L'Expo che vogliamo

Venticinque grandi cuochi italiani e altrettanti desideri sull'Esposizione Universale alle porte

02-04-2015
Foto di gruppo all'ombra del Castello Sforzesco di

Foto di gruppo all'ombra del Castello Sforzesco di Milano per tutti i cuochi che hanno preso parte ieri mattina alla conferenza di presentazione di Identità Expo. Abbiamo chiesto a ognuno di loro: "Quale Expo sogni?" (foto e fotogallery di Brambilla/Serrani)

Galleria fotografica

Fabio Abbattista, Leone Felice, Erbusco (Brescia)
«Vorrei che emergesse tutta la nostra capacità di innovare e di organizzare con semplicità anche gli eventi più importanti»
Ugo Alciati, Guido, Costigliole d’Asti (Asti)
(Italian & international best chefs, 6-10 maggio)
«Vorrei tante cose, con una ciliegina sulla torta: che il mondo intero capisse quanto siamo bravi a cucinare»
Matteo Baronetto, Del Cambio, Torino
«Vorrei che si consolidasse il sistema paese. Che i cuochi marciassero uniti fino a un pensiero unico, rispettoso di tutte le sfaccettature»
Italo Bassi, Enoteca Pinchiorri, Firenze (in foto, a sinistra)
«Vorrei che si desse inizio a un nuovo Rinascimento italiano, fondato sul cibo»

Ieri abbiamo presentato all’Expogate tutti i dettagli di Identità Expo (per approfondire, leggi Carlo Passera qui e qui). A fine conferenza abbiamo posto a ciascuno dei 25 cuochi intervenuti una semplice domanda: «Quale messaggio vorresti emergesse più di tutti dall’Esposizione Universale?». Abbiamo ottenuto 25 risposte (che potete leggere nella fotogallery qui sopra), scaturite da 25 personalità differenti. Che si sono però trovate d’accordo su due riflessioni: Expo è un’occasione straordinaria per i cuochi e per la cucina italiana. Soprattutto, il mondo ha bisogno di ripensare a fondo, e non solo a parole, le logiche con cui si alimenta.


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Zanattamente buono

Il punto di Gabriele Zanatta: insegne, cuochi e ghiotti orientamenti in Italia e nel mondo


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Fabio Abbattista, Leone Felice, Erbusco (Brescia)
«Vorrei che emergesse tutta la nostra capacità di innovare e di organizzare con semplicità anche gli eventi più importanti»
Ugo Alciati, Guido, Costigliole d’Asti (Asti)
(Italian & international best chefs, 6-10 maggio)
«Vorrei tante cose, con una ciliegina sulla torta: che il mondo intero capisse quanto siamo bravi a cucinare»
Matteo Baronetto, Del Cambio, Torino
«Vorrei che si consolidasse il sistema paese. Che i cuochi marciassero uniti fino a un pensiero unico, rispettoso di tutte le sfaccettature»
Italo Bassi, Enoteca Pinchiorri, Firenze (in foto, a sinistra)
«Vorrei che si desse inizio a un nuovo Rinascimento italiano, fondato sul cibo»
Cesare Battisti, Ratanà, Milano 
«Vorrei che fosse tutto quello che non è stato finora: uno scambio di informazioni tra culture per nutrire veramente il pianeta»
Andrea Berton, Berton, Milano
(Contemporary italian chefs, 1-2 giugno)
«Vorrei che tutti quelli che passano a Rho capissero quanto sia diventata straordinaria la qualità del cibo oggi in Italia»
Renato Bosco, Saporè, San Martino Buonalbergo (Verona)
«Vorrei che il cibo diventasse il propulsore di una rivoluzione concreta del Paese»
Cristina Bowerman, Glass, Roma
(Contemporary italian chefs, 22-23 giugno)
«Vorrei che si capisse che in questo momento la cucina e la ristorazione sono motori fondamentali della nostra economia»
Daniela Cicioni, cuoca vegana
«Vorrei che, assaggiando, la gente capisse che gli alimenti di origine vegetale possono regalare esperienze soddisfacenti, appaganti e creative»
Christian e Manuel Costardi, Cinzia, Vercelli
(Contemporary italian chefs, 4-5 maggio)
«Vorrei che fosse una grande vetrina per dare valore alle peculiarità di ognuno di noi. Un punto di partenza – e non un traguardo - per poter crescere come nazione veicolando valori di energia, semplicità e identità»
Carlo Cracco, Cracco, Milano
«Vorrei che il cuoco iniziasse da qui per ritagliarsi un ruolo importante nella definizione delle politiche agricole del futuro»
Pino Cuttaia, La Madia, Licata (Agrigento) 
(Italian & international best chefs, 17-21 giugno)
«Vorrei che Expo desse valore al gesto dell’artigianato. Per questo, ci porterò anche i miei figli»