Nicola e Pierluigi Portinari

nella foto, Nicola Portinari

crediti: Brambilla - Serrani

nella foto, Nicola Portinari

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La Peca

via A. Giovannelli, 2
Lonigo (Vicenza)
T. +39.0444.830214
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La ghiotta epopea dei fratelli Portinari, Pierluigi e Nicola, ha praticamente inizio nelle rispettive culle. Già in fasce, infatti, sono perseguitati dagli aromi che esalano dalla cucina della casa patronale di famiglia, con pentole e pignatte che fischiano e fibrillano in continuazione, pronte a soddisfare le fauci di 15-20 persone la volta. Al comando, il papà, regista del can can a tavola e soprattutto proprietario per 55 anni di una macelleria-rosticceria correa di aver scatenato nei figli una cucina del ricordo oggi lucidata e filtrata dal setaccio della contemporaneità.

È questa l’impronta che la Peca, «orma» appunto, lascia da 20 anni nel cuore e nei palati di chi transita da queste parti, sedotto dai ritratti del territorio dipinti con mano sincera da Pierluigi e Nicola. Il primogenito è amministratore, sommelier e pasticcere da 18 anni, «anche se non mi sento pasticcere», chiarisce, «perché ho iniziato a cimentarmi coi dolci più per necessità che per vocazione. L’ho fatto perché all’epoca non potevamo permetterci uno che badasse solo ai dolci». Low profile vicentino che stona con il riconoscimento arrivato dall’Espresso nel 2004, «Miglior pasticcere dell’anno», e con il ruolo di docente che veste all’Alma di Colorno.

Nicola, il cuoco, con modestia non dissimile spiega: «All’inizio non avevo nessuna preparazione, però ho potuto imparare dai cuochi che si sono avvicendati alla Peca dall’87 all’89, quando sono diventato lo chef». Dieci anni di autodidattica dopo, e L’Espresso consacra anche lui: «Miglior giovane dell’anno», award che certo non gli ottunde la voglia di migliorarsi e girovagare per l’Europa. Ultima esperienza, alla corte del classicismo sperimentale basco di Arzak, anno 2002. A Identità Golose 2008 portarono in scena «Veneto senza pecà: storie, memorie e...tormentoni», dove peca questa volta aveva l’accento sulla «a»: non più «impronta», dunque, ma «peccato» in dialetto, concetto che i bigotti vicentini al solo nominare fuggono sdegnati.

Ha partecipato a

Identità Milano


a cura di

Gabriele Zanatta

classe 1973, laurea in Filosofia, giornalista freelance, coordina i contenuti della Guida ai Ristoranti di Identità Golose dalla prima edizione (2007), collabora con varie testate e tiene lezioni di gastronomia presso diversi istituti e università. twitter @gabrielezanatt


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Risotto alla burrata e profumi mediterranei

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