Trentodoc
Trentino Alto Adige |
Ha la forza del suo recente passato, il brio dell’attualità, con tangibili riscontri per intravvedere il prossimo futuro. La vocazione trentina alle bollicine champenoise è patrimonio di una comunità agricola decisamente preparata e lungimirante: supportata dalla DOC ‘Trento’ (1993) e dal blasonato marchio collettivo TrentoDoc (2007) di una settantina di ‘maison’, con quasi 14 milioni di bottiglie commercializzate annualmente. La ‘tiratura’ raggiunge i 60 milioni di bottiglie attualmente ancora ‘sui lieviti’. Pronte a sfidare il futuro. Un domani impostato con una capillare professionalità dalla schiera di spumantisti emuli di quel Giulio Ferrari, indimenticabile patriarca trentino della briosità. Futuro però rigorosamente basato sull’identità fondante dello spumante ‘Made in Trentino’, sulla sua storia e non solo per fascino di certe seppur blasonate etichette. L’impegno corale non si limita a consolidare le qualità sensoriali del vino, ma punta stimoli d’eccellenza, per aggiungere al prodotto valori per certi versi immateriali, che non s’avvertono nel calice della degustazione, bensì nello spirito leggiadro dello spumante. Scaturisce dalla bravura del viticoltore ancor prima del cantiniere, per instaurare - e questa forse è la sfida più innovativa - un rapporto di fraternità tra gli autori materiali del prodotto e quanti stanno sorseggiando un TrentoDoc. Verso nuovi concetti di consumo enoico, sinergie tra storia locale, innovazione, fascino e la contemporaneità di un vino pronto a sussurrare - con le bollicine - piaceri condivisibili anche tra la ‘generazione Z’, i più attenti consumatori del futuro. Quelli che cercano valori, il rispetto ambientale e non solo spensierati sapori emozionali. Lasciando libertà di scelta, con semplici parole, per evocare il fascino del paesaggio del territorio dolomitico, la storia e la cultura di un popolo alpino impegnato nella cura della vite come scelta di vita. Un TrentoDoc in simbiosi con la singolarità del Trentino, attraverso strategie di eco-sostenibilità, dove la consuetudine colturale possa ancora stimolare la creatività produttiva, rafforzando nuove tendenze del gusto.