Gianluca Gorini

Foto Brambilla-Serrani

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DaGorini

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Premio Sorpresa dell’anno per la Guida Identità Golose 2015. Premio Chef dell'anno per la Guida Identità Golose 2019. In mezzo quel quadriennio decisivo per trasformare una giovane promessa in un professionista a tutto tondo, cui non si riconosce solo talento, ma molto di più: Gianluca Gorini - di lui stiamo parlando - è la stella forse più brillante dell'intera sua generazione.

Marchigiano di Pesaro, classe 1983, assomma tutte e tre le caratteristiche che conducono a importanti traguardi, nel mondo della cucina: provenire da una famiglia di ristoratori, aver avuto grandi maestri e soprattutto avere le idee chiare sulla conduzione della propria carriera. Lui ha respirato l’aria delle buone pietanze fin da piccolo, mamma e zio gestivano una trattoria; facile quindi che seguisse questa carriera, «non c’è stato un momento preciso in cui ho detto: “Faccio il cuoco”. Perché, essendo cresciuto tra pentole e fornelli, per me è stato un percorso spontaneo. Ricordo il profumo straordinario della pasta fresca fatta in casa. Era magico vedere la nonna e la mamma lavorarla con le mani. C’era amore in quello che facevano, c’era emozione», un vero e proprio imprinting.

Fresco di studi all’Alberghiero di Pesaro, inizia a muoversi sul campo prima nella Romagna balneare, poi dal suo primo maestro, Paolo Teverini, a Bagno di Romagna, nell'entroterra quasi al confine con la Toscana: «Sono rimasto folgorato dalla sua passione per questo mestiere, da come si muoveva in cucina. Ho capito quanto fosse importante la conoscenza della materia prima». Il passo successivo è l'estero: prende un volo per Londra, primo obiettivo imparare l'inglese. Ma trova anche posto nella brigata di Monsieur Max, ristorante stellato di cucina francese, chef Alex Bentley: «Con lui compresi l’importanza dell’organizzazione, delle gerarchie».

Fondamentale l'esperienza successiva, tornato in Italia: a fianco di Paolo LoprioreIl Canto di Siena, dal 2008 al 2012, «mi ha permesso di scoprire nuove sfaccettature, cose che ancora non avevo mai contemplato in cucina». Gorini è considerato ancor oggi l'allievo loprioriano per eccellenza. Nello stesso 2012, passato a lavorare con Francesco Bracali, ottiene il premio Miglior chef emergente del Centro Italia. Nel 2013 è chiamato a Le Giare di Montiano, di nuovo in Romagna; il patron Claudio Amadori scommette su di lui e gli dà per la prima volta i galloni da chef. Ne seguono quattro anni intensi, in cui tutti i buongustai d'Italia imparano a riconoscerne lo stile: «Parto dai ricordi del passato e li unisco alle innovazioni che ho sperimentato. Voglio cucinare nel modo più vero possibile, voglio trasmettere me stesso con trasparenza e sincerità, anche nel modo di trattare la materia prima». Nel settembre del 2017 torna a Bagno di Romagna, in frazione San Piero: vi apre con la moglie Sara Silvani il DaGorini, dove è chef-patron. Gli allori arrivano presto, come abbiamo visto.

Sintetizza così: «Esperienza, volontà, preparazione e coincidenze fortunate. Credo sia questo il riassunto della mia vita professionale».

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Carlo Passera

classe 1974, milanese orgoglioso di esserlo, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta su viaggi e buona tavola. Coordinatore della redazione di identitagolose.it
Instagram: carlopassera