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Bontà mescolate: 7 indirizzi a Gerusalemme

di Fabiana Magrì
Gerusalemme, 890mila abitanti, divisi al 74 in ebrei israeliani e 25 arabi musulmani. La Città Vecchia è organizzata in 4 quartieri: cristiano, armeno, ebraico e musulmano (foto Getty images)

Gerusalemme, 890mila abitanti, divisi al 74% in ebrei israeliani e 25% arabi musulmani. La Città Vecchia è organizzata in 4 quartieri: cristiano, armeno, ebraico e musulmano (foto Getty images)

Non esiste città che sia più simbolo di separazione e, contemporaneamente, mescolanza di Gerusalemme. La Città Vecchia, organizzata nei 4 quartieri (cristiano, armeno, ebraico e musulmano) è un’area di un chilometro quadrato in cui i luoghi sacri alle principali religioni monoteiste - ma anche le botteghe di artigianato e le taverne - si affastellano gli uni sugli altri e convivono a pochi vicoli di distanza.

Fuori dalle mura i contrasti non sono meno evidenti. A Gerusalemme est ci si sente nel più tradizionale Medio Oriente mentre Gerusalemme ovest è una moderna capitale occidentale. I quartieri ebraici ortodossi fanno contrasto sia con quelli musulmani sia con quelli laici. Incidenti, frizioni e scontri fanno più rumore ma le realtà dedicate al dialogo - interreligioso e interculturale - lavorano con costanza e determinazione per creare una convivenza quotidiana basata sulla normalità.

Azura
4 Ha-Eshkol Street, Mahane Yehuda
Istituzione culinaria, autentica trattoria senza fronzoli e a prezzi ragionevoli, all'interno dell'area irachena del mercato Mahane Yehuda. Il locale prende il nome da Ezra "Azura" Shrefler, che emigrò in Israele dal Kurdistan turco. La cucina è casalinga e il cibo, sempre abbondate, è cotto lentamente in cima a bruciatori di cherosene. Chiude nel pomeriggio, quindi è indicato per l’affollata ora di pranzo allo shuk. Da non perdere i kubbeh, polpette di bulgur ripiene di verdure o carne servite in brodo di zucchine o rape rosse.

La città è un ribollire di bar (foto haaretz.com)

La città è un ribollire di bar (foto haaretz.com)

Talbiye
5 Chopin street
C’è chi riesce a trasformare piatti tradizionali di ispirazione europea in un menu inedito. Quest’insegna riesce a risultare raffinata come un bistrot di classe e allo stesso tempo accogliente e intima come un informale indirizzo di quartiere. La posizione sotto il Jerusalem Theatre lo porta a essere frequentato da gente di spettacolo e palcoscenico, dalla ribalta al dietro le quinte. Anche per questo resta aperto ogni giorno, dalla mattina alla mezzanotte, anche durante shabbat, quando la maggior parte dei locali sono chiusi. Interessanti i Jewish kreplach (gnocchi ripieni di carne macinata, bolliti e serviti in brodo di pollo) accompagnati dallo tzimmes (stufato agrodolce a base di carote, patate dolci, prugne o uvetta). Sfiziosa l’ikra al forno (uova di carpa in salamoia, mischiate con succo di limone, cipolle, aglio e olive) servita con fette di challah (il pane dolce a forma di treccia, tradizionale dello shabbat).

Shtisel
7 Nahum street
Il nome è senz’altro familiare ai fan dell’omonima serie televisiva sulla comunità haredi israeliana. La rosticceria kosher con una decina di tavoli, generalmente occupati da studenti delle yeshivot (scuola dove si studiano Talmud e Torah) del quartiere Geula, propone tradizionali piatti ebraici ashkenaziti (dell’Europa centrale e dell’est) come il chulent (fagioli, orzo, patate e manzo lasciati cuocere lentamente per tutta la notte) e il kugel (sformato a base di pasta all'uovo o patate).

Ofaimme Farm Cafè (foto haaretz.com)

Ofaimme Farm Cafè (foto haaretz.com)

Ofaimme Farm Cafè
19 Beit Hakerem street
Un po’ negozio (che vende i prodotti dell’omonima azienda agricola nel deserto dell’Arava, nel Moshav Idan) e un po’ caffetteria dove gustare piatti veloci ma preparati con grande cura e ingredienti di altissima qualità, dai formaggi di capra al miele, dalle marmellate alle uova fresche, disponibili anche sugli scaffali, per l’acquisto. La fattoria e il caffè sposano la filosofia di un’agricoltura biologica e un commercio sostenibile, nel pieno rispetto dell’ambiente, degli animali e delle persone che lavorano. Dopo aver divorato il bourekassant, pasta per croissant farcita con l’uovo in camicia, il formaggio alla barbabietola, spinaci e formaggio di capra, si può passare alle mele caramellate o al semifreddo di halva (pasta dolce al sesamo) aromatizzata alle mandorle.

The American Colony
1 Louis Vincent street
Da Lawrence d'Arabia a Winston Churchill, da Bob Dylan e Uma Thurman, da Giorgio Armani a Miuccia Prada: per oltre cento anni i viaggiatori più esigenti, i diplomatici e i politici in visita a Gerusalemme Est e in Cisgiordania hanno scelto l'American Colony Hotel. La cucina punta sull’esecuzione impeccabile di piatti semplici e gustosi, come l’hamburger o la caesar salad, e su alcune proposte della tradizione mediorientale come il mezè (insieme di antipasti, piattini e salse). Il cortile, accessibile direttamente dalla hall, è il cuore dell'hotel. All’ombra degli alberi di gelso, con il leggero sottofondo del gorgoglio della fontana, è il posto perfetto e discreto per un pranzo in totale relax. La Brasserie di Val accanto al Cellar Bar, con affaccio sulla piscina, è l’ideale - specialmente in inverno - per un tè in impeccabile stile British, con una golosa varietà di panini, marmellate, frutta fresca e torte.

Hummus Lina

Hummus Lina

Hummus Lina
42 Al Khanka street
Poco più di una taverna, l’hummus di Lina è uno dei migliori, sempre fresco e in diverse varianti, della Città Vecchia. In cucina c’è la terza generazione della famiglia che ha aperto 60 anni fa. Da provare la masabacha (hummus con ceci interi) e i fagioli. Ad accompagnare le salse ci saranno sempre sottaceti, cipolla fresca e pite (il pane piatto e tondo) appena sfornate.

Ja’afar Sweets
Khan Al-Zeit street
Aperto da Mohammad Jafar nel 1951, la pasticceria araba con alcuni tavoli all’interno è un vero e proprio luogo di culto per gli amanti del genere. Baklava (piatto molto dolce di pasta fillo, sciroppo di zucchero o miele, pistacchi, noci o nocciole), knafeh (pasta kadaif bagnata con sciroppo di zucchero e formaggio filante di capra) e luqma (frittelle dolci a base di pasta lievitata, imbevute di sciroppo di zucchero o miele) hanno attirato perfino il generale Moshe Dayan e lo

Fabiana Magrì
Fabiana Magrì

Vive tra Israele e Italia – chiamando 'casa' entrambe – dal 2012. Lavora come freelance: giornalista, pr e ufficio stampa. Ama il cibo e il design. È curiosa di tutto