Matteo Aloe

 Foto Brambilla-Serrani

 Foto Brambilla-Serrani

Berberè

Cinque sedi:
1) a Castel Maggiore (Bologna)
2) a Bologna 
3) a Firenze
4) a Milano 
5) a Londra (Radio Alice)

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C’è Cristina Bowerman avvocato mancato; Niko Romito forte della laurea in Economia; Giuseppe Iannotti che si fregia del titolo di ingegnere… Matteo Aloe, col fratello Salvatore, era approdato a Bologna dalla natia Catanzaro proprio per andare all’università felsinea. Si sa com’è la vita di uno studente in trasferta: soldi inversamente proporzionali alla voglia di divertirsi, dunque tanto street food che costa il minimo, riempie ed è sinonimo di socialità. Non però di bontà: «Mi sono reso conto che mancava una pizza fatta bene». Dunque perché non sfruttare la laurea in Economia e Marketing con tesi sul Restaurant Marketing – a quel punto ormai conseguita – per aprire una pizzeria come lievito comanda?

E’ nato così il progetto Berberé (il nome è preso in presto dalla miscela piccante che si usa nel Corno d’Africa): per caso, studio, opportunità, passione. Matteo, classe 1986 e un bernoccolo per la cucina che già lo aveva portato a lavoricchiare allo Scaccomatto, tipica trattoria lì in città, ed era anche transitato al Joia milanese di Pietro Leemann, è diventato il patron (ma spesso con le mani in pasta, mentre il fratello rimane più nell'ombra e si dedica al commerciale) di una realtà che poco a poco si è ingrandita, oggi conta 38 dipendenti: nel 2010 la prima tappa col ristorante Berberè light pizza &food a Castel Maggiore (Bologna); nel 2013 Alce Nero-Berberè nel centro di Bologna; Berberè craft pizza &beer a Firenze nel settembre 2014, poco dopo aver coronato un sogno, lo stage al Noma di Copenhagen. Che lo ha esaltato: «Molti piatti vegetariani, pochissima carne; un servizio veloce, senza fronzoli; sapori nuovi, tanta acidità, freschezza e leggerezza. E’ quello il futuro della ristorazione», ossia «offrire democraticamente alta qualità attraverso concetti pop, accessibili ai più sia in termini economici sia in termini di facilità».  A ottobre 2016 Berberè sbarca a Milano. Qualche mese dopo, il grande salto all'estero, con Radio Alice a Londra.

Le pizze degli Aloe devono molto alla consulenza di Beniamino Bilali, durata un anno: stagionali, buone, sostenibili, frutto di ricerca continua su farine, fermentazione, topping, metodi di cottura e proprietà nutrizionali, «le definisco light e slow perché sono fatte artigianalmente, con solo lievito madre e fermentazione a 26° per 24 ore. In questo modo l’amido viene scomposto in zuccheri più semplici da digerire. Tutto ciò è compreso nel grande insieme del biologico. Il cibo vero è per forza biologico».

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Carlo Passera

classe 1974, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato soprattutto di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa esattamente l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta sui viaggi e sulla buona tavola. Caporedattore di identitagolose.it