Mepra: ripartire in sicurezza. Così nasce un nuovo rivestimento battericida

Andrea Balotelli racconta il lavoro fatto in queste settimane dall'azienda bresciana di posateria, e anticipa i progetti dei prossimi mesi

21-05-2020

Dal 1947 l'azienda Mepra di Lumezzane (Brescia), produce posate e altri articoli in acciaio per la ristorazione, l'hôtellerie e per i migliori negozi del mondo. Grazie al rapporto stretto e continuativo con alcuni tra i più importanti professionisti dell'ospitalità mondiale, Mepra riesce ad avere uno sguardo innovativo sul mercato, anticipandone le esigenze e adattando la propria produzione alle necessità e ai desideri degli operatori. 

Per tutti questi motivi, abbiamo voluto porre qualche domanda ad Andrea Balotelli, Responsabile commerciale della Divisione Hotel&Restaurant di Mepra, ascoltando le sue idee e le sue riflessioni su quanto accaduto con la crisi Covid-19 e su quanto potrà accadere nei prossimi mesi.

Buongiorno Balotelli, come avete affrontato nei primissimi giorni questa emergenza così improvvisa e destabilizzante?
Ci siamo accorti molto presto di quello che stava per succedere. Lavorando moltissimo con clienti da tutto il mondo, le notizie sul Covid ci arrivavano già da qualche settimana, in particolare dall’Asia e dalla Cina. Il primo campanello d’allarme l’abbiamo sentito forte e chiaro durante la fiera Ambiente che si tiene a Francoforte a inizio febbraio. Già allora il suo svolgimento era stato in forse, e c'erano aziende che avevano disdetto la partecipazione, altre che ci sono state ma in una forma ridotta: così abbiamo anche noi iniziato a prepararci, psicologicamente e organizzativamente. Poi purtroppo la crisi è arrivata molto velocemente anche in Italia. 

Andrea Balotelli, a destra, fotografato durante il Congresso 2019 di Identità Golose, mentre riceve la visita di Carlo Cracco allo stand Mepra

Andrea Balotelli, a destra, fotografato durante il Congresso 2019 di Identità Golose, mentre riceve la visita di Carlo Cracco allo stand Mepra

Come avete riorganizzato il vostro lavoro?
Abbiamo lavorato più o meno regolarmente fino al 19 marzo, anche perché avevamo ordini e richieste da evadere, che ci arrivavano da paesi che ancora non erano nella nostra situazione: anche se in Italia c’erano già le zone rosse, altri paesi sono andati avanti a lavorare per un po’, in Sudamerica sono stati tra gli ultimi a chiudere. Pochissimi giorni prima che arrivasse il blocco definitivo per tutti abbiamo chiuso anche noi, avendo evaso praticamente tutto quello che avevamo in carico. Abbiamo iniziato lavorare da casa, chi poteva evidentemente, la produzione si è fermata. Ancora oggi la produzione non è ripartita ufficialmente, stiamo facendo poche cose, è una fase di warm-up, per fortuna abbiamo ricevuto ordini durante tutto questo periodo, è incoraggiante. E' stata una fase molto strana da un lato, che però ci ha concesso l'opportunità e il tempo di fare il punto della situazione, di riflettere, ragionare, trarre molte conclusioni. 

In che modo avete affrontato questi ragionamenti?
Ci siamo confrontati molto tra di noi, parlandoci costantemente, anche se per via telematica: abbiamo coinvolto i nostri dipendenti, i nostri collaboratori, i nostri agenti. Ma abbiamo anche, su mia iniziativa, organizzato diversi incontri, sempre virtuali ovviamente, con altri operatori del settore e con i nostri interlocutori commerciali. Queste video-conferenze tra di noi sono state molto utili, perché ci hanno permesso di confrontarci su quello che stava accadendo e su come altri colleghi stavano rispondendo a questa situazione. Sono confronti interessanti, perché spesso si rischia di guardare soltanto al proprio orticello, mentre è importante parlare con qualcuno che può offrirti una visione diversa. Il prossimo incontro lo faremo venerdì 22 maggio, coinvolgendo diversi protagonisti del settore Ho.Re.Ca. Quindi Food&beverage manager di hotel, ristoratori, imprenditori coinvolti in prima persona, per capire come stiano affrontando questa situazione. Una cosa che credo stia emergendo piuttosto chiaramente è che non esiste una linea comune ovunque, gli approcci cambiano sia in base alle diverse zone d'Italia, sia in base al tipo di struttura e di organizzazione.

Qual è l'obiettivo ultimo di queste riflessioni?
Per noi è fondamentale capire come essere di supporto agli operatori del settore Ho.Re.Ca, adattandoci alle nuove esigenze. Una cosa che è emersa molto chiaramente da questi primi incontri è che ristoratori e albergatori devono essere in grado di trasmettere fiducia, sicurezza e tranquillità ai propri clienti. Per farlo, devono essere altrettanto tranquilli e sicuri, e hanno quindi bisogno di aziende che li accompagnino, fornendo tutti gli strumenti utili al raggiungimento dei loro obiettivi. Per questo, ad esempio, comprendo le scelte di ristoratori come Davide Oldani e Giancarlo Morelli, che hanno deciso di non riaprire subito, e anche di non affidarsi al delivery in queste settimane. Non sono scelte pessimiste, negative: chi non apre immediatamente lo fa seguendo delle logiche legate alla sicurezza e alla sostenibilità commerciale. Oldani, ad esempio, mentre chiacchierava con noi ci spiegava come per lui la priorità fosse garantire la massima sicurezza alle persone che lavorano nella brigata. E subito dopo, di poter offrire ai clienti la migliore esperienza possibile. Ci vuole tempo per organizzarsi nel modo migliore, lo comprendiamo perfettamente. 

