Appello degli Ambasciatori del Gusto al Governo: «Servono una visione e una strategia per riaprire in sicurezza»

L'associazione al premier e ai ministri: andando avanti così non sopravviviamo. La situazione è insostenibile e conferma quanto poca sia la conoscenza del mondo della ristorazione

08-01-2021

«Bisogna capire come aprire in sicurezza e non come continuare a chiudere. Vige un caos totale in cui nessuno di noi sa ormai a chi dare retta. È una situazione insostenibile che purtroppo conferma ancora una volta quanta poca conoscenza del mondo della ristorazione ci sia». L’associazione italiana Ambasciatori del Gusto, a pochi giorni dallo scadere del Dpcm (15 gennaio) lancia un nuovo appello al Governo rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri a cui chiede un cambio di passo immediato. Una chiara posizione in difesa e a salvaguardia di tutto il sistema della ristorazione italiana che continua a essere drammaticamente penalizzato.

«È inverosimile che si continui a parlare solo di chiusura quando è chiaro che il lockdown così come è stato strutturato fino ad oggi, soprattutto negli ultimi tempi, è stato un fallimento perché non ha prevenuto più di quanto probabilmente sarebbe accaduto se fossimo stati aperti rispettando una serie di norme precise e univoche», spiega la presidente AdG Cristina Bowerman, che aggiunge: «La visione dovrebbe essere esattamente opposta, ossia pensare a come aprire in sicurezza. Se è vero che l'immunità di gregge si ottiene attraverso la vaccinazione e che quest’ultima non sarà terminata prima dei mesi autunnali del 2021, come possiamo pensare di sopravvivere in tale limbo tutto questo tempo? Serve una visione precisa, una normativa adeguata. I ristoranti non possono aprire un giorno, magari mezza giornata, per poi chiudere altri due giorni senza sapere cosa possono fare il terzo giorno». 

«Preparare una linea per un menu, non è una cosa che si improvvisa» aggiunge Cesare Battisti, segretario generale AdG. «Non solo. Serve distinguere le varie forme di somministrazione prevedendo una normativa modulare che possa tenere conto delle diversità tra i bar e i ristoranti che effettuano servizio solo al tavolo» sottolineano entrambi.

Chiaro anche il riferimento a quanto sta accadendo oltre confine, negli altri Paesi europei. «Siamo convinti non lo sia, ma se davvero la chiusura fosse l’unica arma in possesso del Governo chiediamo che essa sia usata con consapevolezza e competenza: come già detto e dimostrato in passato siamo pronti al sacrificio, ma a fronte di una chiusura collettiva, che non sia inutilmente frammentata, aspettiamo un ristoro di pari peso, che arrivi subito e che non ci faccia morire».

Gli Ambasciatori del Gusto invocano inoltre, nuovamente, un reale coinvolgimento al tavolo decisionale: una richiesta che rappresenta al tempo stesso una rinnovata e preziosa dichiarazione di disponibilità e collaborazione nella consapevolezza che solo con la conoscenza esatta della materia è forse possibile individuare una soluzione efficace, oggi più che mai urgente.