Vini kiwi

Procede il nostro viaggio a Central Otago in Nuova Zelanda. Oggi, quattro cantine

21-09-2013
Chard Farm, una delle aziende più impervie da rag

Chard Farm, una delle aziende più impervie da raggiungere in Nuova Zelanda, nella suggestiva Gibbston Valley, alle porte di Queenstown. Si distingue ovviamente per dei validi pinot noir e riesling

(continua dalla prima parte)

Wild Earth
 è un bellissimo esempio del carattere di Central Otago e della enorme diversità delle aziende vinicole presenti: quasi arroccata su un terreno difficile, fa della rusticità e del suo essere piccola il suo vessillo; altrettanto impervio arrivare a Chard Farm, un’azienda che però produce molto, molto di più della precedente. Chard Farm, situata nella Gibbston Valley, alle porte di Queenstown, si distingue ovviamente per il pinot noir - il River Run 2010 da godere per il suo carattere giovane e fresco mentre tra le selezioni leggera preferenza al Viper per la struttura - e merita una menzione anche per il riesling, 2011 in particolare, leggermente agrumato e solido.

Il giardino esterno di Amisfield: imponente il pinot noir RKV

Il giardino esterno di Amisfield: imponente il pinot noir RKV

Sempre nella Gibbston Valley, che tende ad essere più fresca e presenta vini generalmente più complessi (come succede al lato opposto della regione, cioè verso Wanaka) c’è Amisfield che invece fa del bistrot e della moderna struttura il suo punto di attrazione, ha un intero catalogo di vini disponibili anche alla cellar door. Imponente il pinot noir RKV, attualmente disponibile la 2008, che però perde leggermente al sorso nonostante il naso molto strutturato. Cum grano salis?

Due dei progetti di ricerca del Centre For Sustainability dell’Università di Otago includono il vino nell’analisi socio-economica del territorio; oltre ai numeri l’attenzione è stata rivolta ai mercati e alla percezione della qualità, tanto per i consumatori quanto per i produttori. Francamente il quadro che ne emerge è sfocato: la legislazione neozelandese non è complessa quanto quella italiana, e se da una parte i produttori preferiscono tenere le maglie larghe quanto a protocolli produttivi e vincoli al risultato, dall’altra sembrano lamentare la mancanza di strumenti che aiutino il consumatore non tanto a ‘muoversi’ quanto a scegliere proprio il loro vino! (l’insolente legislazione che tutela la produzione e anche i consumatori??).

Una veduta della Gibbston Valley, Gibbston Valley, parte del Bacino di Wakatipu Basin, nella regione di Otago

Una veduta della Gibbston Valley, Gibbston Valley, parte del Bacino di Wakatipu Basin, nella regione di Otago

Alcuni dei produttori storici, per intenderci coloro che hanno fatto nascere la denominazione a partire dalla metà della decade 1980, rivendicano il loro merito e primeggiano come solisti, relegando gli altri al ruolo di coristi. Ma se passate in visita da un produttore come Rippon, a Wanaka, è impossibile non notare la differenza nell’approccio, nei vini, nella filosofia sottostante a questo solista. Rippon come molti altri fa i vini ‘a modo suo’; inquadrarlo vorrebbe dire delineare esattamente cosa significa ‘biologico’ o ‘biodinamico’ o ‘naturale’ nel tentativo di ricavarne una definizione univoca e vincolante e che non si limiti ai protocolli di produzione ai fini di legge (sarà mai qui che si scontrano gli interessi e la realtà stessa?).

Fanatico sarebbe, per lui come per altri colleghi, un termine completamente fuori luogo; il suo gewürztraminer Jeunesse si ottiene da vigne giovani ed è uno dei pochi vini varietali sì ma senza essere impoverito da tanto rispetto della tipologia; e il suo pinot noir è un vino costante, costellato da fruttini rossi mai eccessivamente aciduli e di beva facile, senza bisogno di salire nelle riserve.

(2. continua)


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