Chi ha paura della bufala?

Il Consorzio di tutela della mozzarella campana risponde alle accuse mediatiche. E rilancia

26-06-2013
Trasparenza, legalità, un rigoroso codice etico e

Trasparenza, legalità, un rigoroso codice etico e un comitato paritetico tra allevatori e trasformatori. Sono alcuni degli argomenti con cui il Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop ha controbattutto ieri, in conferenza stampa a Roma, alcune delle tesi "inesatte" avanzate dalla trasmissione "Servizio Pubblico"

Chi ha paura della mozzarella di bufala campana? Se lo chiedono i produttori di uno dei vanti del Made in Italy che si sentono sotto attacco mediatico. L'ultima offensiva è arrivata la scorsa settimana da "Servizio Pubblico", la trasmissione di Michele Santoro, che ha dedicato una puntata a presunte truffe nella produzione della bianca regina dei latticini. Un servizio "pieno di inesattezze", come sottolinea Antonio Lucisano, direttore del consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana dop, nel corso di una conferenza stampa convocata ieri a Roma.

"Siamo stanchi di sentire ripetere fatti vecchi senza alcuna possibilità di replica – dice Lucisano -. Trasparenza, legalità, collaborazione piena sono oggi i cardini su cui è incentrata la nostra azione. Lo dimostrano i fatti, come ad esempio l’introduzione di un rigoroso codice etico, che impone restrizioni severe a quanti d’ora in avanti vorranno far parte del nostro consorzio e che prevede l’espulsione per chi lede la nostra immagine". Certo, l'azione del consorzio ha dei limiti. "Noi - spiega - possiamo solo togliere la qualifica di socio a un produttore che si macchia di qualche accusa, spetta al ministero delle Politiche agricole impedire che continui a produrre con il marchio dop, noi non abbiamo poteri”.

I produttori di mozzarella di bufala campana dop si sentono al centro di continui attacchi. "Non si può strumentalmente continuare a gettare fango su un settore che dà lavoro a 15mila addetti e rappresenta una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare. Siamo pronti a tutelare in tutte le sedi, anche giudiziarie, l’immagine di questo comparto, fatto di persone oneste e laboriose, e del consorzio di tutela, che ormai da 3 anni ha completamente rinnovato il management e i suoi vertici”, ricorda il presidente del consorzio Domenico Raimondo, che si vanta del "clima di totale collaborazione sull’intero territorio nazionale che abbiamo instaurato con le istituzioni, le autorità di vigilanza, gli altri consorzi, le associazioni di categoria". Un lavoro programmatico, che dovrebbe portare a "obiettivi importanti come quelli della tracciabilità assoluta”.

Tra le novità più importanti il nuovo statuto del consorzio, che prevede un comitato paritetico tra allevatori e trasformatori, "il cui paziente lavoro - fa notare Lucisano - è divenuto in breve tempo un simbolo del nuovo modo di intendere la vita consortile, facendo lavorare insieme i diversi attori della filiera. Il comitato paritetico è riuscito in una vera e propria impresa: proporre e condividere all’unanimità una serie di importanti modifiche al disciplinare di produzione del nostro prodotto, che oggi attendono ancora, dopo 18 mesi, l’approvazione delle regioni interessate e poi del ministero delle Politiche Agricole".

Antonio Lucisano, direttore del consorzio della Mozzarella di bufala campana dop (foto www.alimentando.info)

Antonio Lucisano, direttore del consorzio della Mozzarella di bufala campana dop (foto www.alimentando.info)

"Si tratta di una revisione che non era più rinviabile. La mancanza di un disciplinare moderno, più stringente del precedente per quanto relativo agli aspetti della qualità e della tracciabilità di filiera, ma anche più moderno e attuale rispetto alle nuove esigenze della distribuzione, finora non ci ha consentito di aggredire i mercati come la competizione del nostro tempo ormai richiede, né di intercettare ampie fasce di consumatori, tuttora poco consapevoli dell’esistenza di una mozzarella certificata come dop e delle differenze fra questa e le tante altre esistenti in commercio. Inoltre, proprio nell’ottica di una rottura totale rispetto al passato, abbiamo scelto di cambiare l’ente di certificazione del nostro prodotto, scegliendo un’altra società tra quelle accreditate dal ministero delle Politiche agricole”.


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