Parlando di food delivery, Mepra ha messo in atto anche delle sinergie con alcuni ristoranti impegnati in questo servizio, vero?
Sì. Abbiamo coinvolto alcuni ristoratori, clienti che conosciamo da tempo e con cui c'è un rapporto speciale, creando dei voucher da utilizzare sul nostro e-commerce. Così, chi ha fatto un ordine presso insegne come Da Vittorio, Il Pagliaccio, Ceresio 7, ha ricevuto anche questo sconto del 10% da utilizzare sul nostro negozio online. In queste settimane il nostro e-commerce ha lavorato molto, ci siamo resi conto noi per primi che aumentando esponenzialmente il numero di volte in cui abbiamo mangiato a casa, in tanti si sono accorti di non avere tutte le attrezzatura necessarie. In particolare chi lavora in questo settore, e mangia quindi spesso al ristorante, poi a casa non ha la pentola adatta a certe preparazioni, o il vassoio utile per servire certi piatti... Così abbiamo dato un'ulteriore spinta all'e-commerce.

Ora arriva il momento della riapertura. Quali sono le vostre sensazioni a riguardo?
Il motore si è rimesso a girare, anche se in modo irregolare, a seconda delle varie zone d’Italia. Ho notato ad esempio che nella zona litoranea del Friuli il nostro agente ha iniziato da subito a fare ordini, il Sud Italia sicuramente sta avendo un approccio più ottimistico, in Lombardia c'è invece molta prudenza, e alcune strutture che possono permetterselo non apriranno, aspettando l’anno successivo: fare un bilancio è difficile. Sicuramente la voglia di ripartire c’è, e posso testimoniarlo anche io: ieri, per la prima volta da due mesi e mezzo a questa parte, ho pranzato al ristorante. E' stata una vera goduria potersi riappropriare di un momento come quello, dialogando con il ristoratore, con i camerieri, con i vicini di tavolo, pur rispettando le regole del distanziamento... Abbiamo bisogno di un po’ di ottimismo e di sana, coscienziosa voglia di ripartire.

Parlando più specificamente del vostro lavoro, quali progetti avete per il prossimo futuro?
La nostra azienda è, come saprete, organizzata in due divisioni distinte: quella dedicata al retail e ai negozi, e quella invece dedicata a hotel e ristoranti. In questa seconda divisione abbiamo individuato due progetti molto interessanti, ragionando sulle esigenze dei nostri clienti. Per quanto riguarda gli hotel, un argomento molto importante riguarda buffet e tavole conviviali, che per diversi mesi saranno certamente messe da parte. Quindi abbiamo concentrato i nostri sforzi su tutto quello che riguarda il servizio in camera e il servizio al tavolo, perché ci sarà un incremento esponenziale di questo tipo di offerta. Così abbiamo costruito un catalogo per il room service: già normalmente è un ambito che trattiamo, soprattutto negli Stati Uniti, in Italia molto meno. Ma crediamo che il servizio in camera diventerà molto più importante anche in Italia, e non solo per la colazione, ma anche per il pranzo e la cena. Le strutture che non hanno spazi adeguati, non potranno permettersi di avere molti ospiti insieme in una sala ristorante, quindi qualcuno, di sua iniziativa o gentilmente invitato dalla direzione, consumerà i propri pasti in camera. Ad esempio abbiamo progettato delle cloche in policarbonato, eleganti, trasparenti, che permettono di vedere bene le pietanze e di proteggerle al tempo stesso, senza aumentare troppo il peso di un vassoio. Il secondo progetto ci sembra ancora più interessante...

Di cosa si tratta?
Si tratta di un'idea che avevamo nel cassetto da più di due anni: è un brevetto che ci era stato proposto, che ci sembrava molto interessante, ma non spendibile sul mercato, mentre adesso è diventato molto attuale. Parliamo di un particolare rivestimento antibatterico nanotecnologico per posate e accessori. Un trattamento che garantisce un'azione battericida continua per tutta la vita attiva dell'oggetto, che anzi migliora nel tempo grazie alle proprietà fisiche del rivestimento stesso. Questo brevetto, che abbiamo in esclusiva, può essere applicato a qualsiasi tipo di superficie metallica, e immaginiamo che possano essere tante le strutture interessate a questo genere di strumento. L'attenzione alla sicurezza, a far sentire l’ospite a proprio agio, sarà un argomento molto attuale. Credo che per tanti clienti, che magari in questo periodo hanno dovuto tirare la cinghia, il ristorante non sarà più un'abitudine, ma un piacere di cui godere ogni tanto, dunque ricercando lo standard massimo, per rilassarsi e gustare l’esperienza senza altri pensieri.


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