Marche
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Qualche anno fa sul Sunday Times fu pubblicato un articolo dal titolo "Forget Tuscany, visit Marche"; molti pensarono a una provocazione, in parte lo fu perché lo splendore di molti luoghi della Toscana, soprattutto quelli legati al vino, non è in discussione. Resta il fatto però che l'articolo argomentava il consiglio in maniera convincente: per Mia Aimaro Ogden, le Marche dalla loro hanno una bellezza di paesaggi, borghi e città d'arte paragonabile a quella toscana ma più vivibile. E, perchè no, un'enogastronomia di primissimo livello. Di sicuro quello che le Marche hanno in più, vuoi per una chiara prevalenza bianchista a livello vitivinicolo, vuoi per una tradizione nella tipologia che non è affatto trascurabile, è la produzione di bollicine di pregio. Se nel Piceno gli spumanti di Pecorino e Passerina giocano principalmente la partita del metodo charmat e dell'immediatezza di beva, per il metodo classico i Castelli di Jesi stanno rimarcando l'antica vocazione. Già a metà dell'800, Ubaldo Rosi si dimostrò figura di fondamentale impulso nello sviluppo del comparto agrario jesino e molte furono le sue sperimentazioni nella spumantizzazione del Verdicchio. Prove che ne dimostrarono le potenzialità ma, evidentemente, non riuscirono a dare quella continuità e quella spinta necessaria per ottenere una massa critica tale da imporre la denominazione a livello nazionale e non. Ad oggi si assiste a una crescita regionale dei metodo classico in termini di rappresentanza e di qualità: quelli che erano i difetti conclamati delle prime produzioni numericamente importanti, sono quasi del tutto spariti con l'aumentare della consapevolezza dei produttori. Ad esempio, diminuiscono le sensazioni amare eccessive (il Verdicchio, ad esempio, anche a maturità ha quella tendenza), sono quasi del tutto abbandonati i ridondanti dosaggi di zuccheri per coprirle; addirittura si producono molti spumanti a Dosaggio Zero (ne leggerete nella nostra App). Crescita non solo numerica e di qualità, ma anche di territorialità: si riesce chiaramente a distinguere uno spumante di Jesi della riva sinistra del fiume Esino da uno della riva destra, come avviene per i vini fermi. Una differenza paesaggistica (la riva sinistra con colline più morbide, la riva destra con pendenze e altitudini più accentuate) che si rispecchia fedelmente nei vini, che assecondano il territorio in tutto e per tutto. Ed è un piacere poterli scoprire, attraversando un paesaggio che ha conquistato anche il Times.