Enrico Cerea: Così a Bergamo abbiamo appena costruito un ospedale

Durante la diretta con Marchi, le immagini del cantiere in Fiera e un appello: fermate le donazioni, serviranno in estate

01-04-2020
Paolo Marchi ed Enrico Cerea in collegamento su In

Paolo Marchi ed Enrico Cerea in collegamento su Instagram. Ecco gli appuntamenti delle prossime interviste in diretta alle 16 sul canale @identitagolose:

Mercoledì 1 Marco Pedron
Giovedì 2 Claudio Sadler
Venerdì 3 Renato Bosco
Sabato 4 Antonia Klugmann
Domenica 5 Marco Reitano

E' stata un'intervista diversa dalle precedenti, quella che è andata "in onda" ieri, martedì 31 marzo, sull'accont Instagram @identitagolose. L'appuntamento era quello consueto, delle 16, con Paolo Marchi impegnato a conversare con alcuni dei più importanti protagonisti del panorama enogastronomico italiano (e non solo). A fare la differenza, in questo caso, è stato l'ospite, e il luogo in cui si trovava.

L'ospite era infatti Enrico Cerea, tre stelle Michelin con il ristorante di famiglia Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo), che in questi giorni con la sua squadra, e quella dell'azienda di ristorazione collettiva Vicook (società della famiglia Cerea e di Roberto Leoni), sta lavorando nelle cucine del cantiere dell’ospedale da campo degli Alpini alla Fiera di Bergamo, ormai arrivato a pochi giorni dalla sua operatività. Le immagini che ci ha riportato Enrico Cerea sono state quindi quelle di un lavoro indefesso di moltissimi operatori e volontari, impegnati nel concludere il più velocemente possibile i lavori per quello che sarà un punto di riferimento fondamentale per affrontare una crisi sanitaria che ha in Bergamo uno degli epicentri più drammatici.

Il racconto dello chef è partito proprio dall'inizio di questo impegno da parte della sua famiglia e del suo team: «Il contatto è nato tramite un amico, che fa parte della Protezione Civile: ci ha messo in contatto con gli alpini dell'Ana, loro ci hanno parlato del loro progetto e noi abbiamo cercato di renderci utili. Abbiamo iniziato da circa dieci giorni con i preparativi e siamo operativi da due giorni. Per ora serviamo poche persone, perché non sono ancora arrivati i malati. Quando l'ospedale sarà attivo, serviremo circa 350 persone, tra colazioni, mezzogiorno e sera. Abbiamo utilizzato le cucine della Fiera, siamo stati costretti a chiuderci in questo piccolo spazio, mettendo dei vetri per preservare la salute degli operatori. Serviremo tutto in formato monoporzione, anche le pietanze che vengono fatte artigianalmente, e per ogni tavolo possiamo mettere soltanto una sedia, ogni persona si deve sedere singolarmente».

Antonio Tonarelli

Antonio Tonarelli

Mentre Cerea parlava, muovendosi all'interno del cantiere, è avvenuto l'incontro con Antonio Tonarelli, tenente colonnello degli Alpini e direttore logistico dell'ospedale da campo, a cui lo chef di Da Vittorio ha passato lo smartphone per farlo dialogare brevemente con Paolo Marchi, raccontando in particolare le difficoltà che la sua squadra ha dovuto affrontare per allestire molto velocemente l'ospedale: «Abbiamo dovuto rivedere tutta l’impiantistica, compresi l’impianto dell’ossigeno, l’impianto dell’aria compressa, l’impianto del vuoto, che normalmente in una fiera non servono. In un ospedale, in particolare in questi casi, sono essenziali, e noi abbiamo dovuto costruire i padiglioni come se fossimo in un ospedale vero, quindi la cosa non è stata per niente semplice. Quando ci siamo incontrati con Enrico la prima volta, qualche giorno fa, mi chiese se avevo già avuto delle esperienze simili in passato. E gli ho dovuto confessare che così brutta...non l'avevo mai vista nemmeno io. Però la risposta della città di Bergamo è stata davvero straordinaria: è bastato un appello, e sono arrivate fino a 300 persone a lavorare come volontari in questa struttura, facendo turni giorno e notte. Sono rimasto davvero sorpreso di questa generosità».

