi perché in realtà «il vino è solo uva fermentata». Con la sua semplicità, questo è Orto.


Rubriche - In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

a cura di

Cinzia Benzi

Laureata in psicologia, è stata rapita dalla galassia di Identità Golose. Se lo studio del vino è la sua vita, la vocazione di buongustaia è una scoperta in evoluzione