Incanto Faroe/1

Viaggio nel magnifico arcipelago perso nel Nord Europa. Tra paesaggi lunari e cartoline insolite

02-05-2015
Uno scorcio scenografico delle Faroe (Fær Øer op

Uno scorcio scenografico delle Faroe (Fær Øer oppure Føroyar in lingua locale), arcipelago a metà strada tra l'Islanda e le Shetland scozzesi. Di natura vulcanica, l'attività sismica delle 18 isole è a riposo da 50 milioni di anni. Il periodo ideale per visitarlo è da ora in poi, per tutta l'estate. Da Milano ci si arriva dopo 4 ore di volo, con scalo a Copenhagen (foto di Sara Porro)

Iddio ci trattenga la mano dallo stilar graduatorie. Ma è bene chiarire dal principio che sono pochi i paesi al mondo che possono sommare le unicità delle Isole Faroe. Quattro ore complessive di volo (2 da Milano a Copenhagen più 2 da lì all’aereoporto di Vágar) per planare su un pianeta così distante che, appena a terra, sale il fremito di piantar bandiera. Magari non quella danese, che i rapporti tra i due paesi sono un poco irrisolti - e diciamo irrisolti e non conflittuali perché trattasi di due popoli al sommo grado di civiltà.

Vinta l'eccitazione lunare, lasci le striminzite piste di decollo che sei già lì a scarpinare lungo l’orlo collinare verde misto a fango del Sørvágsvatn, un lago che si chiude all’estremo opposto con una cascata, 35 metri a strapiombo sull’oceano. Prima del fragore, l’unico suono era quello delle oystercatcher, beccacce di mare in picchiata sullo specchio d'acqua per agguantare vermi, pescetti e, sì, pure i pregiati bivalve (il naturalista britannico Mark Catesby, che ha coniato quel nome nel Settecento, fatica ancora a capacitarsene).

PITTORESCHI E LONGEVI. Il coloratissimo villaggio di Gjógv, 25 abitanti, quasi tutti sopra i 67 anni (e in formissima, pare)

PITTORESCHI E LONGEVI. Il coloratissimo villaggio di Gjógv, 25 abitanti, quasi tutti sopra i 67 anni (e in formissima, pare)

Diciotto isole, quasi tutte unite da ponti o tunnel, danno forma a un eden percorso dalla tiepida brezza della corrente del golfo messicano, interrotta senza avviso da spruzzi di pioggia, orizzontale per le folate di vento che spesso spostano gli organi interni.

Sono tante le cartoline irripetibili impresse dentro. Come quella del primo ministro Kaj Leo Johannesen in sneaker e senza scorta per le vie del porto di Torshavn, la sonnolenta capitale («Ehilà, come va?», saluta baldanzoso). Quella del parlamento e dei ministeri allocati nel nono secolo d.C. dai vichinghi a Tinganes, dentro a coloratissime case di legno col tetto in erba.

O quella dei 25 abitanti (su 49mila complessivi del Paese, di 77 nazionalità diverse) che vivono a Giógv, un villaggio sonnolento che s’arrampica sui contorni di una scenografica lacerazione del mare: hanno quasi tutti oltre 67 anni ma all’aspetto sono più giovani di chi scrive, che di primavere ne somma 25 di meno. Quella dei 4 omicidi in oltre 3 decenni, un record minimo in attesa di smentite (secondo l'Onu, ogni anno nel mondo vengono uccise circa mezzo milione di persone). I 3-semafori-3, tutti a Torshavn, unica fonte di stop and go per 47mila abitanti che si muovono praticamente sempre in auto (c’è una sola linea d’autobus ed è gratuita).

MINISTERI CON STENDITOIO. Due costruzioni, sedi di altrettanti ministeri, a Reyni, la cittadella antica di Tórshavn, capitale delle Faroe

MINISTERI CON STENDITOIO. Due costruzioni, sedi di altrettanti ministeri, a Reyni, la cittadella antica di Tórshavn, capitale delle Faroe

Ancora, la lingua ufficiale, un islandese con forti influssi dal norvegese arcaico, parlato da tutti in parallelo al danese, paese che controlla ancora la politica estera e il ministero della Difesa delle Faroe. L’importante controllo sociale impresso dalle confessioni luterane e battiste su una buona fetta di popolazione – una vera rarità tra i paesi nordici, tra i più atei e secolarizzati del mondo.

Le porte d’ingresso delle case della gente, mai chiuse a chiave e addirittura spalancate a ogni sconosciuto nel giorno dell’Ólavsøka, il national day del 29 luglio: canottaggio, canti e balli che si prolungano ben oltre il dì di festa. L’assenza totale di alberi autoctoni - quei pochi che ci sono li hanno importati dall’Alaska o dalla Terra del Fuoco. E di formaggio pecorino, che fa molto strano in un paese che nel nome porta il significato di “isole delle pecore”. Col che passiamo all'importante parentesi gastronomica.

Incanto Faroe/parte seconda: pecore e balene


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