Besuschio, una dolce certezza anche in tempi di crisi: 175 anni senza fermarsi

Giacomo Besuschio, giovane virgulto della storica pasticceria di Abbiategrasso, racconta le iniziative di queste settimane

08-05-2020

In 175 anni non è mai fermata, neanche quando sono scoppiate le guerre: gli uomini andavano al fronte, le donne portavano avanti la Pasticceria Besuschio contribuendo a rendere meno amara la vita alla comunità di Abbiategrasso. «Non potevamo chiudere adesso» commenta Giacomo Besuschio. No, l’emergenza Coronavirus e il dolore che ha portato, non potevano mandare in fumo una storia così lunga e scandita dalla passione per il proprio mestiere e la propria comunità.

Il giovane – 26 anni - lavora accanto a papà Andrea e mamma Roberta, con un fervore che ha portato fino nei social: perché l’attività è proseguita non solo attraverso la consegna a domicilio, ma anche coinvolgendo clienti e appassionati via Facebook e Instagram. Uno dei momenti più apprezzati, i contest che permettono di cimentarsi con la preparazione dei dolci. Però che tenerezza anche quando Giacomo ha postato la colomba speciale per nonna Antonia: «Fino alla scorsa estate è sempre stata alla cassa. Mamma invece è grafica, si occupa anche del packaging».

Che la pasticceria non si fosse mai fermata nel suo lungo percorso, gliel’ha ricordato il padre: questa consapevolezza li ha spronati a vivere questo terribile periodo con una forza innovativa, di quelle magiche perché attingono energia anche dal passato.

Allora adesso si apre la possibilità anche dell'asporto, e intanto si va avanti con il domicilio, perché le persone potessero gustare pasticcini, torte e brioche pure a casa e dove possibile con le spedizioni: «Per cercare di esserci e offrire un servizio, com’era sempre accaduto, appunto». Ma avanti anche con un lavoro culturale sospinto dai social network. «L’obiettivo è far entrare le persone nella nostra casa – spiega Giacomo Besuschio – e sta sempre crescendo, cambiando». Studiando gli altri e al contempo sviluppando la propria personalità su questo mezzo, più importante che mai. Si era accarezzata l’idea di organizzare una festa, magari in ottobre, avvicinandosi a quella del paese, per i 175 anni e la speranza resta.

Adesso, tuttavia, bisognava pensare ad affrontare questa situazione inedita e il racconto si è rivelato un buon mezzo per tenere insieme nelle settimane in cui si deve restare serparati. Anche per riprendere tracce precedenti, come il laboratorio di una decina di anni fa.

Ecco allora che Giacomo si fa conoscere, guida verso l’approfondimento di questo stupendo mestiere, in un momento in cui tanti sono a casa e bisogna sbrigarsela anche con la carenza della farina. Il primo contest richiama tanti appassionati: per il coulant fondente, dieci fans hanno vinto un chilogrammo di cioccolato Valrhona Guanaja.

«Tra Instagram e Facebook siete stati in tantissimi a partecipare e vi ringrazio di cuore – il messaggio di Giacomo - I vincitori sono estratti in maniera casuale, non c’è un migliore o un peggiore. L’obiettivo era condividere la passione per questo mestiere che è la pasticceria».

Non ci possono essere vittorie senza assaggi, ma la scelta è anche legata alla filosofia della gara, dove conta davvero partecipare.

Affrontando questa guerra silenziosa e facendo sentire più unita la gente, Giacomo trova il tempo di coccolare un sogno. Prima, confessa, lo sguardo era su Milano. Adesso ha capito ciò che provava, pensava e progettava il suo avo: «Ci potrebbe essere una riscoperta del territorio, del chilometro zero, dei produttori locali dunque». Gustare e far gustare la propria cultura, con i profumi e i sapori di un dolce, e tutta la fatica che si fa – persino a trovare la farina, come ai tempi delle guerre – invece di scoraggiare, guida verso una meta: essere se stessi e la terra da cui si orgogliosamente si proviene, incamminandosi insieme.

Una partecipante al contest ha scritto: «Il regalo è stata la possibilità di provare e gustare una sua ricetta, appena ci libereranno verrò sicuramente a bussare». Già liberi però si è, quando si prepara e si pregusta una tradizione così affamata di futuro.


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