Luca Fantin, storia di vita e di piatti tra il Veneto e il Giappone

“Se parla en lengua, e se non te capissi te te tachi”. Poi ci serve un menu che è uno straordinario tributo alla cucina italiana

19-01-2020

Storia di vita e di piatti tra il Veneto e il Giappone. Siamo a Ginza, quartiere di Tokyo, alle ore 13 di una giornata di qualche settimana fa. La città è pervasa da una strana sensazione, complice la temperatura inusuale di quei giorni, più primaverili inoltrati che invernali. La gente cammina per le strade della moda e dei grandi magazzini Matsuya e Takeshimaya in manica di camicia e con l’aria svagata della primavera. Ma noi svagati non siamo. Per nulla. Anzi. Abbiamo una meta precisa: il Bulgari Tokyo.

A Ginza sembra di essere a New York, sulla Fifth avenue. Stessi grattacieli, stessi marchi, stessa atmosfera... Solo una cosa manca: il suono del clacson. Te ne accorgi dopo un po’, che non senti suonare. È vietato, se non per episodi eccezionali. E il risultato è un traffico più ordinato, più attento... Immaginatevi lo facessimo in Italia!

La sala del ristorante

La sala del ristorante

Ecco finalmente il grattacielo di Bulgari, in piena “zona lusso”, dirimpettaio di Cartier e di Chanel. Entriamo dal portone... Reception, corridoio, ascensore e si sale di qualche piano. Più un ricevimento da grande albergo di lusso che da ristorante. E d’altronde nel mondo del lusso pienamente siamo, con un brand come Bulgari che, pur non essendo più italiano da tempo, rappresenta la preziosità della nostra nazione nelle centralissime vie del fashion di tutto il mondo.

Ci accoglie Luca Fantin e, come sempre succede tra veneti, non c’è Giappone che tenga, “se parla en lengua, e se non te capissi te te tachi”. Il Veneto è “casa”, ma qui da Luca ci si sente a casa indipendentemente da questo. Entriamo in cucina e inizia l’avventura: chef’s table... e via.

Spaghetti ai ricci di mare

Spaghetti ai ricci di mare

Nell’ordine. Minestrone (ma che minestrone!); Essenza di carota; Calamaro aoriika con cavolfiore; Spaghetti ai ricci di mare, grande citazione del Sud Italia, con uni (ossia ricci) nipponici; Ravioli con burrata, alici e crema di broccoli; Risotto con castagne e parmigiano reggiano vacche rosse, Kinki caviale (ovvero pesce e caviale); Scampi al pomodoro; Cervo e fichi; Dolce di latte.

È il menu ideato da Fantin per celebrare i suoi dieci anni al Bulgari di Tokyo (leggi anche Dieci anni di Luca Fantin al Bulgari di Tokyo. In dieci piatti). Arricchito da un Annamaria Clementi del 2009, quindi Planeta Eruzione 1614 del 2016, Gaja & Rey anno 2016 e Gravner Breg del 2000, tra gli altri vini.

Luca Fantin

Luca Fantin

Come dice Fantin, «le stagioni e i meravigliosi prodotti che il Giappone offre sono la musa che quotidianamente ispira la mia interpretazione della cucina italiana contemporanea». Non vi sono segreti, quindi, e nemmeno alchimie. Solo una grande mano, una splendida scelta di ingredienti e una incredibile creatività.

Quella creatività che, unita alla sua gentilezza, semplicità e simpatia, fanno di lui “il" cuoco Italiano in Giappone, e uno dei migliori nel mondo.

Siamo stati bene. Molto bene. Abbiamo mangiato, bevuto, chiacchierato, riso. Ci siamo divertiti molto. E molto abbiamo apprezzato questa sua cucina creativa, di lusso ma non snob, alta ma non pretenziosa, di territorio ma italo/nipponica. E molto abbiamo apprezzato lo chef. Bravo, Luca! Ti meriti tutti i complimenti che ti fanno. Sei uno straordinario portabandiera dell’Italia gastronomica. Non fossi dall’altra parte del mondo, verremmo a mangiare da te ogni sera.


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