«Il delivery non lo voglio fare, ma sarò costretto»: lo sfogo di Roberto Di Pinto

Il cuoco napoletano del Sine di Milano riflette sulle difficoltà del momento e sulle consegne a domicilio in tempo di Covid-19. Che forse attiverà, «solo per salvare i miei dipendenti»

26-10-2020

Io il delivery non lo voglio fare! Non scriverò: "Eccoci, siamo tornati". Non vi dirò allegramente che vi faremo compagnia con le nostre prelibatezze a casa! Io ho un ristorante! Un luogo che stavamo tornando a vivere perché ogni giorno ricevevano segnali positivi e incoraggianti.

Abbiamo assunto nuovo personale, abbiamo implementato la carta dei vini, abbiamo inserito nuovi piatti, nuovi menu, abbiamo creato il pranzo della domenica e stavamo provando ogni giorno nuovi dolci. Stavamo tornando a divertirci. E voi c'eravate!

Sì, probabilmente lo faremo il delivery... Ma sappiate che non è la soluzione, è soltanto un modo per galleggiare, nuovamente, per aggrapparci a qualcosa. Ho dieci persone da pagare ogni mese e lo Stato le lascerà a casa con la famosa cassa integrazione che non arriva.

Il nostro delivery di maggio era in autonomia, non ci siamo appoggiati ad alcuna società di rider. Sapete perché? Perché i vari players di mercato chiedono una quota fissa mensile più il 30% di commissione sullo scontrino + iva. Io lo chiamo strozzinaggio! Perché ti danno popolarità? La popolarità a pagamento! Quindi sappiatelo quando comprate sulle varie app.

Io il delivery non lo voglio fare! Io sono un ristoratore. Ma dovrò farlo. Perché ancora una volta sono tenuto a trovare un modo per salvare la mia azienda...

Quindi sappiate che se farò il delivery non è perché avevo tutta questa voglia di prepararvi le polpette, la guancia o la parmigiana da portarvi a casa. Avevo semmai una gran voglia di vedervi felici ai miei tavoli come in questi mesi avete fatto.

Abbiamo rispettato ogni regola. Il distanziamento al Sine è sempre stato di oltre 1mt e voi l'avete apprezzato, prima e dopo. Il Sine è il vostro ristorante del cuore che non mollerà un solo cm e se farò il delivery lo farò per tenere in piedi la baracca. Perché mi sento responsabile per le persone che lavorano con me e non le abbandonerò.

Perché noi ristoratori, produttori, distributori siamo tutti connessi e non possiamo creare un secondo baratro.

Io il delivery non lo voglio fare! Ma probabilmente dovrò farlo e vi assicuro che ci sarà il mio cuore in quelle scatolette; mio e di tutti i ragazzi di Sine.


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