I fiori nel fango

Nell'anno tremendo che si conclude ci sono anche tanti spunti positivi, le basi per guardare al futuro con gusto e fiducia

31-12-2020

Questa è una breve rassegna d’animi senza spazio per la rabbia, né spirito di contesa che solo danni arreca al nostro sistema digerente, e almeno quello vogliamo preservarlo. Ce lo siamo detti in tanti, in tutti i dialetti e in tutte le salse: ‘il 2020 non è stato un anno facile’, ma con impegno sincero e mai forzato, l’amaro di questi ultimi giorni non può portare via la delicata dolcezza che, nonostante il contesto di immane tragedia, pure abbiamo assaporato, ognuno accaparrandosene piccole dosi di origine varia.

Non smetteremo mai di guardare con ammirazione all’estrema capacità di imprenditori, ristoratori, produttori – e soprattutto uomini - di inventare, reinventarsi e reagire al momento, ai momenti. Il peso per tanti è stato fin troppo schiacciante (lo è tuttora) da sopportare e non perché meno capaci, ma proprio per l’entità della pressione subita. Per tanti altri ancora, dopo l’iniziale paralisi del ‘che fare’, dopo la riflessione e le notti in bianco, questo mastodontico imprevisto ha lasciato slancio all’azione, coscienziosa e regolata dall’ampiezza di libertà concesse e ritratte, come il moto di una fisarmonica.

Pensiamo al potenziamento, alla rivalutazione del delivery di qualità: quello accessibile, quello che sfida le distanze e che ci ha aiutati a riscoprire anche la piacevolezza dell’ambiente domestico, creando la possibilità di gustare i piatti dei nostri ristoranti preferiti nella comodità di casa nostra. Il va sans dire, noi amiamo ritrovarci al ristorante, amiamo riservarci un tavolo per il plus del servizio, per il contatto umano di cui ospite e cameriere hanno bisogno, per la fragranza del piatto e tutta la potenzialità dell’esperienza. Ma qui non stiamo discutendo sulla preferenza dell’uno rispetto all’altro, bensì di alternative, e oggi la ristorazione (zone e colori permettendo) è in grado di offrire entrambi i servizi nel segno di un unico comune denominatore: l’eccellenza.

Sommiamo una maggiore attenzione ai nostri carrelli e alle nostre abitudini quotidiane – ed è proprio questo il punto cruciale - acquistare a passo della stagionalità e, quindi, della sostenibilità con un'inclinazione più aperta e disponibile allo scambio di idee, consigli e perché no, anche di avanzi (non dimentichiamo che la condivisione è alla base di una virtuosa economia), e poi chicche scoperte qua e là per fare della tavola l’estensione della nostra identità, di quello che siamo e di chi incontriamo – e quando possibile - dei luoghi in cui arriviamo. Siamo riusciti a conoscere nuove realtà produttive, e il potenziale delle nostre credenze, (almeno un po’ più) libere da accumuli.

Pur non essendo cuochi di professione, ci siamo incaponiti su impasti, sughi, paste fresche, ma anche solo su un petto di pollo arrosto, rendendolo sempre più gradevole, studiandone piccole varianti che ci hanno instillato grammi di sicurezza. Abbiamo ascoltato i cuochi, i loro pensieri e i loro silenzi, entrambi esternati al momento più opportuno. Hanno assaporato la ricerca esplorativa del tempo, lo stesso che sulla scia di ritmi più intensi compensano con la profondità, rilevandoci quanto la mente umana sia in grado di creare anche dove il tempo non esiste, e la vita sembra tutto sommato ‘normale’.

Siamo agli sgoccioli, ma dopotutto sappiamo che il passaggio da un anno all’altro non subisce interruzioni: è la storia che continua. Respireremo, mangeremo, gioiremo e sentiremo sempre, più o meno come oggi. Certo, la nostra pelle è un po’ sfibrata, e il cuore in certi giorni è irriconoscibile tanto ci sembra duro. Ma mettiamolo un po’ a mollo con il ‘latte’ della gratitudine e anche il tozzo più tenace alla fine si ammorbidisce.

Non sappiamo cosa ci attende, ma siamo certi che il mondo della ristorazione è un vivo riflesso di figure umane tenaci e fantasiose, una delle più squisite sfumature della vita e, nei cuori dei suoi tanti interpreti e custodi, il gusto assume la sua forma prediletta. Ci saremo ancora senza smettere mai di incantarci. Che sia un anno affamato: affamato di vita!


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