Finger's Beach a Baja Sardinia: le suggestioni estive di Roberto Okabe raddoppiano in Sardegna

Dopo Porto Cervo, lo chef nippo-brasiliano ha aperto il suo secondo locale in Costa Smeralda: uno stabilimento balneare confortevole e rilassante

24-08-2021
Una vista aerea, al tramonto, del nuovissimo Finge

Una vista aerea, al tramonto, del nuovissimo Finger's Beach

Il tramonto all’orizzonte, nello scorcio incantevole di Baja Sardinia, è una delle vere bellezze della Costa Smeralda. Il simbolo del suo lato più romantico, intimo, autentico, che di primo acchito non tutti riescono a percepire. Ma che esiste e resta nel cuore di chi conosce molto bene questa zona e l’ha vissuta in tutte le sue sfumature. Ecco perché non stupisce che Roberto Okabe, dopo Finger’s Porto Cervo in Promenade du Port, abbia deciso di aprire proprio qui il suo Finger’s Beach.

Roberto Okabe

Roberto Okabe

Uno chef e imprenditore di successo dinamico e brillante non poteva lasciarsi scappare un angolo di paradiso affascinante e nascosto, in cui ritrovarsi a tu per tu con l’energia della natura (soprattutto nell’universo mondano e brulicante della Costa Smeralda) senza crearci qualcosa. E' stato proprio amore a prima vista, un colpo di fulmine. Così ha dato vita a questa nuova insegna, uno stabilimento balneare confortevole e rilassante con un pontile per l’ormeggio delle barche, campo da footvolley (data la sua autentica passione per il calcio) e ristorante con cocktail bar, che offre una proposta “casual” per il pranzo e l'aperitivo, per permettere ai propri ospiti di godersi l’esperienza gastronomica e di servizio in perfetto stile Finger’s in uno dei luoghi più belli della costa sarda.

Qui, avvolti in un’atmosfera languida, tra tavolini fronte mare, lettini, ombrelloni, e pedane appartate con maxi lettini che promettono attimi di relax senza eguali, ancora una volta si esprime al meglio la cucina fusion di Okabe, con una proposta che spazia tra piatti collaudati e interessanti novità. Ma che si apprezza sempre anche nella qualità della materia prima, in purezza, vale ad esempio per le crudité, che nel caso nostro hanno aperto le danze di un piccolo percorso gastronomico molto interessante.

Ostriche Gillardeau e Belon, gamberi rossi di Mazara, capesante, caviale hanno rappresentato il primo step di degustazione, che ha preparato il palato all’assaggio della prima creazione, il Saudade do Verao, ovvero la rivisitazione del celebre maki del ristorante milanese di Okabe, Saudade do Brasil, dove il mango sostituisce l’avocado accompagnando salmone e ikura per un risultato ancora più fresco ed estivo.

Okabe con lo staff del Finger's Beach

Okabe con lo staff del Finger's Beach

Poi è stata la volta del Nido bianco, anche in questo caso con una veste diversa rispetto all’originale, ovvero preparato con mango, filadelfia, tartare finger’s con gambero rosso, capesante e pesce bianco e perla di yuzu (mentre nella versione originaria il nido prevede solo avocado, tartare di tonno e salmone). Non è mancato un assaggio della cucina di Nathalia: in primis la Crema di patate con cozze, gamberi e zucchine, dal gusto deciso e corposo seguita da un leggero Cous cous vegetariano con zucchine, melanzane, carote e menta.

Il percorso è stato accompagnato dagli invitanti cocktail di Pietro Steiner, già al fianco dello chef a Milano al Garden, che ha interpretato l’ormai celebre definizione dello chef “hardware giapponese e software brasiliano” con due cocktail: il primo più brasiliano, ovvero una Caipiroska con frutto della passione, dai toni freschi tra il dolce e l’agro, e il secondo più giapponese, ovvero un Mojiito con sakè, miele, lime e menta, dove il dolciastro del sakè e l’aspro del lime realizza una combinazione molto piacevole.

Non abbiamo sperimentato questa volta il pesce alla griglia e i piatti della cucina tradizionale giapponese rivisitata, (si trovano anche i Somen, vermicelli in brodo freddo con verdure in tempura, uova di quaglia e ricci di mare), ma ci proponiamo sicuramente di farlo la prossima volta. Perché da Finger’s Beach di certo viene voglia di tornare, per ritrovare quel connubio perfetto tra tradizione giapponese e calore brasiliano che solo Roberto Okabe riesce a creare, portandolo, questa volta, in una cornice naturale unica e davvero suggestiva.


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