Guida di Identità Golose Bollicine del Mondo

Colli Bolognesi

Emilia Romagna |
Bologna è città di pianura sì, ma con una sua verticalità. A sud del centro storico iniziano subito i Colli bolognesi. Un polmone verde, sfondo della città “rossa”, che parlando di doc va dal fiume Panaro nel modenese ad ovest, fino all’Idice ad est. Dolci colline con i tipici calanchi, rotti da contrafforti e valli alluvionali parallele tra loro e perpendicolari all’Appennino. Nella prima da ovest, quella del Samoggia, attorno all’antica Abbazia di Monteveglio c’è l’insegna Pignoletto che dà il nome a una delle due docg regionali, il Colli bolognesi Pignoletto. Qui si concentrano numerose cantine, così come, verso est, nella Valle del Lavino. Continuando troviamo il fiume Reno e poi il Savena che lambisce i cosiddetti Gessi bolognesi. Gessi, calanchi, contrafforti e acque raccontano una geologia variegata. Argille, rocce, gesso, ghiaie, sabbie, una certa varietà metereologica e di altitudini e una grande ricchezza di uve. Le internazionali, Cabernet Sauvignon e Merlot su tutte, di discreto successo tra i ‘70 e i ’90. Dal 2000 la crescita degli autoctoni guidata dal bianco grechetto gentile, uva del Pignoletto, fermo, spumante e frizzante. E poi la storica Barbera, interessante in versione frizzante e ferma. Fattori che hanno reso negli ultimi anni il territorio parecchio dinamico. L’assenza di un “modello” Colli bolognesi e la presenza di molti giovani hanno aperto alla sperimentazione: dal metodo classico da uve autoctone al più tradizionale Pignoletto in autoclave (diventato un po’ lo standard delle cantine), al rifermentato in bottiglia, spesso la bollicina di punta delle cantine, su cui c’è grande attenzione dei produttori più giovani. Il Pignoletto si presenta qui come una bollicina di gran piacevolezza, con belle note fruttate, floreali, agrumate e la distintiva mandorla amara. C’è spesso sapidità, con una certa freschezza. La rifermentazione in bottiglia dona poi maggior complessità e profondità. Sarà interessante vedere l’evoluzione del prodotto negli anni, del resto la bolla è parte del DNA della “grassa” Bologna e della sua opulenta cucina.
Recensione di
Raffaele Cumani

Lavora nell’informazione online come Brand Manager per Mediaset e si divide da sempre tra comunicazione, digital e vino. Bolognese, curioso, appassionato di vino e gastronomia, decide anche di scriverne. Curatore di Avvinando, spazio dedicato al vino su Tgcom24.it, collabora con la rivista ViniPlus, AIS Lombardia e Vendemmie.com. Insegna digital communication, media strategy e comunicazione dell’enogastronomia. Vive il vino come piacere, aggregazione, elemento culturale e crossmediale. Ama una comunicazione semplice ed accessibile.

Raffaele Cumani