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Vino, territorio, uomo

La storia ventennale della cantina Gulfi, di Cerasuolo di Vittoria, Ŕ fatta di saggi investimenti

29-07-2016

L'enologo Salvo Foti davanti alla cantina Gulfi, che guida insieme al fondatore e proprietario Vito Catania

Investire sull'uomo. E incentivare a fare sempre meglio. Perché solo così si può lavorare bene in cantina e in vigna. Salvo Foti, enologo, non ha dubbi: «È vero che il vino nasce in vigna, ma se lasciamo la natura a se stessa, non otterremo assolutamente nulla. Bisogna saper coltivare, prima di tutto. E poi lavorare bene anche in cantina, con strumenti adeguati».

Queste sono, in sostanza, le fondamenta della cantina Gulfi, a Chiaramonte Gulfi in Sicilia, e di un progetto realizzato dal fondatore e proprietario dell'azienda, Vito Catania, che ha voluto al suo fianco l'esperienza di Salvo Foti.

Investire sulla professionalità ha portato anche un vantaggio per la zona, visto che tutti i dipendenti sono siciliani, che sono stati preparati e formati per poter lavorare sui 65 ettari di vigneto dell'azienda.

La cantina di affinamento

La cantina di affinamento

Un progetto che compie 20 anni, come spiega Foti: «Mi ricordo che quando si è partiti nel 1996 in Sicilia c'era una notevole presenza di Chardonnay e Merlot, quasi stessero diventando loro i vitigni autoctoni della zona. Con Vito Catania, invece, abbiamo deciso di lavorare sulle uve delle nostre zone».

Sono infatti tre le aree geografiche dove lavora la cantina Gulfi: prima di tutto la zona del Cerasuolo di Vittoria, dove ha sede la cantina; poi c'è Pachino, dove si esprime al meglio il Nero d'Avola; e infine c'è una piccola zona sull'Etna.

«Abbiamo puntato molto sulla coltivazione ad alberello, che in questa area ci dà notevoli vantaggi. Prima di tutto si ha uno sviluppo verticale, e naturale, delle piante, mantenendo invece i grappoli bassi. Inoltre abbiamo puntato su un'elevata densità delle piante, con 8.000 piante per ettaro. Questo comporta una maggiore protezione del frutto, e un miglioramento della maturazione e della sanità dell'uva. D'altro canto, ciò non ci permette alcuna meccanizzazione, con il lavoro che può arrivare anche a 1.000 ore ettaro». E questo significa investire sui propri dipendenti. Professionalità, come detto all'inizio.

La cantina, inoltre, è tutta su un unico livello: una scelta che aiuta certamente a ottimizzare il lavoro. Gulfi è oltretutto azienda che lavora in conduzione biologica, anche perché la volontà è quella di massima naturalezza dei vini.

La coltivazione ad alberello

La coltivazione ad alberello

Parliamo dei vini, a partire dal Cerasuolo di Vittoria 2015: un vino fresco e immediato, che non vuole essere un "vinone" pesante, ma che vuole esaltare i profumi e la bevibilità. Il Nerojbleo 2011, invece, è un Nero d'Avola in purezza dove l'eleganza fa da padrona, realizzato sempre nella zona dei Monti Iblei. Di tutt'altro genere è il NeroBaronj 2010, sempre Nero d'Avola, ma della zona di Pachino.

«Qui abbiamo quattro zone – spiega Foti - anche vicine tra loro. Ma ognuna offre un risultato completamente diverso». Complesso ed elegante, il NeroBaronj non disprezza l'affinamento prolungato. Si chiude con Reseca 2010, Nerello Mascalese che arriva invece dall'Etna. In questo caso sono solo due gli ettari di proprietà di Gulfi: il vino che ne deriva è sorprendente per un bouquet ampio che, assaggio dopo assaggio, continua a evolvere positivamente.


Rubriche - In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

a cura di

Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia, è sommelier e grande appassionato di whisky scozzesi e birra, soprattutto quella artigianale italiana