Food Talks by S.Pellegrino: parla Stefano Marini, CEO del gruppo. A confronto, la visione di Davide Rampello

«Ingredienti della rinascita?» La logica del give back, la digitalizzazione, ma anche vivere i ristoranti come luoghi di cultura e condivisione

18-05-2021
Stefano Marini, CEO del Gruppo S.Pellegrino

Stefano Marini, CEO del Gruppo S.Pellegrino

Al via gli appuntamenti con S.PellegrinoFOOD TALKS| Ristorazione e ospitalità:ingredienti per la rinascita, il primo format digitale che nasce con lo scopo di aprire una finestra di dialogo con influenti protagonisti di settori vari e trasversali, per condividere pensieri, stimolare riflessioni e stendere nuove idee sul mondo della ristorazione e dell’ospitalità.

L’iniziativa, che è parte integrante del movimento #SupportRestaurants lanciato da S.Pellegrino a favore della ripresa del settore ristorativo, comincia il 17 maggio con l’inaugurante intervento di Stefano Marini, CEO del Gruppo San Pellegrino. Un dialogo che offre spunti, ma anche risposte alle numerose domande della community online, filtrate dalla voce di Marco Montemagno.

Perchè nasce un'iniziativa di questo taglio? Qual è la sua raison d’être?

S.Pellegrino è un brand riconoscibile in tutto il mondo. Ed è interessante notare come il proprio posizionamento sia avvenuto in maniera del tutto naturale e organica, quindi, senza la necessità di adottare aggressive strategie di marketing (invio di campioni agli chef, campagne di massa internazionali etc.). La stima del prodotto, piuttosto, prende le mosse dal suo valore storico, riconosciuto sin dall’origine del marchio: già agli albori del ‘900, infatti, le acque di San Pellegrino Terme erano apprezzate internazionalmente per la loro qualità. Un fattore che ha favorito e incoraggiato da sempre un piano di distribuzione oltre confine. Di qui, poi, la riconosciuta adattabilità, sia in Italia che all’estero, di quest’acqua ai piatti delle migliori cucine (stellate e non): gustosa, unica, tarata su un alto livello di eccellenza. «La ristorazione, dunque- dichiara Marini- ha giocato da media, contribuendo al posizionamento di S.Pellegrino globalmente». Di conseguenza, il gruppo ha deciso di agire a sua volta con la logica del give back, il dare indietro, e di azionare una campagna di supporto agli chef, al mondo dell’ospitalità, con un focus particolare sui giovani.

Sicuramente il settore Ho.Re.Ca. sta vivendo un momento forte di crisi, ma dietro le crisi più acute si nascondo anche grandi opportunità. Bisognerà potenziare la digitalizzazione di tante realtà ancora indietro da questo punto di vista, e adottare approcci manageriali lungimiranti, in grado di mettere in conto le più inconsuete imprevedibilità; puntare sulla sostenibilità sempre più radicata come valore aziendale (S.Pellegrino, per esempio, si impegna a eliminare le emissioni di CO entro il 2022), e differenziarsi per offrire ai clienti esperienze sempre più esclusive.

Secondo Davide Rampello, direttore artistico e curatore di eventi e progetti culturali e direttore artistico del Padiglione Italia all’Expo di Dubai, c’è un ingrediente che ogni ristoratore (a prescindere dalla natura della sua impresa) dovrebbe coltivare, un sincero amore per il proprio lavoro.

Davide Rampello, direttore artistico e curatore di eventi e progetti culturali, direttore artistico del Padiglione Italia all'Expo di Dubai

Davide Rampello, direttore artistico e curatore di eventi e progetti culturali, direttore artistico del Padiglione Italia all'Expo di Dubai

Amare vuol dire conoscere, vuol dire saper raccontare, e raccontare vuol dire conoscere le storie degli uomini. Solo dopo si può giungere alla conoscenza della materia. È essenziale per il vero imprenditore curare le relazioni perché ospite, non è solo chi viene accolto, ma anche chi accoglie. Sicuramente, in qualità di imprenditori, il profitto ha una sua decisiva rilevanza, ma al di sopra di qualsiasi forma di guadagno fine a se stessa, esiste un principio etico applicato al proprio lavoro incentrato sulla progettualità, a una crescita che dialoga con la circostanza e va incontro alle necessità di un dato tempo. I ristoranti, poi, devono essere sempre più luoghi di elaborazione del patrimonio agroalimentare italiano, “agenzie culturali” dove la creatività assume un’accezione più libera di personalità, identità a sostegno di una narrazione della diversità. Luoghi sociali, templi del convivio dove il ristoratore è un po’ anche un confidente, che ogni dì allena la sua sensibilità nei confronti dell'altro.

Un segnale di speranza? Dichiara Rampello: « Il ritorno alla terra da parte di tanti chef. Un atteggiamento sano e vero, non dettato dalle mode del momento, ma dal bisogno semplice di comprendere e avvicinarsi al ciclo della natura». Solo così ci si può incamminare verso una vera rivoluzione ecologica: immedesimandosi nel mondo contadino. E il futuro? «Futuro è la capacità di tendere verso un obiettivo. È il valore che diamo alla nostra vita nel presente per rendere concreto per davvero ciò che i nostri occhi contano di vedere prima o poi». 


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