Enrique Dacosta

 Foto Brambilla-Serrani

 Foto Brambilla-Serrani

Quique Dacosta

contrada Las Marina, km 3
Denia
Spagna
 T. +34.96.5784179

Un fascino pop orecchiabile, colorato, maledettamente accattivante… Quique Dacosta (a detta di Bob Noto) è il Paul McCartney della cucina spagnola, forse meno grilli per la testa di un Andoni Luis Aduriz-John Lennon; eppure anche la melodia può far pensare mentre tarantola il piede sotto il tavolo… Il suo mentore Rafael Garcia Santos lo classifica secondo cuoco in assoluto: conta già su tanti piatti seminali sparsi per il mondo. Mai sentito parlare di Ostra Guggenheim? Un Carême contemporaneo dall’appeal tecno-onirico, centauro di piccolo e grande, artificio e natura con l’impatto di una dissolvenza surrealista.

Quique viene al mondo nell’anno di grazia 1972 a Jarandilla de la Vera ed è almeno un po’ figlio d’arte, visto che la mamma dirige la sala di un hotel. Nel 1986 varca per la prima volta la fatidica soglia della ristorazione, ma la toque è ancora un miraggio: ad attenderlo ci sono mucchi di piatti e una bella spugna inzuppata di sapone. L’occhio però già guarda oltre, verso le coreografie dei cuochi attorno al pass: Quique sarà cuoco e frequenterà l’alberghiero mentre vaga da un ristorante al successivo. L’esordio è un grande classico: datosi alla fuga il pizzaiolo senza preavviso, il proprietario gli mette risolutamente la pala in mano. Seguono locali di ogni tipo, bar de tapas, birrerie ed enoteche, più una bella pila di libri sul comodino; fino all’arrivo a Denia, ridente cittadina della comunità valenziana dove nel 1992 inizia l’era El Poblet (pochi anni fa ribattezzato col nome e congome del cuoco): il ristorante cresciuto con lui fino alla doppia stella Michelin, che diventa la terza, onoreficenza massima, nel 2011.

Qui la sua parabola si impenna: da umile commis in 3 anni è chef, con la complicità del lungimirante patron Tomas Arribas, cultore di eccellenze e talent scout. Autodidatta o quasi, come le spugne del suo mare assorbe la temperie dell’avanguardia spagnola in veste di cliente e di lettore, senza frequentare corsi o stages; la tecnica e la fantasia gli bastano per forgiare una cucina personale, che trova il suo involucro perfetto nel nuovo Poblet del ’96. Ogni anno l’instancabile Quique lancia la sua collezione con la spietatezza di un trend setter: può trattarsi dei veli di gelatina, dei metalli, dell’aloe vera o dei paesaggi commestibili. L'ultima frontiera è Vuelve Carolina, un tapas bar in calle Correos 8 a Valencia.

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Alessandra Meldolesi

Umbra di Perugia con residenza a Bologna, è giornalista e scrittrice di cucina. Tra i numeri volumi tradotti e curati, spicca "6, autoritratto della Cucina Italiana d’Avanguardia" per Cucina & Vini