Ma che storia fantastica è quella dell'unica piantagione di tè in Italia

È una delle tre sole in Europa. Si trova vicino a Lucca, dove le condizioni sono ideali per la coltivazione della Camellia sinensis. Ne deriva un prodotto di nicchia e di altissima qualità

25-11-2020
Guido Cattolica nella sua piantagione di Camellia

Guido Cattolica nella sua piantagione di Camellia sinensis - ossia la pianta del tè - nei dintorni di Lucca

Un tempo all’Antica Chiusa Borrini - proprietà dell’omonima famiglia nel paese di Sant’Andrea di Compito, Lucca - crescevano vigneti e frutteti. Il viale che portava alla cappella all’interno della proprietà era però fiancheggiato da piante di camelie secolari, andate distrutte durante le guerre. Ma la storia della famiglia Borrini si è incrociata spesso nel tempo con quella delle camelie. Angelo Borrini, medico oculista a metà dell’800 del duca di Lucca, Carlo Ludovico di Borbone, le coltivava nel Compitese per motivi politici, essendo quel fiore all’occhiello un simbolo dei circoli liberali e carbonari di cui faceva segretamente parte. Negli anni ‘40 del ventesimo secolo, invece, si ha notizia di alcuni avventurosi Borrini impegnati a coltivare tè in India, nella regione di Assam, per conto degli inglesi.

La pianta

La pianta

Dal 1990 poi, le camelie sono tornate assolute protagoniste in Lucchesia grazie a un visionario e appassionato agronomo discendente per parte di madre dei Borrini - Guido Cattolica - che ha dato vita all’unica piantagione attiva di tè in Italia nonché una delle tre in Europa, oltre a quella nelle Azzorre e alla piccola coltivazione sul Monte Verità nel Canton Ticino. Cattolica ha lavorato presso l’Orto Botanico di Lucca dal ’75 al ’90 e fu proprio lì che si imbatté in due esemplari di Camellia sinensis - la specie le cui foglie e germogli sono utilizzati per produrre il tè. Da non confondere con la japonica, ornamentale - provenienti dall’Inghilterra, capaci di resistere fino a temperature intorno ai 12 gradi sottozero e sopravvissute alla storica gelata del 1985. Dai semi di quelle piante, Cattolica nel 1987 creò il suo camelieto, complice un terreno acido, friabile, l’alta piovosità e la disponibilità di ombra che caratterizzano la zona e la rendono ideale per la pianta.

I fiori

I fiori

Oggi la piantagione è costituita da 2.500 esemplari, divisi in 5 giardini di tè per una produzione davvero di nicchia, fra i 15 e i 18 kg all’anno, quasi tutta venduta in loco. Le tipologie prodotte sono quattro: tè bianco, tè verde, tè oolong, tè nero, oltre a qualche sperimentazione nel corso degli anni negli shented, gli aromatizzati. Il periodo di raccolta delle foglie - manuale ed eseguita in pochissimi raccoglitori selezionati guidati da Cattolica - comincia a maggio alle nostre latitudini e procede in diversi flussi di lavoro fino a luglio. Dalla mandata primaverile si ottengono le prime gemme, destinate al pregiato tè bianco - l’unico a vantare una sorta di cru, essendoci alcune piante specifiche da cui lo si ricava - e al tè verde. Le raccolte successive sono destinate al tè che sarà oolong e nero.

La lavorazione è casalinga e prevede le classiche fasi di appassimento delle foglie, di stabilizzazione a calore secco (alla maniera cinese) e rollatura - ma non per il tè bianco, che deve risultare privo di ossidazione - con alcuni segreti di famiglia custoditi e non svelati, naturalmente. Il tè va quindi bevuto in purezza, per apprezzarne le sfumature peculiari, ponendo particolare attenzione alla qualità dell’acqua, che deve idealmente essere acida «proprio come quella di Sant’Andrea di Compito», chiosa orgoglioso Cattolica.

Dal fiore alla tazza, le camelie da tè lucchesi - che hanno come compagne anche 100 diversi ibridi ornamentali creati da Guido - stanno lì anno dopo anno, coperte in estate per evitare il caldo eccessivo e scoperte in inverno, quando sono pienamente a loro agio con le basse temperature.

E richiamano numerosissimi visitatori alla piccola piantagione, da star del cinema come Gérard Depardieu e Sophie Marceau, alla moglie del principe Alberto di Monaco e al maharaja del Makaibari; e ancora, esperti mondiali di tè, produttori dalla Cina e da tutto il continente asiatico, oltre a tantissimi appassionati della bevanda, accolti in piccoli gruppi per la visita.


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