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Identità Future: la libertà di pensare.

07, 08, 09 GIUGNO 2026. ALLIANZ MiCo

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Identità Milano 2010: Il Lusso della Semplicità

Nel segno del Lusso della Semplicità, dal 31 gennaio al 2 febbraio 2010

Il Bollito misto non bollito di Massimo Bottura, simbolo di Identità Milano 2010

 

Carota o caviale? Pane o brioche? Diaframma o foie gras? Nessun dubbio: caviale, brioche e foie gras, vogliamo mica passare per tontoloni che non amano il lusso e le ricchezze no? Invece la domanda non è “meglio vivere da ricchi o trascinarsi da poveri?”. Bisogna chiedersi “cosa ci appaga di più oggi? Dov’è la ricchezza a tavola? Come spendere meglio i nostri soldi?”, e allora la gioia di un pasto nasce da un ortaggio di primordiale qualità e anima, da un pane che sarà ancora buono tre giorni dopo, da una carne viva, che fa sangue e genera forza, da un olio che è “nato sulla pianta”, da una pasta che possiamo tornare a gustare in bianco perché è lei che dà il primo sapore, non il sugo che la ricopre... Il nuovo splendore è scandito da oggetti diversi.

Nella vetrina del meglio pian piano entrano gioielli che fino a ieri consideravamo poveri: una signora carota, un signor pomodoro, un formaggio diverso da forma a forma, un vino vero… per produrre i quali bisogna riconoscere a ogni momento della filiera un’autentica dignità e un giusto guadagno. Identità Golose 2010, proponendo come tema Il Lusso della Semplicità, va oltre la ricetta in sé e pone attenzione alla produzione, alla salute dell’ambiente – che sia esso il pianeta o il nostro corpo – al rispetto sociale fino a una profonda conoscenza della nostra storia, liberandola da quelle tradizioni dettate dalla povertà. Dobbiamo poter scegliere. Mangiare povero perché poveri (a volte soprattutto di testa) è una condanna, non un piacere.

Non si tratta però di camminare all’indietro, ma di andare nel futuro inventando ma pure recuperando il meglio del passato e rielaborandolo con le tecniche più attuali. In fondo avviene in tanti altri campi, vedere il design e la moda. Nessuno rinuncerebbe in nome dell’Ottocento al telefonino, al servosterzo e all’aria condizionata, alle lenti a contatto, all’iPod, a internet… Cuochi, ristoratori, pasticcieri, artigiani, giornalisti, amministratori devono però sforzarsi di fare sistema, di difendere le eccellenze e dare loro valore, di impegnarsi a spiegare perché la ristorazione di alta qualità, nonostante stia liberandosi di quegli orpelli che fanno reggia di Versailles, conserva costi elevati e imperativi particolari. La semplicità che la cucina sta cercando, ha alle spalle una incredibile complessità strutturale, produttiva e culturale. Nuovo lusso e nuovi piaceri, ma anche nuove teste.

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