Appetite for construction

Enogastronomia e crossmedialità: l'evento voluto da Stefano Bonilli registra un buon numero zero

22-09-2014

Il palco di App.etite, enogastronomia e crossmedialità, una due giorni che ha visto dibattere a Villa Guastavillani a Bologna gli stati generali dell'enogastronomia italiana, un evento concepito da Stefano Bonilli e realizzato da Alma ed Elisia Menduni (foto Lorenzo Sandano)

Sabato scorso, Villa Guastavillani ha ospitato a Bologna la prima edizione di App.etite, un esperimento importante perché, con la scusa di incrociare due temi che sono sì già stati incrociati (ma poi neanche troppo), ha dato un microfono a voci importanti dell’editoria gastronomica italiana e non solo, esponenti di fazioni che si guardano spesso in cagnesco ma che sabato hanno provato a superare storiche diffidenze.

È il sogno che fu di Stefano Bonilli, il fondatore di Gambero Rosso e di Gazzetta Gastronomica, scomparso prima di vedere i primi frutti spuntare in una nebbiosa giornata di settembre. Certo, la sua idea era quella di poter trasformare, in un giorno non troppo lontano, questo meeting in una sorta di Festival internazionale di Giornalismo sul modello di quello di Perugia, con l’importante postilla da aggiungere in fondo: “enogastronomico”. Un meeting per costruire un think tank goloso di influencer da ogni parte del mondo. Se succederà, il merito sarà da ascrivere a Elisia Menduni e Max Bergami, che hanno confezionato questa prima edizione nonostante le difficoltà, emotive e logistiche.

I siti da non perdere secondo Ryan King (foto Edo Colombo)

I siti da non perdere secondo Ryan King (foto Edo Colombo)

Premesso che questa è una cronaca purtroppo parziale di quello che è successo, cerchiamo di isolare qui le frasi e i concetti che più ci hanno colpito. E, chi vuole avere testimonianze più diffuse, non ha che da cliccare l’hashtag #appetite su twitter: troverà importanti segni di cronaca ossessiva lanciati da tanti utenti nascosti in platea ma pure direttamente dal palco.

Roberto Grandi, moderatore e docente dell’università di Bologna, ha citato l'immancabile Marshall McLuhan: «I nuovi media non uccidono i vecchi. Occorre solo adattarvisi, definire lo spazio verso cui stiamo andando». Con l’ausipicio che dovrebbe essere quello di tutti: «Condivisione sì, competizione no».

Con Paola Dubini dell’università Bocconi di Milano siamo tornati di nuovo di fronte alla realtà: «L’editoria nasce dai lettori: quei pochi titoli che vendono molto sono spesso aiutati dalle star». Incisivo l’intervento di Marco Bolasco, allievo di Bonilli e oggi al lavoro con Giunti e Slow Food. Una sua slide riproduceva il bilancio del mercato pubblicitario di Slow Food dal 2010 al 2014, ridottosi a un quinto (da oltre un milione a 200mila euro dell’ultimo anno), un dato su cui ogni realtà editoriale oggi si ferma a riflettere.

Gabriele Zanatta: il ruolo della comunicazione dopo i congressi di cucina d'autore (foto De Cesare Viola)

Gabriele Zanatta: il ruolo della comunicazione dopo i congressi di cucina d'autore (foto De Cesare Viola)

Con il saggista hi-tech Giuseppe Granieri abbiamo inteso quanto ampi sono i margini dell’espansione tecnologica (device e strumenti che saranno sempre più economici e sempre più diffusi). E già oggi «due miliardi di persone sono abilitate a parlare». Già, il problema è che, secondo Antonio Tombolini, «Non esistono ancora in Italia editori che brillino per apertura mentale e che abbiano capito come monetizzare i contenuti». E dopo i casi editoriali illustrati da Lorenza Fumelli di Agrodolce («Nel web le barriere crollano sempre») e Massimo Bernardi di Dissapore («Abbiamo bisogno di innovare sul mondo della pubblicità, non possiamo più dipendere dalla modalità display»).

Detto che ci segnalano ex-post interessanti interventi a firma di relatori non-italiani, Cathy Huyghe di Forbes, Ryan King di Fine Dining Lovers (cercare tracce sul suo twitter, please) e il franco-italiano Andrea Petrini di Gelinaz, chiudiamo con ciò che abbiamo voluto trasmettere noi di Identità Golose: il compito urgente che l’editoria di settore ha nel dover stabilire i movimenti e le pietre miliari nella storia della gastronomia dell’ultimo secolo. Un’assenza ancora grave ma vera premessa necessaria per il compito del giornalista/comunicatore/blogger del futuro: individuare i moti rivoluzionari (o anche solo “nuovi”) che siano davvero tali.


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