Una generosità che si è dimostrata anche nella risposta a un altro appello, quello fatto proprio dalla famiglia Cerea per ricevere le materie prime necessarie a organizzare il servizio di ristorazione nell'ospedale. Una generosità tale da portare Enrico Cerea a sfruttare la diretta con Identità per una precisazione importante: «Al momento siamo coperti, ma da quello che si dice le cose andranno per le lunghe. Ci vorranno almeno due o tre mesi, quindi per non mandare poi la merce in scadenza, per evitare qualsiasi spreco, vi prego di fermare adesso le offerte: verrete contattati più avanti. Abbiamo più di 1000 aziende che ci hanno contattato per darci il loro aiuto, c'è una tale voglia di aiutarci che ci chiamano giorno e notte per mandare i loro prodotti; al momento li sto fermando perché ora siamo saturi, sarò io a ricontattarli tra dieci o quindici giorni, quando termineremo quello che abbiamo qui. C’è stata una dimostrazione di generosità davvero incredibile. Proprio oggi con l'Ana e con il Comune di Bergamo stiamo progettando di fare degli scatoloni che poi dei volontari distribuiranno alle famiglie più bisognose, spero che ci riusciremo. Proprio perché non vogliamo sprecare nulla di quello che abbiamo. Voglio sottolineare anche la grande qualità di quello che stiamo ricevendo, prodotti che stanno al livello delle materie prime che usiamo nella cucina di Da Vittorio. Abbiamo ricevuto anche dei dolci buonissimi da molte pasticcerie della città, ho la fortuna di avere tanti amici che ci stanno aiutando. E così possiamo dare da mangiare delle cose buone a chi si sta impegnando duramente per ultimare l'ospedale: è una grande soddisfazione».

Poi Enrico Cerea ha raccontato il menu della sera, con il servizio che sarebbe iniziato alle 19: «Mezze maniche alla diavola, Zuppa di cannellini e orzo, Riso in bianco o col pomodoro, un buonissimo Merluzzo con una panatura verde, un Burger vegano, salumi o formaggi misti, insalatone. E poi i dolci».

Un'immagine della cucina della Fiera di Bergamo, in cui lavora il team di Vicook

Un'immagine della cucina della Fiera di Bergamo, in cui lavora il team di Vicook

«Cosa c'è di speciale nei bergamaschi, cosa vi rende così capaci di impegnarvi, di lavorare senza sentire la fatica, e non solo in questa circostanza così difficile?» ha chiesto poi Paolo Marchi.

«Credo che ci sia la soddisfazione del fare, anche manualmente. L’essere occupati, l’esserlo fisicamente e mentalmente. Se penso a me, come ti dicevo poco fa, adesso sto lavorando a questo progetto di mandare alle famiglie bergamasche questi scatoloni di generi alimentari: mi è nata l’idea stanotte, mi sono svegliato, ho chiamato il sindaco Gori, ho chiamato il presidente dell’Ana, ho chiamato alcuni amici, ho trovato i volontari, ho trovato i camioncini, spero di riuscire a far partire questo progetto. Quando puoi dare il massimo di te, ti senti appagato».

La conversazione tra Marchi e Cerea si è chiusa poi con un altro intendimento, questa volta da realizzare quando, finalmente, ci saremo lasciati questa crisi alle spalle: «Ogni anno noi organizziamo questa grande festa dedicata allo Street food: non so ovviamente quando sarà nel 2020, se a giugno, luglio o con più probabilità a settembre. Ma questa volta mi piacerebbe organizzarla dedicandola interamente ai dottori e a tutti gli infermieri dell’ospedale di Bergamo, per ringraziarli di quello che stanno facendo. Mi prodigherò insieme a tutti i colleghi ristoratori, bergamaschi e non solo, per regalare una festa a queste persone che stanno dando tutto quello che hanno per la nostra comunità».


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