Guida di Identità Golose Bollicine del Mondo

Abruzzo Doc Trabocco

Abruzzo |
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Parola d’ordine: vietato imitare. Perché nel panorama spumantistico italiano, in questo momento storico, è necessario fare un ragionamento serio, affinché non si facciano bollicine solo per seguire le mode. Il rischio di cavalcare l’onda, ovviamente, c’è. Ma l’Abruzzo potrebbe aver trovato una strada per valorizzare il proprio territorio. Si tratta del Trabocco, il marchio collettivo nato nel 2022, sempre all’interno della Doc Abruzzo. Il progetto, voluto proprio dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, ha un obiettivo chiaro: valorizzare i vitigni autoctoni della zona utilizzando il Metodo Italiano Martinotti (Charmat). Inoltre l’imbottigliamento deve essere svolto esclusivamente in regione. Niente vitigni internazionali, magari più facili da approcciare da un punto di vista del mercato e del consumatore finale, e spazio a Passerina, Pecorino, Trebbiano d’Abruzzo, Montonico, Cococciola e Montepulciano d’Abruzzo. Ma è fondamentale evitare imitazioni. L’Abruzzo ha un grande vantaggio: il territorio. A Est il mare Adriatico permette di avere importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, favorendo i profumi. A Ovest, invece, ci sono le montagne, che offrono protezione. Basti pensare che Appennino e Adriatico sono distanti pochissimi chilometri in linea d’aria. In questo quadro si aggiunga una varietà di terreni enorme, con un mosaico di terroirs unico in Italia. Questo è un patrimonio che, forse, fino a oggi, non è stato pienamente valorizzato. Il marchio collettivo Trabocco deve essere un’occasione proprio per cercare di mostrare tutte queste caratteristiche, con bollicine che siano fresche, profumate, dirette, piacevoli. Ma che soprattutto raccontino dei vitigni quasi sconosciuti, almeno per la produzione spumantistica. Vietato imitare, perché spumanti “banali” sarebbero un danno. «È innegabile che il trend di consumo orientato su vini con gradazione più leggera e spumantizzati ci abbia aiutato a fare una riflessione - spiega il presidente del Consorzio, Alessandro Nicodemi - Ci siamo resi conto che le nostre uve sono perfettamente adatte a produrre questa tipologia, gli spumanti, che fino ad oggi è stata un po’ lasciata da parte poiché presuppone l'utilizzo di tecnologie che le aziende anni fa non avevano a disposizione. Ora siamo decisamente pronti a percorrere questa strada. Ovviamente con la scelta del nome abbiamo deciso di puntare fortemente sul territorio, scegliendo un simbolo dell'Abruzzo estremamente identificativo».

Recensione di
Raffaele Foglia

Quando era piccolo, sperava sempre di seguire suo papà che, una volta all’anno in primavera, partiva da Como con un furgoncino alla volta del Monferrato per acquistare qualche damigiana di Barbera o di Grignolino, da imbottigliare poi a casa. Ma doveva andare a scuola. Cresciuto a pane e vino del Piemonte, quando aveva solo 16 anni ha iniziato a scrivere articoli di sport, quasi per gioco, al Quotidiano La Provincia di Como. Ingegnere informatico mancato, ha proseguito nel mondo del giornalismo, diventando professionista e redattore, sempre alla Provincia, dove tuttora segue la cronaca, in particolare la nera. Per il rosso, il rosa e il bianco, invece, c’è sempre il vino. Dopo aver curato per quattro anni la pagina di enogastronomia “Percorsi” sullo stesso quotidiano locale comasco, ha iniziato a collaborare con Identità Golose fin dalla seconda edizione della Guida ai ristoranti, entrando a far parte poi della stessa redazione, curando in particolare, dal 2015, la newsletter Identità di Vino e seguendo, insieme a Cinzia Benzi, tutto il mondo vino. Crede fortemente che dentro ogni bicchiere di vino ci sia una storia da raccontare.

Raffaele Foglia