Zen e l'arte di rilanciare Mangiari di Strada dopo un allagamento

Sette mesi fa, l'insegna milanese di delizie popolari chiuse per un incidente incredibile. In autunno riaprirà e farà anche vino

16-07-2018
Giuseppe Zen, cuoco-macellaio di Mangiari di Strad

Giuseppe Zen, cuoco-macellaio di Mangiari di Strada, via Lorenteggio 269, Milano. Il locale è chiuso dal 29 dicembre scorso per uno sfortunato incidente. Riaprirà tra settembre e ottobre 2018 (foto mangiaridistrada)

Il 29 dicembre 2017, sulla sezione periferica della via Lorenteggio, una strada a 3 corsie per senso di marcia, al confine tra Corsico e Milano, si rompe un tubo dell’acquedotto. Ottantacinque metri cubi d’acqua, 85mila litri, inondano in un amen le segrete di Mangiari di Strada, la formidabila tavola di delizie popolari da tutta Italia, messa in piedi da Giuseppe Zen 6 anni fa.

«E’ come se fosse entrato un Niagara», ricorda oggi il patron, «un uragano caraibico che in pochi minuti ha raggiunto un metro e mezzo d’altezza, su una superficie complessiva di 500 metri quadrati». L’acqua ha trasportato nella sua deriva tutto: macchinari, abbattitori, frigoriferi e migliaia di bottiglie di vino, collezionate in 3 decenni di ristorazione (prima di Mangiari, Zen aveva Degustibus, altro locale cult).

Sette mesi dopo il patron rammenta l’episodio col sorriso e un aplomb del tutto coerente al cognome: «Ma sì, che volete che sia, le disgrazie della vita sono altre. Certo che quella notte però me la ricordo proprio bene: mi chiamò al telefono alle 23 il custode notturno. Urlava così tanto che sembrava gli avessero strappato le orecchie. ‘Siamo pieni d’acqua’, riuscii a capire. In 7 minuti mi sono fiondato sul posto e ho trovato una squadra di poveri pompieri che cercavano di svuotare il mare con un cucchiaino. Dopo qualche ora è intervenuta un’idrovora più potente e in 12 ore ha asciugato tutto».

Il tipico desk di Mangiari di Strada

Il tipico desk di Mangiari di Strada

Zen non si è perso d’animo: «Nell’arco di due settimane abbiamo riempito e portato via 8 cassoni dell’Amsa. Tonnellate di macerie: bottiglie, farine, strumenti, trapani. Un danno da oltre un milione di euro che se va bene ci vedremo risarciti della metà. Ma che importa, ci siamo divertiti a rimettere tutto a posto e poi il semestre sabbatico mi ha fatto bene».

La bella notizia è che Mangiari di Strada è tornato a ospitare una cena di prova pochi giorni fa. «Tutto bene, riapriremo dopo l’estate, tra settembre e ottobre», specifica Zen. «Soprattutto, realizzeremo per la prima volta un’idea cui tengo molto: gli stessi locali allagati ospiteranno la prima cantina di vino di Milano». Botti di affinamento? «No, no, proprio una cantina in cui arriva l’uva, si pigia, diraspa, affina e imbottiglia. Cominceremo con le uve aglianico dell’Ognostro di Marco Tinessa, ma siamo aperti a tutti coloro che vorranno appoggiarci. Il mio sogno è fare la bonarda, un vino straordinario e troppo spesso svilito. Di certo c’è che non faremo vini naturali, ma più-che-naturali. E ripartiremo con le bontà di sempre».

Nell'attesa, ci si può consolare con la Macelleria Popolare al Mercato della Darsena, piazza XXIV Maggio (foto Zanatta)

Nell'attesa, ci si può consolare con la Macelleria Popolare al Mercato della Darsena, piazza XXIV Maggio (foto Zanatta)

Il panino al brasato della Macelleria Popolare (foto Zanatta)

Il panino al brasato della Macelleria Popolare (foto Zanatta)

Chi non sapesse resistere fino ad allora, può consolarsi con le specialità della Macelleria Popolare con cucina, dentro al Mercato della Darsena. «Finalmente sono arrivati i permessi per i tavoli all’aperto», sospira. Ci si siede e si gusta la consueta scarica di bontà Zen-made: panini al lampredotto, ca’ mausa, pastrami, polpette della nonna, pajata, tartare, bombette, scottadito, tagliata di pecora, gnummareddi… Un piccolo street-paradiso in attesa della riapertura della casa madre.


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